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Bitcoin sarà il nuovo oro digitale?22 min read

Last updated on 19 Gennaio, 2021


Sono passati ormai oltre dodici anni da quel 31 ottobre 2008, in cui è stato pubblicato online il documento che illustrava le caratteristiche di Bitcoin e dell’innovativa tecnologia sulla quale si basa la blockchain. Oggi, la diffusione dell’oro digitale è cresciuta enormemente così come il suo valore di mercato. Per molti è diventato uno strumento per difendere i propri risparmi, per altri un mezzo di speculazione, altri ancora ne hanno sentito parlare, ma la guardano come un oggetto misterioso di cui non hanno mai capito davvero il funzionamento e, soprattutto, lo scopo.

Bitcoin ATH
Il grafico mostra in verde il prezzo e in arancione la capitalizzazione di Bitcoin dal 28 aprile 2013 all’8 gennaio 2021. In poco meno di un decennio il valore di BTC è passato da pochi centesimi a oltre 40 mila dollari.

La nascita

Le origini di Bitcoin sono da ricercare nella comunità cypherpunk. Vocabolo coniato dalla fusione di “cipher,” che significa cifra, e “cyberpunk,” una corrente letteraria degli anni ottanta che auspicava il cambiamento della società attraverso la cibernetica. Si tratta di un gruppo di informatici di alto livello che si incontravano mensilmente presso la Cygnus Solutions di Gilmore nella zona della baia di San Francisco, durante gli anni novanta. Discutevano di crittografica e delle sue implicazioni socio-politiche, ritenendola indispensabile per garantire la libertà di internet. In breve tempo la comunità è cresciuta ed il dibattito si è trasferito su una mailing list ad accesso libero, alla quale era possibile iscriversi semplicemente invitano un’email a cypherpunks-request@toad.com.

Il movimento cypherpunk si è ampliato ulteriormente, passando dai settecento iscritti alla mailing list nel 1994 ai quasi duemila nel 1997. La base teorica erano gli scritti di Timoty C. May ed in particolare il saggio del 1992  “The Crypto Anarchist Manifesto” nel quale, parafrasando il celebre Manifesto del Partito Comunista di Marks ed Engles, si afferma: “uno spettro si aggira per il mondo, lo spettro della cripto anarchia.” Nel testo si prefigura una rivoluzione economica e sociale resa possibile dall’opportunità, concessa a tutti dalla tecnologia, di comunicare e interagire tramite internet in modo completamente anonimo, al di fuori del controllo delle autorità statali. Tra gli elementi posti alla base di questa rivoluzione vi era la creazione di una moneta digitale anonima.

Per tradurre in pratica quest’ultimo proposito, i membri della comunità iniziarono a sviluppare software che condividevano liberamente tra loro seguendo il motto “Cypherpunks write code.” Nacquero così diversi sistemi di moneta elettronica caratterizzati dall’utilizzo di tecniche crittografiche, detti criptovalute. Questi furono i precursori di Bitcoin, che ne rappresenta sostanzialmente una sintesi. Tra i più importanti vale la pena citare ECash di David Chaum, B-money di Wei Dai, e soprattuto Bit Gold del Prof. Nicholas Szabo.

Bitcoin nasce con un’email inviata alla mailing list cypherpunk il 31 ottobre 2008 alle ore 17:10 GMT da un account associato allo pseudonimo Satoshi Nakamoto, personaggio mai identificato. Il messaggio di posta elettronica contiene un white paper che descrive con stile accademico un progetto intitolato “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System.” Il documento illustra le caratteristiche e il funzionamento di un strumento innovativo, foriero di interessanti soluzioni in grado di superare i maggiori ostacoli al funzionamento dei sistemi di moneta digitale fino ad allora sviluppati.

Va notato l’accento posto fin dal titolo del documento sulla natura peer-to-peer della rete Bitcoin. A differenza che nei comuni sistemi client-server cui siamo abituati, nelle reti peer-to-peer ogni computer può fungere sia da client che da server, non esiste pertanto una struttura gerarchica bensì paritaria, priva di qualunque autorità centrale. Questo non è un aspetto meramente tecnico ma riflette la natura sostanziale di Bitcoin perché deriva direttamente dalle fondamenta ideologiche che hanno condotto alla sua creazione.

