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Studiare nell’era Covid: aumentano i posti a Medicina3 min read

Medicina è sempre stata tra le facoltà più gettonate. Il Covid-19 ha evidenziato una carenza di specialisti, proprio per questo il Ministero dell’Università ha scelto di incrementare gli accessi al test d’ingresso: 1.500 posti in più. Una notizia che spacca l’opinione pubblica: i giovani sono contenti di avere una chance in più, ma i professionisti del settore storcono il naso, sicuri che questa soluzione sia utile quanto un cerotto su una coltellata.

Il test: dove, quando e come

Il 3 settembre si terrà la prova per l’anno 2020/2021. La struttura del quiz è immutata, ma la pandemia ne ha modificato la modalità di realizzazione: gli studenti lo svolgeranno presso la sede universitaria più vicina al loro domicilio.

Come spiegato nel bando del test:

In considerazione dalla normativa di contenimento dell’epidemia da Covid-19, al fine di garantire l’applicazione delle disposizioni di natura emergenziale nonché di limitare gli spostamenti nell’ambito del territorio nazionale e regionale, ciascun candidato, a prescindere dalla sede indicata come prima preferenza di assegnazione, sostiene la prova presso la/e sede/i dell’ateneo/degli atenei disponibili nella propria provincia di residenza o, se non disponibili, nella provincia limitrofa rispetto a quella di residenza

Medicina: facciamo i conti

Nel 2019 la facoltà ha visto lievitare il numero di posti disponibili: da 9.779 a 11.568. Nel 2020 l’incremento è di + 1.500, per un totale complessivo di 13.072 unità. Bisogna segnalare un rischio di abbandono del corso dell’11%, quindi solo 11.700 studenti concluderanno il loro percorso.

Di questi 11.700 giovani, ipoteticamente, 2.000 seguiranno il corso di formazione in Medicina generale e 9.700 otterranno il titolo di specialista. La nota dolente: le borse di specializzazione sono sempre troppo poche. L’aumento annuale (+ 4.200 nel 2020) non garantisce sbocchi sicuri agli studenti che, bloccati nell’imbuto formativo, si troveranno sospesi in un eterno purgatorio tra laurea e specializzazione.

Carlo Palermo, segretario dell’Anaao-Assomed (sindacato dei dirigenti medici), stima un fabbisogno di 5.000 specialisti dopo il 2030; aumentando gli accessi a Medicina, 4.700  studenti su 9.700 non troveranno un’occupazione in Italia e in 5 anni saranno oltre 23.000 a non lavorare. Conseguenza? La tanto temuta fuga di cervelli.

La parola agli esperti

Le prospettive presentate non garantiscono un futuro roseo agli studenti di Medicina, eppure quest’anno l’incremento di posti è una certezza irremovibile. Alea iacta est. Quali sono le opinioni più diffuse? Scopriamolo insieme.

Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università:

Abbiamo aumentato il numero di posti disponibili, 1.500 in più rispetto allo scorso anno, sfruttando al massimo la capacità formativa, considerando sia Medicina che professioni sanitarie: è il massimo che possiamo fare con il numero di docenti e di strutture a disposizione

Carlo Palermo, Segretario dell’Anaao-Assomed:

Non mancano laureati in Medicina e chirurgia, mancano gli specialisti. La proposta di incrementare di 1.500 unità gli accessi al corso di laurea in Medicina e chirurgia, l’aumento più consistente tra tutte le professioni sanitarie, per l’anno accademico 2020-2021, portandoli a 13.072 rappresenta un’assurdità al limite tra demagogia, insipienza e conflitto di interessi, foriera di un disastro formativo ed occupazionale

Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine dei Medici:

No all’aumento dei posti per entrare nella facoltà di Medicina senza aver prima azzerato l’imbuto formativo in cui si trovano migliaia di laureati che ancora non hanno potuto accedere alla specializzazione. Serve subito la riforma: a ogni laurea deve corrispondere una borsa di formazione

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