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Consumo di suolo, in Italia 355 metri quadrati di cemento per ogni cittadino4 min read


Più cemento che popolazione. Lo confermerebbe il rapporto “Il consumo di suolo in Italia 2020” – presentato il 22 luglio da Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) – secondo cui si continuerebbe ad assistere alla crescita delle superfici artificiali e a una decrescita demografica. Due valori inversamente proporzionali che segnerebbero un andamento negativo per il Paese. Nel 2019 infatti si sono registrate 420mila nascite e un consumo di altri 57 km2 (57 milioni di metri quadrati) – circa 21 campi da calcio coperti da superfici artificiali al giorno – di territorio nazionale al ritmo di due metri quadrati al secondo. Stando ai dati, in Italia ci sarebbero 355 metri quadrati di cemento per ogni abitante (erano 351 nel 2017 e 353 nel 2018) e ben 135 metri quadrati per ogni neonato nell’ultimo anno.

Dobbiamo agire subito se vogliamo arrestare questo processo – ha affermato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa – invertendo la rotta, puntando sulla rigenerazione urbana, sul riutilizzo degli edifici dismessi che possono diventare spazi fruibili per i cittadini, contrastando duramente ogni forma di abusivismo che deturpa il paesaggio aggirando leggi e norme di sicurezza”.

Purtroppo però il rapporto Ispra individuerebbe un’Italia a più velocità. Da una parte la Valle d’Aosta che, con solo 3 ettari (30 mila metri quadrati) di territorio impermeabilizzato nell’ultimo anno, si afferma la prima regione italiana vicina all’obiettivo europeo “Consumo di suolo 0”. Dall’altra Puglia, Abruzzo, Sicilia e Veneto che hanno registrato un incremento percentuale maggiore allo 0,35% rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente.

Secondo i dati rilevati da SNPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente) il consumo di suolo maggiore si è registrato in Veneto (+785 ettari), Lombardia (+642 ettari), Puglia (+625), Sicilia (+611) ed Emilia-Romagna (+404); mentre Umbria, Liguria, Molise, Basilicata e Trentino-Alto Adige sono le regioni in cui l’incremento è stato minore di 100 ettari.

Dati Ispra – Consumo di suolo in Italia

Tra le province meno virtuose Verona (+252 ettari), Brescia (+184), Roma (+183) e Treviso (+182), seguite dal Sud dove si sono riscontrare crescite tra i 100 e i 160 ettari a Bari, Foggia, Lecce, Catania, Messina, ma anche a Venezia e Bologna.

Tra i comuni a registrare il maggior incremento di consumo di suolo nell’ultimo anno Roma (+108 ettari), Uta, nella città metropolitana di Cagliari, (+58 ettari) e Catania (+48 ettari). Tra i comuni a crescita contenuta, invece, Torino (+5 ettari), Trieste (+2), Genova (+1), Napoli, Firenze, Milano e Cagliari (con meno di un ettaro in più).

Secondo Ispra e SNPA, quasi il 50% del suolo perso negli ultimi dodici mesi si trova nelle città, il 12,5% in aree centrali e semicentrali, il 32% nelle fasce periferiche e meno dense. Tale incremento contribuirebbe quindi a far diventare sempre più calde le città. Eppure il consumo di suolo ha interessato anche le aree protette (+61,5 ettari) – valore dimezzato rispetto all’anno precedente – aree vincolate per la tutela paesaggistica, aree a pericolosità da frana, a pericolosità sismica e aree a pericolosità idraulica (il valore più alto in Liguria con quasi il 30% di suolo impermeabilizzato).

Dati Ispra – Consumo di suolo in Italia

Il consumo di suolo avrebbe un forte impatto sulla produzione agricola e sull’economia. Tra il 2012 e il 2019, si sarebbe registrata una perdita di 3.700.000 quintali di prodotti agricoli (foraggere, frutteti, vigneti e oliveti); mentre il danno economico stimato ammonterebbe a quasi 7 miliardi di euro.

Ma quali sono gli scenari futuri ipotizzati?

  • Se la velocità di trasformazione dovesse rimanere costante, tra il 2020 e il 2050 si registrerebbe un consumo di altri 1.556 km2.
  • Se si dovesse tornare alla velocità massima registrata negli anni 2000, si arriverebbe quasi a 8.000 km2.
  • Se si attuasse una progressiva riduzione della velocità di trasformazione (-15% ogni triennio), si avrebbe un aumento di 721 km2 prima dell’azzeramento al 2050.

Tutti valori molto lontani dagli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile – sottoscritta nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU – che richiederebbe invece un incremento delle aree naturali di 316 km2.

https://webgis.arpa.piemonte.it/secure_apps/consumo_suolo_agportal/?entry=5

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