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Trump e l’inchiesta del New York Times, ecco la verità8 min read


IN BREVE

  • Trump ha portato avanti la sua campagna di rielezione ma le sue finanze sono sotto stress per le sue perdite da centinaia di dollari
  • L’Internal Revenue Service ha intrapreso con lui una battaglia decennale su un rimborso di 72,9 milioni di dollari e la sentenza gli potrebbe costare più di 100 milioni di dollari
  • I dati mostrano che dipende sempre di più dal guadagno di aziende che lo mettono in conflitto d’interessi con la sua attività di presidente
  • Il NYT ha ottenuto la sua dichiarazione dei redditi (non inclusi i rendimenti del 2018 e 2019) con info dettagliate dai suoi primi due anni di carica
  • Vengono rivelati i documenti finanziari che rilevano la vacuità dietro l’immagine miliardaria di Trump (vedi The Apprentice) che lo ha portato alla Casa Bianca insieme ai suoi alleati
  • Il film insieme agli accordi di licenza e di sponsorizzazione che derivavano dalla sua celebrità in espansione, hanno portato a Trump un totale di $ 427,4 milioni, secondo l’analisi del Times dei record. Ha investito gran parte di questo in una raccolta di aziende, per lo più campi da golf, che negli anni da allora hanno costantemente divorato denaro
  • Secondo lui, ci sono informazioni molto più utili, ha detto, nelle informazioni finanziarie annuali richieste a lui come presidente, ma questi riportano semplicemente le entrate e non il profitto 
  • Nel 2018, ad esempio, il signor Trump ha annunciato nella sua divulgazione di aver guadagnato almeno 434,9 milioni di dollari. I registri fiscali forniscono un ritratto molto diverso dei suoi profitti: 47,4 milioni di dollari di perdite
  • Entro i prossimi quattro anni, saranno dovuti più di 300 milioni di dollari in prestiti – obbligazioni di cui è personalmente responsabile
  • Quando è entrato in carica, il signor Trump ha detto che non avrebbe perseguito nuovi accordi esteri come presidente, ma i suoi soldi derivavano anche da accordi di licenza in paesi con leader di tendenza autoritaria o spinosi geopolitici – ad esempio, $ 3 milioni dalle Filippine, $ 2,3 milioni dall’India e $ 1 milione dalla Turchia
  • Tre pagine dei suoi rendimenti del 1995, inviate in forma anonima al Times durante la campagna del 2016, hanno mostrato che il signor Trump aveva dichiarato perdite per 915,7 milioni di dollari, dandogli una detrazione fiscale che avrebbe potuto permettergli di evitare le imposte federali sul reddito per quasi due decenni

Donald Trump è riuscito per anni a non pagare le tasse. È quanto dimostra un’inchiesta del New York Times, che rivela come il presidente degli Stati Uniti abbia falsificato le sue dichiarazioni dei redditi, anche durante il suo periodo alla Casa Bianca. I documenti prendono in esame un periodo di quasi vent’anni, e mostrano come Trump non abbia pagato in 10 degli ultimi 15 anni nessuna tassa sul reddito, grazie soprattutto alle perdite riportate nelle dichiarazioni fiscali dalla sua azienda, la Trump Organization.

Nello specifico, nel 2016 – l’anno in cui si candidò alle presidenziali con i repubblicani – l’imprenditore pagò circa 750 dollari di tasse. Negli ultimi due decenni, Trump avrebbe pagato circa 400 milioni di dollari in meno in tasse federali sul reddito rispetto a quello che avrebbe dovuto fare per legge; ha inoltre pagato meno tasse rispetto a Barack Obama e George W. Bush, i due presidenti che l’hanno preceduto, che versavano più di 100mila dollari di tasse federali all’anno durante i loro mandati. Ed infatti uno degli snodi cruciali dell’inchiesta risiede nel fatto che Trump risulta essere il primo presidente dagli anni Settanta a non aver voluto rendere pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi, una pratica non obbligatoria ma che tutti i candidati decidono di fare per una questione di trasparenza. 

L’inchiesta ha rivelato inoltre come nel corso degli anni Trump abbia considerato gran parte delle sue spese personali come spese a carico delle sue aziende, riducendo così ulteriormente le imposte: i possedimenti, le case, i campi da golf – da lui spesso descritti come cuore pulsante del suo impero economico – l’aereo personale e persino i tagli dei capelli sono tutti finiti nei bilanci aziendali.

Secondo l’inchiesta, comunque, le finanze di Trump sarebbero sotto grande pressione, soprattutto perché molte delle sue attività continuano ad essere in perdita, con i debiti accumulati che ammonterebbero a circa 400 milioni di dollari. Un quadro economico in netto contrasto con l’immagine da miliardario ed imprenditore di successo che si è costruito negli anni ed usata nelle scorse presidenziali. I documenti mostrano inoltre come la sua situazione finanziaria potrebbe complicarsi ulteriormente, a causa di una contesa decennale con l’Internal Revenue Service – IRS, l’equivalente della nostra agenzia delle entrate – sulla legittimità di un rimborso fiscale di 72,9 milioni di dollari che Trump aveva ottenuto dopo avere dichiarato perdite enormi.

