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Vera giustizia per Willy: il processo mediatico non è un processo6 min read


IN BREVE:

  • L’eloquenza delle immagini: i fratelli Bianchi e Willy
  • Esperimento: la notizia senza audio, ma solo con le foto
  • Il processo mediatico non è un processo

Grossi occhiali da sole, sotto uno sguardo che forse voleva essere virile. Grossi tatuaggi  serpeggiano sulle braccia, senza nascondere però i bicipiti, sempre in bella vista. Non hanno una bella faccia i due, proprio no. Poi c’è un ragazzo giovane, circondato probabilmente da compagni di classe,  che sorride con gli occhi. Sembra felice. 

Due figure contrapposte che ben sintetizzano il male e il bene in questa triste vicenda che ha visto coinvolto Willy, il ragazzo sorridente, e i fratelli Bianchi, i palestrati. 

Fonte: Il fatto quotidiano. Willy e i fratelli Bianchi.

Ormai tutti sappiamo quello che è successo , chi in modo più approfondito, chi soltanto per le immagini che scorrono in tv. Ecco, le immagini, proprio quelle forse hanno raccontato l’accaduto più di qualsiasi  altra parola e forse più del dovuto. Allora facciamo un esperimento: togliamo l’audio per un momento a questa notizia e vediamo che cosa dicono le foto e i video da soli

La notizia senza audio 

Fonte: Ansa.
I fratelli Gabriele (S) e Marco Bianchi.

Abbassa il volume del tg e concentrati solo sulle immagini: raccontano la notte fra il 5 e il 6 settembre a Colleferro. Vedresti due fratelli dal ghigno poco rassicurante e un giovane di nome Willy Monteiro. Sembra che ci sia stata una lite degenerata in pestaggio: il ragazzo è morto. Dalle foto, potresti allora ipotizzare i motivi per cui è stato ucciso: il colore della pelle o giri strani nei quali era coinvolto? Sta di fatto che le foto di quei fratelli non promettono nulla di buono e ti rimangono impresse per la virulenza che emanano. 

Poi cominci a vedere un susseguirsi di video dei due ragazzotti, mentre si allenano in palestra con una certa supponenza. In alcune foto, indossano una di quelle divise, forse erano cintura nera in qualcosa, magari arti marziali. 

Guardi meglio e sembra che sia tutto materiale recuperato dai loro social, allora per capire digiti dal tuo Instagram «Gabriele Bianchi» e premi il tasto cerca. 

Eccolo, si, è proprio quello che hai visto in televisione, insieme al fratello, con la stessa espressione e lo stesso sguardo. Scorri e vedi che tutte le sue foto sono così e immortalano le loro facce che non sorridono e gli allenamenti in palestra. Scrollando, ti rendi conto poi che sotto i loro post ci sono insulti, molti insulti, perfino minacce di morte che non risparmiano la famiglia intera dei Bianchi. Pure le nipotine piccole. 

Tu devi immaginare che ancora non hai sentito nulla sulla vicenda: ti basi su quello che vedi. Ti accorgi allora che quegli epiteti sembrano dettati da una rabbia collettiva e che trovano sfogo solo tramite la tastiera. 

Rialziamo il volume

Allora decidi di alzare il volume e scopri che si, Willy è stato ucciso di botte proprio da quei due fratelli e sembra essere un episodio di violenza fine a se stessa. Willy sarebbe infatti intervenuto in una lite, per poi essere pestato dai due Bianchi, che passavano di lì con il loro suv. Ed è tragicamente eloquente perfino il cognome dei due poiché pare esserci l’aggravante razziale nel loro omicidio, che si delinea sempre più come volontario. Ancora, dirai, nel 2020. 

Le parole ti hanno aiutato soltanto a inquadrare meglio la vicenda, ma in fondo te la eri già immaginata anche solo guardando i post dei due fratelli. La home dei social è diventato un  tribunale virtuale. Attenzione però: «L’omicidio di Willy è un atto vile, ma la gogna mediatica non è civiltà.» Lo dicono la criminologa Flamina Bolzan e l’avvocato Chiara Penna

Il processo mediatico non è un processo 

Le due esperte infatti, ci ricordano che la funzione difensiva condanna ogni forma di gogna mediatica e anticipazione della condanna a mezzo stampa. Confondere la presunzione di innocenza e il diritto ad un processo in un’aula di tribunale significa negare la realtà. Questo però non fa altro che sminuire la nobiltà della funzione difensiva stessa. Quindi bisogna ricordarsi che il processo mediatico non è un processo e non darà quella giustizia che tutti cerchiamo. 

«Questo non toglie la disapprovazione per le azioni e le omissioni di chi, direttamente o indirettamente, intenzionalmente o preterintenzionalmente, ha distrutto la vita di un ragazzo. Tuttavia ciò a cui stiamo assistendo nella lettura di alcuni dei commenti presenti sotto le foto postate sui social dei fratelli Bianchi è parimenti vergognoso. » dicono i due tecnici. 

E ancora: 

Ciò che è accaduto tra sabato e domenica notte a Willy Monteiro è gravissimo e vile, è un delitto, è omicidio, ma non è certo dando sfogo all’istinto più basso, digitando parole di odio su una tastiera che può essere sanata la ferita al cuore della sua mamma e di un’intera collettività.

Una giustizia giusta 

Fiori e lettere in piazza Italia il luogo dove nel corso di un pestaggio è stato ucciso Willy Monteiro Duarte, Colleferro, 09 settembre 2020. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

I processi si fanno dunque in aula dando così importanza al Diritto e alla Procedura Penale – con i tre gradi di giudizio e la presunzione di innocenza. Ogni forma di prevaricazione che si manifesta sui social o sulle stesse immagini in tv è qualcosa che dovremmo biasimare. Bisogna stare attenti allora a togliere totalmente il volume dalle notizie e lanciarsi con commenti del genere. 

Forse, lasciando a chi compete la sentenza definitiva e rispettando l’iter giudiziario, si avrà una giustizia più giusta, per Willy, il ragazzo che sorrideva e che oggi non c’è più. 

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