Deve essere poi sottolineata la stretta contiguità temporale tra la pubblicazione del white paper e il crollo dei mercati finanziari. Tra settembre e ottobre 2008 l’indice S&P500 della Borsa di Wall Street calò di oltre il 25%. L’importante banca Lehman Brothers, da tutti considerata too big to fail, il 15 settembre aveva dichiarato bancarotta con passività per 613 miliardi di dollari. La Federal Reserve stava intervenendo immettendo ingente liquidità nel sistema finanziario, causando così una spinta inflazionistica che avrebbe svalutato il risparmio privato. Sarebbe ingenuo considerare il tutto una mera coincidenza temporale conoscendo l’ambiente nel quale è nato l’oro digitale. Appare evidente che nella comunità cypherpunk, così ostile alle istituzioni finanziarie e governative, ritenute responsabili della crisi e artefici di un sistema ingiusto che scaricava su tutti i cittadini il costo delle speculazioni di pochi, sia stato creato uno strumento concepito per restituire alle persone il totale controllo del proprio patrimonio liquido.

A riprova di quanto sopra c’è un indizio molto particolare. Nel primo ‘blocco’ di Bitcoin, il cosiddetto Genesis Block, tra le righe di codice troviamo una scritta: “The Times 03/Jan/2009 Cancellor on brink of second bailout for banks.” Si tratta del titolo dell’articolo principale del giornale Times di Londra del 3 gennaio 2009, giorno in cui è stato ‘minato’ il primo blocco di Bitcoin. L’articolo parla di un imminente secondo salvataggio degli istituti bancari britannici da parte del Cancelliere dello Scacchiere (il Ministro dell’Economia del Governo di Sua Maestà, ndr). La presenza di questo testo tra le righe di codice ha lo scopo di dimostrare la data in cui il Genesis Block è stato generato, tuttavia sarebbe ingenuo pensare che il titolo in questione sia stato scelto per puro caso.

Il funzionamento

Il white paper di presentazione contiene una spiegazione tecnica del funzionamento di Bitcoin in cui si descrive l’innovativa tecnologia sulla quale si basa: la blockchain. Un Bitcoin (BTC) è un’unità di conto in un libro mastro digitale. Il libro mastro è registrato su una rete informatica decentralizzata. La rete è composta da nodi che vi partecipano offrendo la propria capacità di calcolo. La capacità di calcolo è impiegata per certificare le transazioni, registrate in “blocchi” di dati, concatenati tra loro grazie a una funzione matematica univoca: idealmente una catena digitale.

La blockchain è il frutto di una commistione tra antecedenti tecniche crittografiche asimmetriche, algoritmi di consenso distribuito, firma digitale e marca temporale. La natura peer-to-peer si manifesta nella distribuzione di copie identiche dello stesso registro in ogni nodo della rete. Questa tecnologia risolve una questione dirimente nello sviluppo di sistemi di moneta elettronica: il problema della doppia spendibilità. Cioè, la possibilità di spederà due volte lo stesso gettone digitale. Si può così realizzare un sistema di pagamento contraddistinto dall’assenza della necessità di fiducia. Non è necessario riporla né nella controparte per il buon esito di una transazione, né in un’autorità centrale per la custodia dei fondi, e nemmeno nel potere coercitivo e deterrente delle istituzioni pubbliche. Il sistema è totalmente autonomo e difficilmente penetrabile. Distribuito su una rete di computer sparsi in tutto il mondo e connessi tra loro, per sferrare con successo un attacco informatico sarebbe necessario disporre della maggioranza assoluta della potenza di calcolo del network, impresa ardua e grandemente onerosa.

Nel Bitcoin network una transazione avviene tra portafogli elettronici. Questi non contengono in realtà i Bitcoin, i quali esistono esclusivamente sulla blockchain, bensì informazioni relative all’account, allo storico delle transazioni e alla coppia di chiavi crittografiche. 

Una chiave crittografica pubblica funge da indirizzo identificativo del portafoglio, analogamente al codice IBAN per un conto corrente bancario. Questa consiste in una stringa alfanumerica composta da 34 caratteri. Per inviare una transazione, l’alienante utilizza la propria chiave crittografica privata, sostanzialmente una password, necessaria al trasferimento dei Bitcoin da un portafoglio ad un altro. Mittente, destinatario e importo di più transazioni sono aggregate e validate temporalmente attraverso la soluzione di un complesso problema matematico, alla quale competono i nodi della rete con la propria capacità di calcolo.

