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Opere pubbliche, perchè il Recovery dovrebbe sbloccare i cantieri6 min read


IN BREVE

  • In Italia ci sono 750 grandi opere ancora in stallo, in molti casi già finanziate ma per molti motivi mai finite. I cantieri potrebbero sbloccarsi anche con l’aiuto del Recovery Fund
  • Ci sono 5 opere, in particolare, dal costo elevato e dal valore strategico, da ultimare quanto prima. La prima è la Tav Torino – Lione, in cantiere da quasi 20 anni, che non vede una data di termine
  • Ma ci sono anche l’alta velocità tra Catania, Messina e Palermo e tra Padova e Verona, la Gronda di Genova e la terza corsia della A11 Firenze – Pistoia

L’arena di confronto: il tema delle grandi opere bloccate è decisivo per la maggioranza di governo, che si aspetta dai cantieri un traino alla ripresa nel 2021. A luglio, al varo del Decreto Semplificazioni, Conte annunciava: “Abbiamo approvato l’elenco di 130 opere strategiche Italia Veloce”, con un piano da 200 miliardi di euro e un percorso di approvazione rapida. Sulle troppe gru ferme si sono levate spesso critiche da parte dell’opposizione, soprattutto in concomitanza con il varo del Ponte San Giorgio di Genova ad agosto: “Noi vorremmo applicare il modello Genova e burocrazia zero a tutte le opere pubbliche, ma se rimani schiavo della Cgil, contraria all’azzeramento del codice degli appalti, non lo farai mai”, disse in quell’occasione Matteo Salvini.

La cifra fa girare la testa: sessantadue miliardi di euro. Si tratta dei soldi pubblici già spesi per finanziare 750 importanti infrastrutture di rilevanza nazionale. Il problema è che quelle opere, spesso dopo anni, ancora non sono pronte, pur già finanziate. Succede infatti che la burocrazia individui qualche documento mancante, qualche vizio di forma o che accada qualche incidente e il cantiere di ferma. E per farlo ripartire il più delle volte servono altri soldi.
Ecco perché l’Italia dovrebbe destinare una fetta del Recovery Fund anche allo sblocco e al completamento delle grandi opere, per concludere i cantieri aperti e dare finalmente un’immagine di efficienza nel costruire, come è accaduto per il ponte di Genova. Ecco i 5 cantieri più costosi per cui ancora non si intravede una soluzione.

Cantieri Tav Torino – Lione

L’opera della discordia, casus belli per la caduta del governo Conte I. Il progetto di unire Torino e Lione con l’alta velocità per la prima volta unisce nell’opposizione anche i sindaci delle due città, in Italia come in Francia. Ma i lavori proseguono, proprio grazie a quell’ordine del giorno votato nell’estate 2019, in cui la Lega, con il Pd, votò contro i Cinque Stelle, allora loro alleati di governo, che chiedevano il blocco dell’opera.
Vent’anni in cui i veleni si sono impadroniti della Val Susa, ormai irrimediabilmente spaccata tra pro e contro, per un costo di 25 miliardi di euro, finanziati un terzo ciascuno da Italia, Francia e Unione Europea. Il nostro Paese negli anni dovrebbe raggiungere una spesa di 2,9 miliardi di euro sugli 8,6 totali. La spesa italiana è più consistente perché la società Telt è costituita al 50% tra Italia e Francia ma i nostri cugini hanno una parte maggiore di binari da riqualificare (45 km contro 12,5). La fine dei lavori è prevista per il 2030, ma ancora non si hanno certezze. E come si potrebbe d’altronde, se a ogni cambio di governo, giunta regionale e sindaco si rimette in discussione tutto?

Alta velocità Messina – Catania – Palermo

Rinviata per anni, in questo caso il governo Conte bis ha deciso di accelerare sulla Tav siciliana, che dovrebbe mettere in comunicazione le tre maggiori città dell’isola. I bandi sono partiti quest’estate grazie al decreto Semplificazioni e i cantieri sono già partiti. Anche in questo caso, però, parliamo di opere pubbliche in ballo da 16 anni: era il 2004 quando Rfi commissionava il primo studio di fattibilità sul tratto da Castelbuono a Catenanuova.
La realtà anche qui è diversa da come viene presentata da Roma. Sì, alcuni lavori sono partiti, ma senza alcun raddoppio sul tratto da Messina a Palermo, 90 km che rimarranno a binario unico. Non solo: mentre sul continente si viaggia a oltre 300 km orari, in Sicilia si rimarrà sotto i 200.

Gronda di Genova

Tradotto: il raddoppio della A10 nel tratto che attraversa Genova, dal Ponte San Giorgio a Vesima. Detta così sembra semplice. In realtà l’orografia della Liguria rende molto tortuoso il tracciato della nuova autostrada: 23 gallerie, 13 nuovi viadotti e riqualificazione degli svincoli esistenti.
Un mese fa Autostrade per l’Italia ha presentato il piano decennale per la Liguria stanziando in tutto 6 miliardi di euro, di cui 4,5 solo per il progetto della Gronda.
Il problema? Il progetto c’è, ma questi soldi sono congelati per via del contenzioso legale tra Autostrade e il governo. I Benetton non hanno alcuna intenzione di pianificare investimenti miliardari su una rete che rischia in tempi brevi di non essere più sotto il loro controllo. Tutte le parti politiche sono d’accordo sull’indispensabilità della Gronda, ma per vedere i primi cantieri occorrerà molto tempo.

Cantieri alta velocità Padova – Verona

Anche in questo caso, per le opere pubbliche, si parla di alta velocità e anche in questo caso, come in Sicilia, c’è un contratto già firmato. Due miliardi e mezzo di euro per l’avvio della prima tratta, tra Verona e in bivio per Vicenza. La parola nuova è Iricav 2, ossia il consorzio tra Webuild e Hitachi Rail STS per portare avanti il Progetto Italia, l’ammodernamento delle infrastrutture tricolori. Il tracciato coprirà 44,2 km in 13 Comuni, quadruplicando la linea esistente entro il 2027.

Terza corsia A11 Firenze – Pistoia

Si torna sulle autostrade, vero anello debole nelle opere pubbliche da rinforzare nel Paese. Anche in questo caso il progetto è già stato approvato, nonostante alcuni ritardi dovuti al contenzioso legale tra governo e Autostrade. Quello che ha fatto perdere tempo sono state le procedure burocratiche per la consegna ad Autostrade dei progetti del Ponte Lama, che collega Prato a Campi Bisenzio. Il concessionario prevede di ampliarlo per permettere la realizzazione della terza corsia in entrambi i sensi, creando un secondo ponte. I lavori, che prevedono anche una ristrutturazione complessiva delle bretelle autostradali, sarebbero dovuti partire negli ultimi mesi del 2020. Se ne riparlerà, invece, nel 2021.

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