Press "Enter" to skip to content

Borsa, le 10 aziende italiane raddoppiate in 20 anni8 min read


La pazienza, almeno in Borsa, è decisamente una virtù. Non se ne parla spesso (ci ricordiamo spesso di chi va male), ma ci sono aziende italiane che hanno saputo avere uno sguardo di lungo periodo e investire su una crescita di lunga prospettiva. E alla fine i risultati le hanno premiate. Ben 10 aziende del nostro Paese negli ultimi 20 anni hanno almeno raddoppiato il loro valore in Borsa, mentre il resto del Ftse Mib nello stesso periodo ha perso il 56,8%. Eccole.

10) Cementir (+99,3%)

Settore: Edilizia
Presidente e Ad: Francesco Caltagirone
Sede: Roma
Fondazione: 4 febbraio 1947
Fatturato: 1,2 miliardi di euro (2019)

Cementir ha sempre avuto quasi il monopolio del settore del cemento in Italia. Fondata dall’Iri con un solo cementificio, quello dell’Italsider di Bagnoli, dal 1992 è di proprietà di Francesco Gaetano Caltagirone, il re dell’edilizia italiana, proprietario anche del Messaggero. Negli ultimi 20 anni è diventata il più grande esportatore al mondo di cemento bianco, con siti di produzione in Danimarca, Egitto, Cina, Malesia e Stati Uniti. Cementir Produce 3,3 milioni di tonnellate di cemento ogni anno, è il leader nella produzione in Turchia e in tutta la Scandinavia, il quarto in Italia. Più della metà del fatturato arriva da Nord America e Nord Europa (l’Italia conta appena l’8,5%).

9) Saes Getters (+101,3%)

Settore: Industriale
Ad: Giulio Canale
Presidente: Massimo Della Porta
Sede: Lainate (Milano)
Fondazione: 1940
Fatturato: 182,35 milioni di euro (2019)

Pochi lo sanno, ma Saes Getters ha fatto la storia dell’imprenditoria italiana, diventando la prima azienda tricolore a essere quotata sul Nasdaq americano nel 1996. È la capogruppo di Saes, leader nella componentistica medica e industriale, realizzata con materiali speciali brevettati dalla stessa società. La Saes (Società Apparecchi Elettrici e Scientifici) era però nata a Firenze da un’idea dell’ingegnere Ernesto Gabrielli, che aveva trovato un nuovo modo per realizzare i getters (piccoli contenitori con il vuoto all’interno, utilizzati inizialmente per i televisori a tubo catodico). La società, oggi quotata in Borsa, ha 10 stabilimenti tra Italia, Germania e Stati Uniti e il suo giro d’affari è cresciuto del 13% nel 2019.

8) Buzzi Unicem (+116,9%)

Settore: Edilizia
Ad: Michele e Pietro Buzzi
Presidente: Enrico Buzzi
Sede: Casale Monferrato (Alessandria)
Fondazione: 1872
Fatturato: 3,22 miliardi di euro (2019)

L’edilizia è da sempre un settore trainante per l’economia italiana per la presenza di pochi grandi gruppi che occupano la scena. Buzzi Unicem è il secondo, con una quota di mercato del 16%. La storia dell’azienda è quella delle fusioni e incorporazioni che hanno accompagnato le trasformazioni dell’Italia nel Novecento. Nata Cementi Marchino nel 1872, viene incorporata nell’Unione Cementi (Unicem) degli Agnelli nel 1933. Dopo l’espansione in tutta Italia, viene a sua volta incorporata dalla Buzzi nel 1999.

7) Atlantia (+119,9%)

Settore: Infrastrutture
Ad: Carlo Bertazzo
Presidente: Fabio Cerchiai
Sede: Roma
Fondazione: 1950
Fatturato: 11,63 miliardi di euro (2019)

Autostrade per l’Italia, gli Aeroporti di Roma, Telepass, la spagnola Abertis. Atlantia è la principale holding della famiglia Benetton (che la comprò dallo Stato nel 1999) e ha visto crescere negli ultimi 20 anni il suo business nel settore infrastrutture e trasporti anche con acquisizioni oltre i confini italiani. Tutto andava a meraviglia fino al maledetto giorno del 14 agosto 2018, giorno del crollo del Ponte Morandi. Da allora tutto l’universo di Atlantia ha risentito delle minacce dei due esecutivi Conte di ritirare la concessione (la decisione definitiva dovrebbe essere ormai imminente).
Ad oggi, Atlantia gestisce 14mila chilometri di autostrade a pedaggio, i due aeroporti romani di Fiumicino e Ciampino e quello francese di Nizza e investe in 11 Paesi del mondo.