Il blocco così creato diventa un anello della catena digitale e i dati sono aggiunti al registro. Il nuovo anello può considerarsi accettato quando è stato recepito dai nodi rappresentati la maggioranza assoluta della capacità di calcolo. Nel linguaggio tecnico si dice che la rete raggiunge il consensŭs, necessario anche per gli aggiornamenti del software, rilasciato originariamente in forma open source.

Chiunque desideri utilizzare il sistema può scaricare gratuitamente un software che gli consente di aprire un portafoglio elettronico in cui conservare i propri Bitcoin. Alternativamente è possibile registrarsi su una delle numerose piattaforme di exchange online che offrono servizi di intermediazione per l’acquisto e la vendita di crypto-assets.

Bitcoin è un sistema di pagamento trasparente, le transazioni presenti sulla blockchain sono pubbliche e liberamente consultabili. Inoltre si può verificare anche la quantità di Bitcoin presenti in ogni portafoglio elettronico. Chiunque tramite internet può accedere gratuitamente a queste informazioni.

La trasparenza si ferma però alla chiave crittografica pubblica associata al portafoglio elettronico perché, non essendoci alcuna autorità di controllo, non esiste una procedura identificativa interna al sistema e, di conseguenza, nessun nominativo associato al portafoglio elettronico. Tale caratteristica ha determinato il proliferare di attività illecite, che si servono di Bitcoin quale mezzo di pagamento.

Silk Road

Il più importante caso giudiziario è quello connesso alla piattaforma online Silk Road. Un e-commerce soprannominato “l’Amazon della droga,” attivo tra il febbraio 2011 e l’ottobre 2013 sul dark web. Quest’ultimo è una frazione del World Wide Web i cui contenuti sono ospitati sulle darknet, reti virtuali private spesso di natura peer-to-peer che permettono agli utenti il totale anonimato.

Silk Road è stato creato dallo statunitense Ross William Ulbricht, arrestato dall’FBI il 2 ottobre 2013 e attualmente detenuto presso il carcere di massima sicurezza di Tucson, Arizona. Secondo i documenti del processo celebratosi a New York, tra il febbraio 2011 e il luglio 2013, sono stati scambiati sulla piattaforma 214 milioni di dollari in Bitcoin. Secondo i dati, la cannabis rappresentava il 17,3% del giro d’affari dell’e-commerce, gli psicofarmaci il 9%, altri medicinali per i quali sarebbe stata necessaria la prescrizione del medico il 7,3%, benzodiazepine 4,9%, libri 3,9%, hashish 3,4% e pillole 1,9%.

Ulbricht è stato accusato il 21 agosto 2014 di sette capi d’imputazione tra i quali il riciclaggio di denaro, traffico di sostanze stupefacenti e accesso abusivo a un sistema informatico. E’ stato ritenuto colpevole dalla giuria popolare e condannato il 29 maggio 2015 a due ergastoli, più ulteriori quarant’anni di reclusione, inoltre gli è stata preclusa la possibilità di liberazione condizionale.

Alcuni ritengono che la diffusione dell’utilizzo di Bitcoin a fini illeciti sia dovuta all’anonimato delle transazioni, conseguenza dell’architettura decentralizzata del network. Ciò in realtà è falso. L’anonimato non è tanto una caratteristica della criptovaluta, quanto più un effetto dell’assenza di procedure d’identificazione della clientela sulle piattaforme di exchange che operavano al tempo di Silk Road. Infatti, queste conoscono gli indirizzi dei portafogli elettronici dei propri utenti, ma se non li obbligano a produrre documenti che possano attestare la loro reale identità, non possono sapere quale nominativo è associato all’account. Allo stesso modo, se non censissero i propri clienti, le banche non sarebbero in grado di sapere a chi corrisponde il conto corrente identificato da un certo codice IBAN. Oggi la normativa italiana ed europea obbliga i cambiavalute virtuali ad effettuare gli stessi controlli sui propri clienti che devono essere condotti anche dalle banche e da altri operatori di pagamenti. Ciò ha ridotto sensibilmente la possibilità di utilizzare anonimamente Bitcoin.

