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Ecco perchè è utile avere un archivio fotografico sul Covid – 196 min read


IN BREVE

  • Cortona On The Move, Festival internazionale di visual narrative, commissiona a fotografi di tutto il mondo temi rilevanti legati all’emergenza sanitaria e il contraccolpo economico.
  • Nasce The COVID – 19 Visual Project, piattaforma multimediale che aspira a diventare un archivio permanente sulla pandemia del coronavirus.
  • La raccolta è divisa in capitoli, ma non è ancora conclusa: risulta «in progress»

Vivere nell’era del Covid 19 è come essere all’interno di un film senza copione. È tutto imprevedibile e in continua evoluzione: oggi aumentano i casi, domani diminuiscono, dopo domani chissà. È un lungometraggio veloce che si può fermare solo in alcuni istanti, scanditi dal click della macchina fotografica. 

Proprio da questa esigenza di fermare l’attimo, renderlo immortale e riconsegnarlo alle generazioni future, nasce l’archivio collettivo sulla pandemia. Le foto rientrano nel The Covid – 19 Visual Project la piattaforma realizzata da Cortona On The Move – e mettono a soggetto i più colpiti dalla pandemia. 

I capitoli della pandemia 


Fonte:
https://covid19visualproject.org/it Testo di Massimo Razzi:
«”Raccontano dell’oscurità che è dentro e intorno a noi” – Sono scure, scure e incise come la nostra vita di questi giorni difficili. Le immagini scattate da Alex Majoli nel suo viaggio attraverso l’Italia ai tempi della pandemia da COVID-19, raccontano, anzi, sono materialmente fatte dell’oscurità che è dentro e intorno a noi.»

Si possono così sfogliare le immagini del lontano marzo 2020 come fossero le pagine di un libro. C’è pure la divisione in capitoli che scandiscono quel periodo tanto oscuro: Il vuoto urbano, Il lockdown, La rivincita della natura. Ripercorrendo gli scatti in bianco e nero, si arriva all’ultima sezione – il capitolo 7 – intitolata Una nuova normalità. Attenzione però: c’è scritto che è in progress, il che ridimensiona  la percezione che abbiamo della pandemia, ancora lontana dai titoli di coda. Il susseguirsi delle foto rispecchia anche quello degli stati d’animo vissuti e possono forse aiutare a imparare dai nostri errori. Sembra infatti che la civiltà umana soffra di perdita di memoria a breve termine. Mark Honigsbaum, storico della medicina e giornalista inglese, ha ricordato in un suo recente libro le diverse fasi dell’atteggiamento umano nei confronti del Covid: al panico iniziale si sono susseguite le promesse di ogni tipo a favore della ricerca in campo medico. «Ma quando l’emergenza non c’è» – ha chiosato il giornalista in un’intervista a “La Lettura” –  «le risorse sono limitate e impiegate altrove» e così ci si dimentica di quello che è stato.

I soggetti degli scatti 

Fonte: Internazionazionale
Dopo sei settimane di lockdown, a Mosca la gente è a corto di soldi. Quasi la metà della popolazione non dispone di risparmi o ha solo quanto basta per sopravvivere per un mese. Le persone che già vivono in condizioni precarie sono quelle più colpite dalla pandemia. Nanna Heitmann ha visitato diversi enti di beneficenza per capire come il lockdown abbia colpito i più vulnerabili. La crisi dovuta al coronavirus è più severa a livello globale e probabilmente rappresenta solo l’inizio di una nuova e più grave crisi.

Alcuni fotogrammi si fissano nella mente più di altri e con la loro eloquenza pongono al centro le principali vittime di questa pandemia: i più poveri. Gli scatti di Nanna Heitman, la fotografa documentarista russo/tedesca, parlano proprio dell’iniquità sociale, conseguente al Covid – 19. Gli effetti del virus serpeggiano nei diversi enti di beneficienza delle città e ne mostrano un tratto particolare. A differenza della Peste Nera, che colpì l’Europa fra il 1347 e il 1352, la pandemia del 2020 ha aumentato – e continua a farlo –  le disuguaglianze sociali. La prima aveva infatti piallato le discrepanze economiche, influendo sulla distribuzione delle ricchezze (nella metà del Quattrocento il 10%  più ricco deteneva poco meno della metà). La seconda invece ha favorito  la disoccupazione e dunque le disuguaglianze economiche: i poveri diventano ancora più poveri. Chiaramente, il contesto istituzionale e politico del Quattrocento era diverso da quello di oggi e la speranza è che le politiche riescano a plasmare gli effetti ridistribuivi delle pandemie, come era già successo con l’Influenza Spagnola del 1918 – 1919. 

Fonte: https://www.cortonaonthemove.com/exhibit/nanna-heitmann/
Russia. Mosca. Persone lasciate senza una casa attendono di ricevere un trattamento sanitario o delle medicine.

I ritratti mascherati di Gideon Mendel

Il soggetto del fotografo sudafricano Gideon Mendel non è distante da quello della Heitman. È  il meltin’pot che affolla il Ridley Road Food Market, uno dei mercati più eterogenei e conosciuti dell’East London. 2 METRES : ritratti mascherati a Ridely Road è il titolo dei suoi scatti che ritraggono individui separati da linee rosse, i segnali del distanziamento, e «uniti nell’atto di indossare la mascherina ».  La rosa dei candidati è molto ampia: una casalinga e un cuoco in pensione, un ufficiale della pulizia, una studentessa. Tutti raccontano un pezzo della storia dell’immigrazione e della diversità culturale dell’area, unendo ad essa le difficoltà economiche in coda alla pandemia. 

Fonte: https://www.cortonaonthemove.com/exhibit/gideon-mendel/
Gideon Mendel realizza una serie di ritratti fotografici al Ridley Road Food Market durante il periodo della pandemia di coronavirus e del lockdown. Foto con un’inquadratura costante che catturando le diverse comunità che si sovrappongono in questo spazio, sperando di dare un senso di qualcosa di unico, locale e globale allo stesso tempo.
Fonte: https://www.cortonaonthemove.com/exhibit/gideon-mendel/
A terra le marcature rosse sulla strada sono state tracciate in seguito alla decisione del consiglio comunale di Hackney di indicare i due metri di distanza sociale consigliati per gli acquirenti

The Covid – 19 Visual Project è dunque una grossa opportunità per rendere vivo il ricordo di quello che è accaduto, mettere a fuoco le vittime dentro e fuori gli ospedali ed essere lungimiranti,  nonostante un futuro incerto. 

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