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Criptovalute, perché l’Ue vuole un meccanismo di controllo6 min read


IN BREVE

  • Il mondo delle criptovalute è finito nel mirino dell’Unione Europea, che su pressione dei governi ha annunciato un meccanismo per controllare le varie monete virtuali
  • Il rischio è quello di creare monete sganciate da quelle reali, stampate e controllate dalla Banca Centrale Europea. Gli Stati perderebbero il monopolio dell’emissione di denaro, rendendo facilissime ondate speculative in momenti di crisi
  • Le criptovalute, nate nel 2009 con il Bitcoin, sono strumenti che scavalcano il denaro reale, stringhe di codici validate da un sistema chiamato blockchain, a prova di falsificazione
  • L’ultima arrivata, annunciata per il 2020 ma probabilmente rimandata, è Libra, il bitcoin di Facebook. Usando i social, si potrebbero inviare somme di denaro in tutto il mondo con un tasso di cambio fisso. Rendendo quasi inutile servirsi di una banca

L’ARENA DI CONFRONTO: Secondo Reuters, sono stati Germania, Francia, Italia, Spagna e Paesi Bassi a chiedere all’Unione Europea di intervenire sugli stablecoin, ossia le criptovalute che offrono un tasso di conversione fisso legato al dollaro, come Libra di Facebook. “Gli stablecoins dovrebbero essere vietati all’interno dell’Unione finché non saranno affrontate questioni riguardanti leggi, regolamentazioni e supervisione”, si legge nella lettera.
“Il processo di regolamentazione richiederà tempo, almeno un anno ma probabilmente di più, a seconda di che priorità sarà data alla questione dal Parlamento Europeo e dagli Stati membri”, ha aggiunto il Commissario Ue all’Economia Valdis Dombrovskis. A far paura è Libra, la moneta virtuale che Facebook vuol lanciare entro il 2020. Solo un anno fa però, dopo la fuga di testimonial in seguito a Cambridge Analytica, Mark Zuckerberg aveva definito il progetto “complesso e rischioso”.

Un anno fa anche i muri parlavano delle criptovalute. “Sarà la moneta del futuro al posto dei contanti”, si leggeva. E oggi? Il dibattito si è molto affievolito, ma l’interesse non si è azzerato. Al punto che l’Unione Europea vuole istituire un organismo di vigilanza su Bitcoin e simili e salvaguardare il ruolo delle banche.

Le criptovalute, una catena di blocchi

Il meccanismo che regola il mondo delle criptovalute è complesso e potrebbe essere rivoluzionario anche in ambiti diversi da quello economico, come nel campo della sicurezza.
Un bitcoin, sostanzialmente, è una sequenza numerica inserita all’interno di una catena, chiamata blockchain. Chi fa mining lavora per aggiungere nuovi blocchi a questa catena, che però rimane sempre immodificabile al suo interno, per rendere impossibile che lo stesso bitcoin possa essere falsificato o scambiato due volte contemporaneamente.
Il 2018 è stato l’anno della massima euforia per le criptovalute, che sarebbero dovute essere il sistema di pagamento del futuro, rendendo obsolete le banche e il denaro fisico. La bolla si è però sgonfiata intorno alla fine dell’anno, facendo scomparire il tema dal dibattito pubblico. Alcune però hanno resistito alla fine del periodo d’oro.

Bitcoin

Bitcoin, la criptovaluta più famosa, è nata nel 2009 da Satoshi Nakamoto, la cui identità è ancora un mistero. Un bitcoin oggi vale oltre 10mila dollari

Il Bitcoin è la prima criptovaluta della storia e il suo lancio, nel 2009, fece da rampa all’intero movimento. Fu creata in Giappone da Satoshi Nakamoto, uno pseudonimo che nasconde un gruppo di programmatori la cui identità non è mai stata rivelata.
Nakamoto scrisse che un sistema monetario controllato dalle banche centrali e da poche altre istituzioni finanziarie aveva portato a un’eccessiva centralizzazione del potere e della ricchezza e a una scarsissima mobilità sociale. Il Bitcoin invece fissava un numero massimo di valute in circolazione (21 milioni) e avrebbe così prevenuto l’inflazione dovuta alla stampa di nuova moneta.

Ethereum

Ethereum è stata fondata nel 2015 dal giovane ingegnere russo Vitalik Buterin, che oggi ha appena 26 anni

Ether, la moneta virtuale della piattaforma Ethereum, funziona in modo diverso rispetto al Bitcoin. Il cuore del sistema blockchain sono gli “smart contracts”, ossia un sistema di regole da cui possono essere tratte delle applicazioni concrete di volta in volta, i Dapps (decentralized applications). Un esempio sono le Initial Coin Offerings (ICO), l’equivalente del crowdfunding.

Ripple

La criptovaluta XRP, scambiata sulla piattaforma Ripple, è divisibile fino a un milione di volte per permettere un maggior frazionamento dei pagamenti. Per fare un paragone, un euro è divisibile al massimo in cento parti

XRP, la criptovaluta della piattaforma Ripple, è quella più vicina all’establishment perché non punta a sostituire le banche ma ad affiancarle. Ripple, infatti, è nata per permettere lo scambio di valute correnti tra vari Stati in maniera più efficiente, appoggiandosi proprio al sistema bancario. È probabile che Ripple diventerà parte del sistema finanziario tradizionale.

Libra

Voluta da Mark Zuckerberg, è gestita da Libra Association, una fondazione non profit con sede a Zurigo che ha il dovere di mantenere stabile l’ancoraggio al dollaro

Libra, la criptovaluta di Facebook, è quella che spaventa di più i governi e che ha il potenziale rivoluzionario maggiore. L’obiettivo è sfruttare il la pervasività dei social e arrivare al cliente ancora prima delle banche. Chi ha un account Fb, infatti, con Libra potrà inviare pagamenti tramite Facebook, WhatsApp o Messenger e il destinatario potrà contare su un cambio stabile con il dollaro per convertire la somma in denaro. Sarà una stablecoin, il cui valore sarà legato a quello del dollaro e di una serie di asset a bassa volatilità. Il lancio è previsto per il 2020, ma è probabile che venga rinviato all’anno prossimo.

Perché serve un controllo

Di fronte alla possibilità di uno sconvolgimento del sistema dei micropagamenti e del sistema finanziario in generale, Italia, Francia, Spagna, Germania e Paesi Bassi hanno chiesto alla Commissione Europea di intervenire per regolare la materia. Il timore è che si creino criptovalute staccate dall’euro e dalle valute correnti, non controllate dai governi e circolanti in tutto il mondo attraverso le reti social.
Gli Stati non chiudono la porta al mondo dei bitcoin, ma chiedono che la loro proprietà sia pubblica o che venga istituito un meccanismo di controllo indipendente a livello internazionale. Senza controlli, infatti, Libra potrebbe essere usata dalle reti criminali e terroristiche di tutto il mondo come mezzo di finanziamento. Gli Stati non avrebbero più il monopolio della moneta e sarebbe chi controlla le valute a decidere a chi dare prestiti e a quali condizioni.
E Facebook? Non è ritenuto un organismo affidabile di controllo, sia perché si tratta di un’azienda privata ma soprattutto alla luce di scandali come Cambridge Analytica, con milioni di dati personali venduti ai privati per scopi pubblicitari. È probabile che Libra arriverà e forse cambierà il nostro modo di intendere il denaro. Ma sicuramente gli Stati e le istituzioni internazionali non staranno a guardare.

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