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Oggi alla Camera la proposta sulla separazione delle carriere: riusciremo mai a dividere giudici e PM?5 min read

Last updated on 28 Luglio, 2020

Oggi alla Camera dei Deputati è iniziata la discussione sulla proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare per la separazione delle carriere dei magistrati. Ciò è stato possibile grazie alle oltre 72 mila firme raccolte dall’Unione delle Camere Penali Italiane, associazione di rifermento degli avvocati penalisti.

Per comprendere la grande importanza della separazione delle carriere, bisogna innanzitutto chiarire che quando parliamo di magistratura e di magistrati in Italia, non ci riferiamo solo ai giudici ma anche a chi esercita la pubblica accusa: il Procuratore o Pubblico Ministero (PM).  È un’osservazione che di per sé non dice molto ai più, e magari sembra solo un’informazione come un’altra sul nostro sistema giudiziario, gravato da atavici problemi di lentezza e complessità, che appaiono molto più pressanti. Pensare però che sia una questione di poco conto è un errore.

Un processo penale in Italia ha questa peculiarità, dal sapore un po’ medioevale, per la quale si svolge tra un avvocato difensore e vari magistrati, PM e giudici, che sono tutti colleghi tra loro. Già questo dovrebbe bastare a far alzare più di qualche sopracciglio ai cittadini, visto che non è difficile immaginare che l’imparzialità e terzietà di chi giudica possa essere compromessa dall’appartenere allo stesso apparato pubblico di chi accusa.

Maggiori preoccupazioni dovrebbero poi derivare dal fatto che questo apparato pubblico è totalmente indipendente. Un’autonomia sacrosanta in realtà, quella del potere giudiziario, che sta alla base dello Stato di Diritto nato a seguito delle teorie illuministe del Settecento, diffuse dalla Rivoluzione Francese e dalle truppe di Napoleone. È un’autonomia che però assume in Italia connotati del tutto particolari. La magistratura è infatti, secondo la nostra Costituzione, un corpo separato dal resto dello Stato, dotato di un proprio organo di autogoverno: il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

Il CSM è stato più volte al centro di scaldali, l’ultimo dei quali ha visto protagonista Luca Palamara, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), e altri nove magistrati. L’ANM è sostanzialmente il sindacato dei magistrati, questa organizzazione ha acquisto grande potere proprio grazie alla composizione democratica del CSM. In breve, i magistrati eleggono i propri rappresentati all’intero del CSM e nel contesto di questa elezione l’ANM svolge la funzione di vero e proprio partito politico, proponendo candidati e impegnandosi in campagna elettorale. Il CSM, che dovrebbe garantire l’indipendenza della magistratura, opera da molti anni sotto l’influenza delle logiche clientelari dell’ANM, con il fine di difendere e se possibile accrescere i privilegi dei magistrati, a danno della giustizia italiana e dei cittadini. È un fatto che il CSM abbia assegnato incarichi, promozioni e trasferimenti non sulla base dei meriti professionali dei singoli magistrati ma in ragione della loro appartenenza a circoli di potere.

Appare evidente che il problema della giustizia italiana travalichi di molto la questione della separazione delle carriere. L’Italia infatti ha uno dei sistemi giudiziari peggiori d’Europa. La durata dei processi è sicuramente la criticità più significativa, ma anche la qualità delle sentenze e il numero delle impugnazioni sono problemi importanti che attanagliano sia la giustizia penale che quella civile. In questo contesto drammatico, la separazione delle cariere dei magistrati potrebbe essere un primo ed importante passo verso un sistema giudiziario minimamente degno dell’eredità della civiltà romana, che ha costruito le fondamenta del diritto come lo consociamo oggi.

Il dibattito sulla separazione delle carriere è inesistente, perché non esistono delle opinioni contrarie degne di considerazione. Ogni volta che viene ventilata una qualche proposta di riforma della magistratura, riemergono sempre le stesse obiezioni di chi si straccia le vesti gridando all’attentato contro la libertà e la Costituzione, invocando la difesa dell’indipendenza dei magistrati. Questa è una posizione tanto faziosa e priva di ogni ragionevole fondamento che neanche meriterebbe di essere contestata. In ogni caso, fortuna nostra vuole che esista chi in passato, oltre ad aver sacrificato la propria vita per la giustizia, si sia pronunciato su questo tema: Giovanni Falcone, qualche mese prima di essere assassinato nella Strage di Capaci.

“Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. Gli occorrono, quindi, esperienze, competenze, capacità, preparazione anche tecnica per perseguire l’ obbiettivo. E nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carriere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e Pm siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’ indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’ azione penale, desideroso di porre il Pm sotto il controllo dell’ Esecutivo. E’ veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione del Pm con questioni istituzionali totalmente distinte.”

Giovanni Falcone

Mario Pirani, Ma contro cosa nostra occorrono superuomini, La Repubblica, 3 ottobre 1991

Il Parlamento è oggi chiamato ad affrontare questo tema ma le forze politiche di maggioranza non sembrano interessarsi della questione. L’On. Riccardo Magi, deputato di +Europa e membro della commissione Affari Costituzionali, è invece intervento così nel corso della discussione odierna alla Camera:

“La separazione delle carriere è pilastro indispensabile di una reale ed efficace riforma della giustizia. Solo in questo modo potremo avere l’attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e mettere al centro il diritto del cittadino a un giusto processo. È importante sottolineare come questa legge di iniziativa popolare, approdata in aula grazie alla pervicacia e alla ostinazione del gruppo di FI (Forza Italia, ndr) e del collega Sisto in particolare, ha poche possibilità di vedere proseguire il suo iter e altre proposte di legge popolari su temi come l’eutanasia o la riforma del testo unico sulle droghe continuano ad essere ignorate dal Parlamento che non rispetta la volontà dei cittadini evitando di discuterle. Eppure tutti ricordiamo il richiamo del presidente Fico nel suo discorso di insediamento a fare vivere la centralità del Parlamento anche attraverso la calendarizzazione delle proposte frutto dell’iniziativa popolare.”

Altro politico a pronunciarsi a favore della proposta l’eurodeputato Carlo Calenda, con il seguente tweet:

 

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