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Uscita la bozza del Recovery Plan: 27,7 miliardi per strade e ferrovie3 min read

IN BREVE:

  • 27, 7 miliardi previsti in investimenti per le infrastrutture
  • Un’area grigia: «investimenti e misure che sarebbero state supportate da risorse nazionali»
  • Il 2026 come termine per la realizzazione delle opere ferroviarie prioritarie per l’Italia

UN’ARENA DI CONFRONTO: Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera dei deputati, intervistata da Maria Teresa Meli sul Corriere della Sera: «noi abbiamo chiesto da mesi di discutere in Parlamento del Recovery Fund e abbiamo promosso una discussione interna alla maggioranza».


Tra tensioni, rinvii e persino contagi (la ministra Lamorgese è risultata positiva al Covid-19), è stata discussa una bozza in consiglio dei ministri in cui sono delineate delle linee guida più approfondite sull’utilizzo dei fondi in arrivo dall’Unione Europea.

 

La bozza del Recovery Plan

Mentre in questi giorni il viceministro al Mit Cancelleri visita alcuni cantieri in Sicilia (come la Palermo – Agrigento e la Agrigento – Caltanissetta) e in Umbria (la Terni – Rieti sarà finalmente liberata il prossimo 22 dicembre) la notizia della giornata è che ieri è stata discussa in Cdm la bozza per il Recovery Plan: 27,7 miliardi sono stati allocati al capitolo di spesa “infrastrutture“. Quindi più di quanto si pensasse anche se in sostanza le aspettative di ogni ministero sono state confermate, compreso il dicastero di Porta Pia. 23,6 miliardi saranno destinati al completamento dell’Alta Velocità di rete e al piano di manutenzione stradale 4.0. 4,1 miliardi, se nulla cambierà, spetteranno invece ad intermodalità e logistica. Esistono anche dei capitoli di spesa che non rientrano nella sezione “infrastrutture” (sono per esempio nella voce “rivoluzione verde”) ma che riguardano comunque il ministero. Il che significa un importo che sale a 42-43 miliardi (mobilità sostenibile, piano case e per le strutture idriche).

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La ripartizione integrale delle risorse europee. Fonte: Corriere della Sera.

L’editorialista Federico Fubini sul Corriere della Sera evidenzia però una possibile area grigia del testo: a causa del nostro debito pubblico, i denari destinati a investimenti sarebbero 120 miliardi e non 209. 65,5 miliardi sono infatti contributi a fondo perduto, sussidi, e quindi non aumentano il debito. E siccome solo 40 miliardi di prestiti sono previsti per “iniziative additive” ciò significa che con 88 miliardi, scrive Fubini, il governo «mantiene i piani che aveva prima ma sostituisce i prestiti attesi dai mercati con prestiti dall’Unione Europea».

Le opere

La novità nel capitolo “infrastrutture” è che nel piano sono inserite opere già in corso di realizzazione. Il motivo è molto semplice: le risorse vanno spese entro il 2026. Se il governo dovesse destinare questi fondi per opere ex novo, a causa delle lungaggini burocratiche e degli strutturali tempi di realizzazione, non riuscirebbe a rispettare le scadenze. Invece, usando i fondi del Recovery Fund per opere già cantierate, rientra nei tempi dettati da Bruxelles e può parallelamente liberare altre risorse per nuove opere.

L’obiettivo principale è difficile: far fare un salto di qualità all’Italia ferroviaria entro il 2026. La messa in funzione delle rinnovate Messina – Catania – Palermo, Napoli – Bari, Brescia – Padova, Terzo Valico e Verona – Brennero costituirebbe un ammodernamento fondamentale per il Paese. Nel 2026, se tutto fila liscio, potrebbero essere tutte opere già attive. La Salerno – Reggio Calabria e il suo potenziamento invece richiede una decina di anni (2030).

 

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Un lotto del cantiere sulla Napoli – Bari.

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