Press "Enter" to skip to content

Autostrade, è il momento della verità. Si va allo scontro?5 min read


IN BREVE

  • Il 14 agosto 2018 crolla il Ponte Morandi di Genova, causando la morte di 43 persone. Il governo Conte I punta di dito sulle inadempienze di Autostrade, controllata da Atlantia, di proprietà della famiglia Benetton, annunciando il procedimento di revoca della concessione
  • Nasce il governo Conte II ma non vengono fatti passi avanti e si avvicina la data del 3 agosto 2020, giorno dell’inaugurazione del Ponte San Giorgio, costruito in tempi record in sostituzione del Morandi. Senza un accordo, paradossalmente, anch’esso sarebbe gestito dai Benetton. M5S preme per la revoca, il Pd è contrario
  • Il 14 luglio la maggioranza trova un accordo: la concessione resta ad Autostrade ma Atlantia sarà obbligata a vendere il suo 88,06% a una nuova società, di cui Cdp sarebbe azionista principale
  • Cdp ha presentato un’offerta non vincolante al Cda di Atlantia, che la valuterà il 28 ottobre. Inizia anche a delinearsi la composizione della società acquirente, con due fondi esteri ad affiancare lo Stato. Ma rimangono ancora alcuni punti da chiarire

L’arena di confronto: “I Benetton non hanno ancora capito che questo governo non accetterà di sacrificare il bene pubblico sull’altare dei loro interessi privati”, tuonava Giuseppe Conte a luglio. Ma dopo aver trovato un accordo di maggioranza, tanti nodi restano ancora da sciogliere. “L’unica certezza dell’operazione sulla pelle di Genova e dei genovesi è che ci hanno guadagnato i Benetton”, ribatte Matteo Salvini, convinto che il prezzo di vendita di Autostrade porterà comunque troppi soldi nelle casse degli imprenditori veneti.
Che ribattono: “Siamo stati trattati peggio della cameriera”, per bocca del fondatore Luciano. All’inizio di ottobre l’ad di Autostrade Tomasi ha invece cercato la via della mediazione: “Siamo disposti a firmare se il governo cancella l’art 10 dell’accordo transattivo”, che stabilisce che la procedura di revoca sarà sospesa solo con la cessione di Autostrade a Cdp.

Il dossier Autostrade è tutt’altro che chiuso. Il governo aveva esultato a luglio, quando le anime della maggioranza avevano trovato l’accordo su come risolvere il contenzioso con la famiglia Benetton dopo il disastro del Ponte Morandi. Partita chiusa? Niente affatto. Bisogna ancora definire da chi sarà composta la società che rileverà la concessione autostradale e il marchio Autostrade. E soprattutto gestire l’uscita di scena degli imprenditori veneti. Che di andarsene in punta di piedi non ne vogliono sapere.

ACCANTO ALLO STATO ENTRANO DUE FONDI ESTERI

Il compromesso raggiunto dal governo in estate era il seguente: niente revoca, avrebbe rischiato di aprire un contenzioso miliardario tra lo Stato e Atlantia, la società dei Benetton proprietaria di Autostrade. Ma non si può nemmeno nazionalizzare, lo Stato non ha più, come una volta, i mezzi per gestire le migliaia di chilometri della nostra rete autostradale. E dunque la concessione rimarrà ad Autostrade ma senza Atlantia, che verrà sostituita da una nuova società in cui Cassa Depositi e Prestiti sarà il primo azionista, non l’unico.
Proprio sulla definizione di questi altri nomi di potenziali investitori si sta giocando una partita importante al ministero dell’Economia. L’ultima ipotesi sul tavolo è Cdp al 40% affiancata da due fondi d’investimento, l’australiano Macquarie e l’americano Blackstone, ognuno con il 30%. La società così formata andrebbe a rilevare l’88,06% di Autostrade dalla famiglia di Ponzano Veneto. Il 28 ottobre il Cda di Atlantia si riunirà per valutare l’offerta.

I RISCHI DELLE AUTOSTRADE STATALI

L’operazione potrebbe costare 7 – 8 miliardi di euro, di cui almeno metà a carico dei contribuenti attraverso Cdp. I punti da chiarire, però, sono almeno tre. Primo: questa società terrà Autostrade a lungo termine o si limiterà a gestire l’ordinaria amministrazione in vista di una futura rivendita? Detto in altri termini: possiamo aspettarci un’imponente opera di investimento infrastrutturale (che avrebbe dovuto già fare il concessionario privato) o sarà solo ordinaria amministrazione in attesa di un’offerta invitante?
Secondo: cosa succederà se i due fondi d’investimento stranieri non dovessero andare d’accordo tra loro o essere entrambi in disaccordo con Cdp? L’ente pubblico sarebbe messo in minoranza, visto che avrebbe il 40% delle quote contro il 60% degli investitori esteri insieme. E a quel punto sarebbe paralisi.

UNA BATTAGLIA PER LE AUTOSTRADE?

Terzo: cosa succede se Atlantia non accetta pacificamente di vendere le sue quote e uscire in silenzio (scenario peraltro molto probabile)? Un punto di disaccordo è il prezzo, visto che l’offerta è 8,5 – 9 miliardi di euro mentre i Benetton valutano Autostrade 11 – 12 miliardi. Ma sarà da mettere pure in conto lo scenario peggiore: cosa succederebbe se Atlantia rifiutasse di vendere Autostrade e andasse alla battaglia legale con il governo? L’esecutivo sarebbe costretto a rimettere in discussione una partita che ha già dato per chiusa, mettendo a repentaglio la propria credibilità e anche, forse, parecchi soldi pubblici di un eventuale risarcimento.
A quest’ultima domanda risponderà il Cda di Atlantia, che deciderà se impugnare le spade o usare la diplomazia per uscire dalla palude. Per le altre due serviranno tempo e soldi. Speriamo non troppi.

LEGGI ANCHE: Benetton, oltre alle Autostrade c’è di più

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!