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Covid-19 e mobilità: la Commissione Europea propone un modello comune5 min read


IN BREVE

  • Aumento dei casi di Covid-19 in Europa nel mese di agosto
  • Le prescrizioni per i viaggiatori italiani non sono state aggiornate dal governo italiano sulla base dei nuovi casi
  • La Commissione Europea propone delle linee guida per uniformare i limiti alla libera circolazione durante la pandemi

A dicembre il Covid-19 sembrava qualcosa di lontano. A marzo anche l’Europa si è scoperta vulnerabile e fino alla diffusione della pandemia negli Stati Uniti il vecchio continente ha registrato una crescita costante di contagi e vittime. Oggi si cerca con cautela di trovare un modus vivendi con la situazione attuale, riaprendo lentamente le attività produttive e le scuole e abituando le persone ad una convivenza probabilmente con il virus.

Per arginare i contagi (che nelle ultime settimane hanno registrato un incremento) gli stati europei hanno introdotto controlli e limitazioni per i viaggiatori provenienti da aree a rischio. Tuttavia si è creata molta confusione a causa dell’enorme mole di regole differenti di paese in paese e in certi casi soggette a cambiamenti troppo repentini.

Una gestione così priva di coordinamento ha dimostrato le sue criticità nel mese di agosto. Nel giro di 30 giorni, più precisamente a partire da Ferragosto, i principali paesi europei hanno registrato un incremento notevole dei contagi anche a causa degli spostamenti di turisti verso le principali mete.

Prendiamo l’Italia. Con il DPCM del 7 agosto, il governo delineava controlli più precisi per i viaggiatori provenienti da alcuni paesi europei: all’inizio erano indicate solo la Bulgaria e la Romania, ma il 12 agosto furono aggiunte anche Croazia, Grecia, Malta e Spagna. Questi 4 paesi rappresentavano le principali mete estere per i turisti italiani e quelle dove i nostri connazionali avevano contratto maggiormente il Covid-19.

Tuttavia in seguito gli aggiornamenti hanno riguardato solo disposizioni di carattere interno, ma nessun altro paese europeo è stato aggiunto alla lista degli stati a rischio per i viaggiatori. Nemmeno la Francia che nelle ultime settimane ha registrato il maggiore incremento nel continente: alla data del 5 settembre i contagi giornalieri erano arrivati ad oltre 9mila.

Attualmente i casi nei principali paesi europei sono:

  • Spagna: 498.989 casi e 29.418 vittime
  • Francia: 347.267 casi e 30.730 vittime
  • Regno Unito: 346.506 casi e 41.638 vittime
  • Italia: 276.338 casi e 35.534 vittime
  • Germania: 250.856 casi e 9.329 vittime

E qui una domanda: se la Francia ha registrato l’incremento maggiore di casi, perché l’Italia non l’ha inserita tra i paesi a rischio? Osservando i dati sul trend dei contagi raccolti dalla John Hopkins University, si può notare che in Francia l’aumento esponenziale dei casi è cominciato solo dopo il 12 agosto. Anzi attorno alla metà del mese i casi giornalieri raggiunsero appena i 5mila casi. Ma il 21 si superarono i 15mila casi in un giorno. Da allora, salvo temporanee oscillazioni, il trend è sempre stato crescente.

Possiamo quindi concludere che da parte del governo italiano è mancata l’accortezza di aggiornare in maniera capillare le prescrizioni sulla base degli ultimi sviluppi epidemiologici. Ma questo è solo un esempio della mancanza di coordinamento europeo per il tracciamento degli spostamenti soprattutto in caso di viaggi in regioni ad alto rischio.

La proposta della Commissione Europea: un codice comune di colori

Data la complessità della situazione, si è deciso di rendere le norme più chiare. Il 4 settembre il Presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, ha redatto una serie di linee guida per gli stati membri con lo scopo di garantire una comunicazione efficace e chiara delle restrizioni alla libertà di movimento imposte dalla pandemia.

Questo pacchetto prevede l’adozione di 3 criteri comuni per la valutazione del rischio e delle limitazioni agli spostamenti:

  • Totale dei nuovi casi di Covid-19 ogni 100mila abitanti registrati in una data area in un periodo di 14 giorni
  • Percentuale di positivi su tutti i test di Covid-19 condotti in una data area durante un periodo di 7 giorni
  • Il numero di test di Covid-19 effettuati ogni 100mila persone in una data area durante un periodo di 7 giorni

I dati raccolti dagli stati membri dovranno essere inviati ogni settimana all’European Centre for Disease Prevention and Control il quale sarà incaricato di redigere una mappa digitale aggiornata settimanalmente. Questa mappa segnerà le diverse regioni dell’Unione Europea secondo un codice di colori corrispondenti al livello di rischio. I colori proposti dalla Commissione Europea corrispondono ai seguenti parametri:

  • Verde: il totale dei nuovi casi di Covid-19 è inferiore a 25 nell’arco di 14 giorni E la percentuale di test positivi è inferiore al 3% del totale
  • Arancione: il totale dei nuovi casi di Covid-19 è inferiore a 50 in un periodo di 14 giorni MA la percentuale di test positivi è maggiore o uguale al 3%. In alternativa: il totale dei nuovi casi è compreso tra 25 e 150 MA la percentuale di test positivi è inferiore al 3%
  • Rosso: il totale dei nuovi casi è superiore a 50 in un periodo di 14 giorni E la percentuale di test positivi maggiore o uguale al 3%. In alternativa: il totale dei casi è maggiore di 150 su 100mila persone in un periodo di 14 giorni
  • Grigio: le informazioni raccolte sono insufficienti OPPURE il numero di test condotti ogni 100mila persone è inferiore a 250

Inoltre gli stati membri non potranno impedire la circolazione di viaggiatori provenienti da aree ad alto rischio. Questo però non si traduce in una libertà di movimento senza controlli: i paesi europei potranno decidere di sottoporre le persone in arrivo da regioni rosse o grigie ad un periodo di quarantena preventiva o ad un test Covid (quest’ultimo consigliabile anche per i viaggiatori in arrivo da aree arancioni).

La bozza della Commissione Europea prevede inoltre la possibilità per i viaggiatori che svolgono funzioni essenziali o abbiano necessità impellenti di non essere sottoposti a regime di quarantena. Le categorie in questione sono:

  • Lavoratori con responsabilità critiche e di frontiera, così come la manodopera stagionale
  • Lavoratori dei trasporti, in particolari coloro responsabile della consegna e del transito delle merci
  • Studenti
  • Diplomatici e personale di organizzazioni internazionali la cui presenza fisica è essenziale
  • Personale militare, delle organizzazioni umanitarie e della protezione civile in esercizio
  • Giornalisti nell’adempimento dei loro doveri

La novità della Commissione Europea consiste nel passaggio da un livello di rischio macroscopico ad un microscopico e meglio localizzato: in tal senso, ogni stato europeo si comporrà dei colori illustrati così da rendere tempestivamente noto il tasso di contagio delle singole regioni, evitando che i dati nazionali influenzino negativamente aree dove il contagio è più contenuto. Un cambiamento che ben si spiega sempre guardando alla Francia dove, nonostante l’andamento crescente della pandemia, solo 21 dei 101 dipartimenti francesi sono stati dichiarati zone rosse: tra questi la quasi totalità della Costa mediterranea e la regione di Parigi.

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