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L’ultima opera di Banksy trattata «come qualsiasi altro graffito» e rimossa5 min read

Last updated on 16 Luglio, 2020

L’ultima opera di Banksy, uno dei più famosi street artist dei nostri tempi, ha avuto vita più breve del solito. If You Don’t Mask, You Don’t Get – se non ti metti la mascherina, allora non hai capito – era il titolo della sua creazione nella metro di Londra. 

Banksy al tempo del Coronavirus

Ai tempi del lockdown, Banksy aveva mostrato i muri del suo bagno, su cui trionfava la sua opera d’arte.  Alcuni roditori popolavano le pareti e cercavano di rimuovere lo specchio appeso, da cui si vedevano le barre per conteggiare i giorni che scorrevano. La  reclusione da quarantena forzata sembrava proprio una prigione. L’artista, costretto anche lui in smartworking, aveva commentato l’opera : «mia moglie odia quando lavoro a casa». 

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. . My wife hates it when I work from home.

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Mascherina sull’arte

Le pareti della sua casa sono come i muri su cui da anni dipinge le sue opere. Un esempio che di recente lo riguarda è  La ragazza con il timpano trafitto ( The girl with the Pierced Eardrum), realizzata nel 2014, reinterpretando La ragazza con l’orecchino di perla di VermeerOggi, quella giovane indossa una mascherina protettiva per il Covid – 19.  Non si sa se sia stato lo stesso Banksy o qualcun altro a modificare l’opera. Di certo però il Coronavirus ha influito anche sull’arte.

Fonte: Corriere.it. Banksy: La ragazza con l’orecchino di perla ai tempi del Coronavirus L’opera ispirata al celebre dipinto di Vermeer, rivisitata dal writer nel 2014, è stata modificata con l’aggiunta della mascherina simbolo della pandemia del Covid-19.

Roditori e umanità

Tornando ai roditori, non è la prima volta in realtà che compaiono questi personaggi nelle sue opere. Sembra quasi che l’artista voglia accostarli all’umanità e farci così riflettere. Questo era un po’ il significato anche del topo anarchico, The Anarchich Rat, apparso con un cartello tra le zampe sui muri di Londra, nel 2004. 

Fonte: Artbanksy.com. Il “topo anarchico” rappresenta un topo, in piedi sulle zampe posteriori, con in mano un cartello con un evidente segno anarchico.

D’altronde, non ci si deve stupire, se si pensa che Banksy ha fatto della clandestinità uno dei presupposti della sua dinamica artistica. La sua è una continua guerra culturale, come dimostrano le sue opere irriverenti e per questo così di impatto. Banksy è in grado di dare vita a una raffigurazione sfruttando proprio la materia su cui dipinge, come si è visto dal suo smart working in bagno, dove anche la carta igienica era parte dell’opera. 

If you don’t mask – you don’t get

Per questo, forse, non dovrebbe nemmeno stupire vederlo travestito da addetto alla sanificazione sulla metro di Londra per realizzare un’altra delle sue. Così veniamo alla sua ultima creazione, durata poche ore. 

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. . If you don’t mask – you don’t get.

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L’opera voleva promuovere l’uso delle mascherina. Così, grazie all’artista, dei topi alle prese con mascherine e gel antibatterici hanno cominciato ad affollare la metro della capitale britannica.  Qualcuno di loro perfino starnutisce: in un certo senso, raffigurano i comportamenti umani di questi ultimi mesi. L’artista si è poi firmato con la vernice di un verde che ricorda il colore delle mascherine chirurgiche. 

Poche ore dopo aver postato il suo lavoro su Instagram, la Transport for London, società che gestisce i trasporti della capitale britannica, ha confermato la rimozione dei graffiti. 

Fonte: Art.banksy.com. Topo con gel antibatterico

Una fonte anonima ha raccontato alla BBC che i suoi roditori siano stati «cancellati inconsapevolmente dagli addetti alle pulizie». Il Transport for London invece sostiene che siano stati rimossi volontariamente e trattati «come qualsiasi altro graffito sulla rete di trasporto». Certo, di questi tempi, la pulizia dei luoghi pubblici è di estrema importanza. I graffiti sicuramente inquinano l’atmosfera e per questo sono stati rimossi velocemente – neanche il tempo di accorgersi da chi erano stati disegnati. 

La società ha voluto rimediare proponendo all’artista di  «realizzare per i nostri clienti una nuova versione del suo messaggio, in un posto più adatto». È quel adatto che forse non funziona, infatti Banksy non ha ancora risposto all’invito.

D’altronde, le sue opere vivono insieme alla strada e a ciò che rappresenta. L’artista è contrario alla commercializzazione dell’arte, come dimostra l’autodistruzione de La bambina con il palloncino (video)

Il messaggio di Banksy

Insomma, non si sa se lodare gli inservienti per la rapidità della sanificazione o storcere il naso per non aver riconosciuto Banksy. Nonostante l’amaro in bocca per aver cancellato un’opera d’arte, ci sono due aspetti importanti da tenere a mente. Innanzitutto, probabilmente Banksy sapeva già che sarebbe andata a finire così, conoscendolo. In secondo luogo,  il messaggio finale, che appare  in conclusione del suo video. In  sottofondo si sente la celebre canzone dei Chumbawamba, Tubthumping che nel finale è in una versione riadattata: «I get lockdown, but I get up again» («Sono stato in lockdown, ma mi alzo di nuovo»).

Che rimanga, che sia distrutta dal suo stesso autore o rimossa dopo poche ore, la sua arte riesce ad esprimersi e trasmettere messaggi forti, testimone dell’epoca in cui si consuma.  Forse è vero che siamo un po’ come quei topini disegnati:  alle prese con i nostri disinfettanti e appesi ad un filo (della mascherina). Forse Banksy ci sta dicendo che è tutto nella norma oppure che forse è bene ricominciare ad apprezzare i dettagli attorno a noi. Chi lo sa. 

Fonte: ilpost.it
«I get lockdown, but I get up again» («Sono stato in lockdown, ma mi alzo di nuovo»).

Certo è che trovarsi con un topolino sul finestrino che si disinfetta le zampe è un buon modo per ricordarsi in che strano periodo storico siamo capitati. 

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