In ogni caso il supposto anonimato crolla di fronte alle tecniche di digital forensic utilizzate nel caso Silk Road. Infatti, una volta sequestrato il computer di Ulbricht, è stato possibile trovare traccia di circa 3760 transazioni ed identificare molti dei soggetti che vi hanno preso parte. Recentemente l’autorità giudiziaria statunitense ha sequestrato circa 69 mila Bitcoin, corrispondenti a quasi un miliardo di dollari, in quanto connessi al caso Silk Road.

Il valore

Nel 1988, il professore statunitense Nicholas Szabo, probabilmente la più grande mente dietro le criptovalute, nonché principale indiziato tra i possibili Satoshi Nakamoto, ideò il progetto Bit Gold antesignano di Bitcoin. Ispirandosi a questo, Bitcoin è concepito come metafora digitale dell’oro, un bene esauribile con un valore intrinseco socialmente riconosciuto.

Analogamente all’oro, deve essere estratto con il duro lavoro eseguito dai nodi della rete, detti appunto “miners.” Questi gareggiano tra loro, con probabilità di vittoria direttamente proporzionali alla capacità di calcolo impiegata, per riuscire a risolvere un enigma matematico ed ottenerne la dimostrazione, cosiddetta Proof of Work. Al detentore della stessa il network assegna una ricompensa in Bitcoin di nuova emissione. Ai miners è inoltre corrisposta una commissione, pagata dall’alienante per far eseguire la propria transazione. Con un meccanismo simile ad un’asta, maggiore è la commissione offerta, minore è il tempo di validazione della transazione. L’attività di mining è svolta principalmente in forma associata. Attraverso le maining pool si condivide la capacità computazionale cooperando per ottenere la Proof of Work. Le mining pool rappresentano anche un centro di potere all’interno del network, controllando grande potenza di calcolo hanno molta rilevanza nel meccanismo del consenso.

Bitcoin

Bitcoin è concepito per essere un bene limitato. L’andamento del rilascio di nuovi token è rappresentabile graficamente come una funzione che tende verso un asintoto fissato a ventuno milioni. La quantità massima è quindi una grandezza nota ab origine ed immutabile nel tempo. Attualmente ne circolano circa diciotto milioni ma la crescente complessità degli enigmi matematici dovrebbe garantire che possano esaurirsi solo nel 2140.

Bitcoin è caratterizzato quindi da una forte tendenza deflazionistica. Ciò costituisce una significativa differenza rispetto alle valute contemporanee, non più ancorate ad una risorsa finita dallo Smithsonian Agreement del 1971. Questo accordo sancì il superamento degli accordi di Bretton Woods del 1944, che stabilivano l’obbligo in capo alla Federal Reserve di convertire a richiesta i dollari in oro al rapporto fisso di 35 dollari per un’oncia d’oro. Fu la pietra tombale sul vecchio gold standard, sistema basato sul cambio fisso della valuta con l’oro, che limitava la facoltà di stampare nuove banconote, incorporando le stesse un diritto di pagamento in metallo prezioso al portatore presso la banca centrale emittente. Funzionava così anche la Lira, sulle cui banconote è sempre rimasta la dicitura “Pagabili a vista al portatore.” Va detto comunque che il principio della convertibilità in oro delle banconote conosceva diverse deroghe ed eccezioni, era sospeso da eventuali corsi forzosi dipendenti da guerre o crisi economiche, oppure alterato unilateralmente dalla svalutazione della moneta con la quale si agiva autoritativamente sul rapporto di cambio tra la valuta e l’oro.

Lira

Bitcoin si pone quale surrogato digitale dell’oro ed in quanto tale bene di scambio, dotato di un valore nella misura in cui questo gli viene riconosciuto da soggetti disposti ad accettarlo in cambio di beni o servizi, nonché di valuta corrente nel caso delle piattaforme di exchange online. Il suo valore è soggetto alla legge della domanda e dell’offerta. Ciò ha determinato il verificarsi di violente fluttuazioni del valore di mercato durante tutto l’arco della vita di Bitcoin.

