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Recovery Plan: quante risorse e per quali settori3 min read

IN BREVE:

sul Recovery Fund questa una ripartizione di risorse provvisoria

  • 37% per il green
  • 20% per il digitale
  • 10% per le infrastrutture
  • 5% per acqua e città

UN’ARENA DI CONFRONTO: Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, sul Recovery Fund: «se si fallisce sul Recovery Fund andiamo a casa tutti».

 

Secondo alcune indiscrezioni sarebbero già delineate le famose linee guida che il governo dovrà inviare presso la Commissione Europea in merito al Recovery Fund. Il fondo, istituito per la ripresa post Covid-19, ammonterà a 209 miliardi per l’Italia (750 per tutti gli stati membri), divisi tra prestiti (129 miliardi) e contributi a fondo perduto (80 miliardi). Il Fund o Next Generation EU, lo ricordiamo, sarà finanziato tramite l’emissione di titoli di debito comuni agli stati membri dell’Unione. Sarà formalmente la Commissione Europea ad indebitarsi.

 

La ripartizione

Le linee guida, da inviare entro metà ottobre, sanciscono il modo in cui il governo ha intenzione di spendere le risorse del Fund tramite il Recovery Plan. E in prima battuta dirimente è la questione della ripartizione delle risorse. Il 37% delle risorse servirà alla transizione ecologica green: i 75 miliardi di questo capitolo di spesa sosterranno il finanziamento dell’ecobonus e sismabonus al 110% ma finanzieranno anche un piano contro il dissesto idrogeologico e uno per la mobilità locale sostenibile (acquisto di autobus elettrici per esempio). Il 20% del Fund sarà convogliato nel settore della digitalizzazione: le infrastrutture immateriali sono una delle priorità. I 40 miliardi di questo capitolo di spesa finanzieranno l’estensione della banda larga e di Industria 4.0.

autobus
Saranno acquistati in massa autobus elettrici come questo.

Solo il 10% del fondo per la ripresa secondo i piani di Palazzo Chigi contribuirà alla realizzazione di infrastrutture. Sono attualmente 20 i miliardi destinati alla gestione del Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) che con il piano Italia Veloce progettava di finanziare con fondi europei grandi opere dal valore di 100 miliardi. Priorità è l’estensione dell’Alta Velocità ferroviaria al Sud, l’accelerazione dei programmi di investimento di Anas ed Fs, e il potenziamento di porti e logistica. Conosciamo anche un’altra voce del piano: il 5% delle risorse, circa 10 miliardi, sosterrà un piano idrico (acqua e depurazioni) e uno per le città (housing sociale, riqualificazioni di periferie e rigenerazioni). La consistente fetta restante sarà appannaggio di fisco, imprese, lavoro, salute. Avremo certamente maggiori dettagli in seguito.

 

Un piano in evoluzione

ministro
Il ministro agli Affari Europei Vincenzo Amendola

Il ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola sta inviando in questi giorni alcuni moduli ai singoli ministeri che dovranno attenersi alle somme loro spettanti, ridimensionando le aspettative. Da qui un probabile motivo di tensioni. In questi moduli i ministeri dovranno tra le altre cose specificare costi dei progetti anno per anno, targets e legislazioni.

In ogni caso saranno possibili aggiustamenti. Il piano è in evoluzione e le quote ripartite potrebbero variare con l’aumento di qualcuna e la diminuzione di qualche altra. Per esempio, paiono pochi 20 miliardi per le infrastrutture. Ma un’altra osservazione non oziosa riguarda l’attribuzione dei progetti nei singoli settori o comparti. Mezzi ecologici come i nuovi treni sono inseriti non nel comparto green ma in quello per le infrastrutture. Mentre invece mezzi elettrici del trasporto locale sono inseriti non nel settore infrastrutture ma in quello green. Questione di prospettive.

 

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