”È UNO SCOOP!”

“È una delle più importanti storie degli ultimi 5 anni, non solo di quest’anno”. Così Brian Stelter della CNN ha commentato lo scoop pubblicato lunedì 28 settembre dal New York Times sulle dichiarazione dei redditi del presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, delle società di proprietà della Trump Organization risalenti agli anni ’90, così come quelle personali del 2016 e 2017. Documenti che per anni Trump ha cercato di tenere segreti e che si è rifiutato di rendere pubblici, interrompendo una lunga tradizione che dagli anni ‘70 vede i presidenti americani pubblicare le loro dichiarazioni dei redditi.

 

C’è chi ha definito quei documenti il santo Graal del giornalismo politico americano degli ultimi tempi, o la balena bianca di pubblici ministeri, oppositori, giornalisti in cerca di prove di illeciti. Il NYT è riuscito ad ottenerli mettendo a segno uno scoop di rilevanza storica.

I documenti delle tasse di Trump smascherano l’ipocrisia e le bugie di un presidente che per anni ha venduto ai cittadini americani e al mondo l’immagine di un multi-miliardario che si è fatto da solo, di un uomo d’affari di grande successo. La storia che emerge dallo scoop, scrive il Guardian, è quella di un debitore seriale, di un imprenditore mediocre e dedito sistematicamente all’elusione fiscale.

A firmare l’inchiesta: Russ Buettner, Susanne Craig e Mike McIntire. Altre firme del NYT hanno contribuito al lavoro investigativo: David Kirkpatrick, Kitty Bennett e Jesse Drucker.

I giornalisti che hanno esaminato i documenti coprono le finanze e le tasse del presidente da quasi quattro anni. Il loro lavoro su questo e altri progetti è stato guidato da Paul Fishleder, caporedattore investigativo, e Matthew Purdy, vicedirettore che sovrintende alle indagini e ai progetti speciali del Times.

I giornalisti hanno analizzato decenni di documenti fiscali personali e societari del presidente Trump e le sue attività negli Stati Uniti e all’estero: dai tempi in cui era investitore immobiliare a New York fino alla conquista della Casa Bianca.

Il giornale chiarisce subito che i documenti ottenuti non sono il risultato di una indagine finanziaria indipendente, ma comprendono informazioni che Trump stesso ha fornito all’Internal Revenue Service, l’agenzia delle Entrate americana . È in corso infatti da 10 anni una indagine dell’IRS sulla legittimità di un rimborso fiscale di 72,9 milioni di euro, che Trump ha chiesto e ottenuto dopo aver dichiarato enormi perdite. Se dovesse perdere questa battaglia fiscale dovrà restituire circa 100 milioni di dollari.

“Pubblichiamo questa inchiesta perché crediamo che i cittadini debbano conoscere il più possibile i loro rappresentanti, i loro leader, le loro esperienze, priorità e anche le loro finanze. Ogni presidente dalla metà degli anni ’70 ha reso pubbliche le sue informazioni fiscali. Questa tradizione garantisce che una persona che ricopre un ruolo pubblico con il potere di scuotere i mercati e incidere sulle decisioni politiche-istituzionali non cerchi di trarre vantaggio finanziario dalle sue azioni. Trump, uno dei presidenti più ricchi nella storia americana, ha interrotto questa tradizione”.

Il direttore ricorda come Trump abbia fatto di tutto per nascondere queste informazioni, dichiarando anche il falso quando ha detto di non poterle rendere pubbliche perché sottoposto a revisione dall’IRS.

Più recentemente, ha ricordato poi Baquet, Trump e il Dipartimento di Giustizia hanno combattuto contro le citazioni in giudizio da parte di investigatori del Congresso e dello Stato di New York che erano alla ricerca delle sue tasse e di altri documenti finanziari. I documenti rivelano una differenza significativa fra ciò che Trump ha dichiarato pubblicamente e ciò che ha rivelato alle autorità fiscali federali per molti anni. Ma cosa più importante è che questi documenti mostrano che le aziende di Trump sembrano aver beneficiato della sua posizione e che le sue partecipazioni di vasta portata hanno creato potenziali conflitti tra i suoi interessi finanziari e gli interessi diplomatici della nazione. E questo i cittadini hanno il diritto di saperlo.

Ci sono prestiti per più di 300 milioni di dollari da restituire nei prossimi 4 anni, obbligazioni di cui Trump è personalmente responsabile: a chi deve esattamente questi soldi the Commander in Chief? Si chiede il giornalista Jim Sciutto.

“Ho lavorato al New York Times molti anni fa”, ha detto inoltre Stelter parlando di questa inchiesta in diretta sulla CNN. “Una storia di questa portata non viene pubblicata se non dopo settimane e mesi di lavoro di inchiesta e redazionale e – ecco la parte importante – di controlli legali”.

Come ha sottolineato Michael Luto, ex giornalista del NYT ora al New Yorker, nessun’altra organizzazione giornalistica avrebbe potuto fare un lavoro simile, investendo tanto tempo e risorse. Forse solo il Washington Post o ProPublica. Ecco perché bisogna sostenere il giornalismo investigativo quale baluardo della democrazia.

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