Negli anni si sono succedute diverse bolle speculative sul prezzo di Bitcoin, la maggiore si è sviluppata durante il 2017, acuendosi verso la fine dell’anno. A gennaio la quotazione della criptovaluta sulle piattaforme di exchange online era inferiore ai mille euro, in dicembre ha superato più volte i 17 mila, con un volume degli scambi nell’ultimo mese dell’anno di quasi otto milioni di BTC. Il valore di mercato è calato durante tutto il 2018 fino ai tremila euro di dicembre. Nel il 2019 il prezzo si è ripreso arrivando verso la fine dell’anno poco oltre i 9 mila euro. Durante il 2020, il prezzo è crollato a marzo con il diffondersi della pandemia da Covid-19, ad una cifra di circa 4 mila euro. Da quel momento, però, è iniziata una lunga crescita che ha portato il valore di mercato di Bitcoin al suo nuovo massimo storico, raggiunto in questo gennaio 2021, con un prezzo di oltre 30 mila euro per un BTC.

Le consistente volatilità e le bolle speculative non hanno ostacolato la crescita del valore di Bitcoin sul lungo termine. Il 17 marzo 2010 il portale online BitcoinMarket.com, ora estinto, iniziava la sua attività. Prima sede di negoziazione di Bitcoin in dollari americani, apriva con un prezzo di 0,003 USD per 1 BTC. Il 22 maggio dello stesso anno, a Jacksonville in Florida, avvenne la prima transazione commerciale al mondo in Bitcoin, Laszlo Hanyecz acquistò due pizze per diecimila Bitcoin. Oggi sarebbero circa 195 milioni di dollari a pizza.

iPhone price Bitcoin
Il prezzo di vari modelli di iPhone in Bitcoin riflette l’enorme crescita del valore dell’oro digitale negli ultimi anni.

Sulle dinamiche che hanno determinato la crescita del prezzo negli anni esistono tesi contrastanti. Elemento centrale è stata la comunità che si è sviluppata intorno all’oro digitale, composta da individui sparsi per tutto il globo, attratti dalle particolari caratteristiche di Bitcoin, fino a convincersi della sua portata rivoluzionaria. Utenti internet esperti che utilizzano app di messaggistica, principalmente Telegram, per essere in contatto tra loro, si informano attraverso siti web specifici, e si incontrano anche fisicamente per conferenze ed eventi legati al mondo “crypto.” La scommessa è la cosiddetta “mass adoption” cioè l’adozione su scala mondiale di Bitcoin, che porterà il suo valore alle stelle, “to the moon!

I sostenitori più convinti delle potenzialità rivoluzionare dell’oro digitale sono i cosiddetti hodlers, storpiatura di holders, cioè quelli che tendono a non vendere i propri Bitcoin anche a fronte della possibilità di realizzare consistenti plusvalenze, si identificano in un ideale politico libertario e vedono Bitcoin come uno strumento democratico volto a restituire ai singoli il controllo della propria ricchezza, a discapito del sistema finanziario tradizionale e delle istituzioni statali. Altri utenti invece operano sul mercato con finalità meramente speculative, negoziano Bitcoin come qualunque altro bene al solo fine di conseguire un profitto e sono soggetti  alle medesime logiche comportamentali che accomunano le bolle finanziarie susseguitesi nella storia, già efficacemente descritte nel primo volume del celebre studio di MacKey sulla psicologia delle masse pubblicato nel 1841.

Tali dinamiche sociali devono essere osservate considerando le peculiarità degli attori di questo specifico mercato e degli sviluppi tecnologici del terzo millennio. I detentori di Bitcoin sono utenti esperti del mondo online, titolari di account di trading, abituati a informarsi tempestivamente circa le novità afferenti il settore consultando piattaforme specializzate, blog e social network.

La rapida diffusione della informazioni tramite internet provoca reazioni analoghe in molti investitori che agiscono contemporaneamente generando aumenti repentini o drastici cali delle quotazioni, oltre a problemi di liquidità sugli exchange e un incremento delle commissioni.

A suffragio di questa tesi si possono osservare momenti di intesa volatilità correlati alla pubblicazione di notizie riguardanti iniziative normative o regolamentari di governi e istituzioni statali, furti o attacchi informatici alle piattaforme di negoziazione online, eventi macroeconomici di risonanza mondiale. Celebre è il caso dell’exchange online nipponico Mt.Gox che dichiarò bancarotta agli inizi del 2014 sostenendo di aver perso circa ottocento cinquanta mila BTC, corrispondenti a circa quattrocento milioni di euro, apparenti in massima parte agli utenti della piattaforma. Ciò causò un drastico ridimensionamento del valore di mercato di Bitcoin, passato da una quotazione di circa novecento cinquanta dollari a gennaio, al di sotto dei quattrocento in aprile. 

Mt. Gox

La piattaforma era il più importante exchange online di Bitcoin al mondo. Aveva sede a Tokyo, ove si era costituito come MtGox Co. Ltd., guidato dallo sviluppatore francese Mark Karpeles. Gli utenti potevano registrarsi liberamente, senza procedure di identificazione, depositare valuta legale ed acquistare Bitcoin. L’exchange operava come una sorta di internalizzatore sistematico comprando e vendendo con tutti gli utenti simultaneamente, piuttosto che incrociando gli ordini di acquisto e vendita.

Già dalla fine del 2013 la piattaforma aveva problemi di liquidità. Gli utenti che desideravano prelevare valuta legale dal proprio account subivano consistenti ritardi nei pagamenti. Ciò era in parte dovuto alla mancanza di cooperazione da parte del sistema bancario nipponico, preoccupato dalle indagini dell’autorità giudiziaria statunitense sulla correlazione tra gli utenti di Silk Road e di Mt. Gox. 

Le difficoltà nei rapporti con il sistema creditizio non erano però il reale problema dell’exchange. Il 7 febbraio 2014 fu sospesa unilateralmente la possibilità per gli utenti di ritirare i propri Bitcoin. Il 24 febbraio la piattaforma fu disattivata ed il sito internet disconnesso dalla rete. Il 28 febbraio MtGox Co. Ltd. richiese l’avvio di una procedura fallimentare alla corte distrettuale di Tokyo.

Sembra che il fondatore Mark Karpeles avesse posto in essere un sistema fraudolento, simile a quello di Bernie Madoff, per nascondere il furto di circa 650.000 BTC subito tempo prima dalla piattaforma online. Questa strategia si basava sull’utilizzo di bot informatici per manipolare il valore di mercato di Bitcoin, facendo salire il prezzo della criptovaluta e spingendo così gli utenti ad acquistarla, ritardando l’inevitabile scoperta dell’insolvenza.

La procedura fallimentare, affidata al curatore Nobuaki Kobayashi, è attualmente ancora attiva in quanto si sta tentando di recuperare le criptovalute sottratte per rimborsare i numerosi creditori. Già nel 2018 il curatore aveva dichiarato di essere riuscito a ricostituire un notevole patrimonio, circa 43 miliardi di yen e 170.000 BTC.

Il 14 marzo 2019 la corte distrettuale di Tokyo ha condannato Karpelès a trenta mesi di reclusione, pena sospesa, per aver falsificato le scritture contabili, “gonfiando” il bilancio di 33,5 milioni di dollari. Lo stesso invece è stato prosciolto dalle altre, più gravi accuse, tra cui appropriazione indebita.

La vicenda di Mt. Gox ha inciso profondamente nel percorso di crescita del valore di Bitcoin che per circa tra anni non ha più raggiunto i massimi toccati prima della bancarotta dell’exchange. All’interno della nascente comunità crypto, il fallimento della maggiore piattaforma internazionale di exchange è stato un colpo durissimo, non solo e non tanto per l’ingente danno patrimoniale arrecato a numerosissimi utenti, quanto soprattutto perché ha ricordato i molti scandali succedutesi nel sistema finanziario tradizionale, dal quale i c.d. Bitcoin enthusiast desideravano allontanarsi.

Il 2020

Negli anni la comunità di utilizzatori di Bitcoin si è andata via via espandendo all’infuori del mondo degli esperti di internet. La notorietà dell’oro digitale è aumentata fino ad arrivare al grande pubblico su giornali e TV. Il fenomeno Bitcoin è penetrato nella cultura di massa con film, documentari, podcast e canzoni. Si ricorda a tal proposito il cantante salernitano classe 1998 Luca D’Orso, conosciuto come Capo Plaza, che nel suo celebre brano del 2018 “Ne è valsa la pena” canta: “Bitches vogliono i miei Bitcoin.”

La pandemia di quest’anno ha avuto importanti riflessi sull’oro digitale. Per mitigare i contraccolpi economici delle restrizioni adottate dai governi, le banche centrali hanno emesso una grande quantità di denaro aumentando significativamente la massa monetaria. Si consideri che il 21% di tutti i dollari americani mai esistiti sono stati emessi nel 2020, come illustra il grafico sottostante.

dollari emessi nella storia

Secondo un rapporto pubblicato dalla celebre agenzia d’informazione finanziaria Bloomberg a giugno di quest’anno, la politica monetaria espansiva delle banche centrali ha accelerato l’affermarsi di Bitcoin come bene rifugio. La sua struttura deflazionistica, infatti, è perfetta per contrastare l’inflazione conseguente all’espansione della massa monetaria.

Durante il 2020 sempre più investitori istituzionali, cioè banche e fondi, hanno investito in Bitcoin. Da agosto ad oggi, la società di business intelligence MicroStrategy ha acquistato BTC per un totale di 425 milioni di dollari. Contemporaneamente, il gestore di beni digitali Grayscale Investments ha raccolto somme di denaro da record: circa 1,4 miliardi di dollari. (Fonte: Cointelegrph) Recentemente, un altro fondo d’investimento specializzato in Bitcoin ha raccolto 100 milioni di dollari da un singolo investitore. (Fonte: SEC)

Durante l’anno si sono susseguite diverse analisi, da fonti più o meno affidabili, che parlano dell’ormai inevitabile affermazione di Bitcoin come nuovo oro digitale e conseguentemente della futura ulteriore crescita del suo prezzo di mercato. Secondo gli analisti di Bloomberg, raggiungerà i 100 mila dollari nel 2025. (Fonte: Bloomberg Crypto Outlook) Queste previsioni, però, lasciano spesso il tempo che trovano. Si pensi alla stima di un importante istituto bancario di Monaco, la Bayerische Landesbank (Bayern Lb), che ha pubblicato un rapporto nel quale si prevede un prezzo di 90mila euro entro la fine dell’anno. Ciò non sembra verosimile, vista la quotazione attuale.

Il futuro

Per comprendere il futuro di Bitcoin dobbiamo approfondire questo paragone tra oro fisico e oro digitale di cui si parla in continuazione. Nonostante la straordinaria crescita nel decennio 2010-2020 la distanza nel valore aggregato tra oro fisico e oro digitale è ancora enorme.

Ad oggi la capitalizzazione totale di mercato di Bitcoin, cioè la somma del valore di ogni singolo BTC estratto, corrisponde a oltre 600 miliardi di euro. Per calcolare la capitalizzazione totale dell’oro fisico dobbiamo analogamente considerare la qualità di metallo prezioso estratto. Non esiste una misura precisa, ma il World Gold Council stima che la quantità totale di oro disponibile sia di 197’576 tonnellate. Il prezzo odierno dell’oro è di circa 50 mila euro al chilo. Il valore totale di tutto l’oro estratto corrisponde quindi 9’879 miliardi di euro.

Tenendo per buone queste cifre approssimative, il valore totale di tutto l’oro digitale estratto corrisponde al valore del 6% dell’oro fisico disponibile. Si capisce quindi che, al di là di tutte le analogie, permane una distanza enorme. Non potrebbe però essere altrimenti. Bitcoin è nato soltanto da poco più di un decennio, mentre l’umanità utilizza il metallo giallo come riserva di valore dalla notte dei tempi.

Non sappiamo quale sarà il futuro di Bitcoin, nato da un gruppo di informatici libertari, sostenuto da una comunità che vi vede uno strumento per affrancarsi dal controllo del sistema finanziario tradizionale, intanto è già arrivato fino a Wall Street. La convinzione della sua portata rivoluzionaria come nuovo oro digitale si sta sempre più diffondendo. Alla lunga sarà questa l’unica cosa che farà la differenza. Il valore dell’oro si basa sull’ormai millenaria fede collettiva delle persone. Se sempre più persone crederà nel suo valore, allora Bitcoin diventerà davvero oro digitale.

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