6) BB Biotech (+121,4%)

Settore: Biotecnologie
Presidente: Erich Hunziker
Sede: Schaffhausen (Svizzera)
Fondazione: 9 novembre 1993
Fatturato: 728,17 milioni di franchi (680,8 milioni di euro) (2019)

Quotata da vent’anni al FTSE All Star di Milano, BB Biotech è in realtà un’eccellenza dei nostri vicini della Svizzera. La resilienza dell’azienda ha fatto sì che, nonostante BB Biotech non sia tra le aziende che stanno sviluppando un vaccino contro il coronavirus, il titolo in Borsa abbia già recuperato tutto il valore perso durante la crisi di marzo-aprile. Il motivo? La società è un grande hub di investimenti in campo farmaceutico, con importanti partecipazioni azionarie in sigle come Ionis Pharmaceuticals, Neurocrine Biosciences, Incyte e Vertex Pharmaceuticals. Quest’ampia diversificazione ha fatto da rete di protezione in momenti di forte drawdown come quelli dei mesi scorsi.

5) La Doria (+370%)

Settore: Alimentare
Presidente: Antonio Ferraioli
Ad: Antonio Ferraioli e Andrea Ferraioli
Sede: Angri (Salerno)
Fondazione: 1954
Fatturato: 717,6 milioni di euro (2019)

Anche in questo caso si tratta di un’azienda cominciata come impresa familiare ai tempi del boom economico e diventata negli anni una realtà internazionale, che fa affari più all’estero che in Italia. Il territorio salernitano, con il famoso pomodoro San Marzano, ha fatto da traino all’espansione societaria fino alla quotazione in Borsa nel 1995.
La Doria continua a produrre succhi di frutta, sughi pronti e legumi esclusivamente in Italia, dove ha 6 stabilimenti. La fetta principale dei ricavi arriva dalla grande distribuzione estera, dove possiede i marchi La Romanella, Vivi G, Cook Italia, Althea e Bella Parma.

4) Brembo (+396%)

Settore: Industriale
Ad: Daniele Schillaci
Presidente: Alberto Bombassei
Sede: Stezzano (Bergamo)
Fondazione: 11 gennaio 1961
Fatturato: 1,32 miliardi di euro (2019)

L’acronimo di Breda Emilio Bombassei è diventato il sinonimo di freni di qualità in tutto il mondo. Quelli della Brembo furono i primi freni a disco prodotti fuori dall’Inghilterra, e in breve tempo finirono su centinaia di migliaia di auto e moto, da Alfa Romeo a Moto Guzzi, fino alla Formula Uno con la Ferrari nel 1975.
La gigantesca solidità del gruppo dipende, anche in questo caso, dalla massiccia campagna di acquisizioni portata avanti dagli anni ’80 in tutto il mondo, successiva alla quotazione in Borsa. Sono di proprietà di Brembo la brasiliana Alfa Real Minas, che lavora i freni a disco delle auto; l’inglese AP Racing, che produce freni e frizioni; Marchesini, che fabbrica cerchioni. Negli ultimi anni il marchio è arrivato in Messico e in Cina, dove ha fondato una propria società, la Nanjing Yuejin Automotive Brake System e ha comprato per 86 milioni di euro la locale Asimco Meilian Braking Systems.

3) IMA (+594%)

Settore: Industriale
Presidente e Ad: Alberto Vacchi
Sede: Ozzano dell’Emilia (Bologna)
Fondazione: 1961
Fatturato: 1 miliardo di euro (2019)

Da quasi sessant’anni la famiglia Vacchi porta avanti la tradizione del confezionamento nella pianura romagnola. Furono i primi a confezionare i blister, ossia la confezioni per le pillole, e da allora si è iniziato a impacchettare un po’ di tutto: alimentari, cosmetici, tabacco, tè, caffè, il tutto espandendo il proprio impero in tutto il mondo. Il fatturato del gruppo IMA arriva per il 90% dall’estero.
Alberto Vacchi, Presidente e Ad di IMA, è il fratello della webstar Gianluca Vacchi, che detiene una partecipazione azionaria della società.

2) Interpump (+669,8%)

Settore: Industriale
Presidente e Ad: Fulvio Montipò
Sede: Sant’Ilario d’Enza (Reggio Emilia)
Fondazione: 1977
Fatturato: 1,4 miliardi di euro (2019)

Sapevate che una delle maggiori aziende mondiali nel settore dell’oleodinamica è italiana? Interpump, fondata in un piccolo paese dell’Emilia, è un colosso internazionale.
L’anno chiave è il 2018: dalla produzione di pompe ad alta e altissima pressione il gruppo entra nei settori alimentare, cosmetico e farmaceutico grazie a una serie di acquisizioni: l’inglese Bristol Hoss, la spagnola Inoxpa e l’americana Gs-Hydro. L’ultimo ingresso nel gruppo è la canadese Hydra Dyne Tech, rilevata nel 2019 per 17,2 milioni di euro. La presenza in 18 Paesi del mondo spiega il boom del titolo negli ultimi due decenni.

1) Recordati (+2559,4%)

Settore: Farmaceutico
Ad: Andrea Recordati
Presidente: Flemming Ornskov
Sede: Milano
Fondazione: 1926
Fatturato: 1,48 miliardi di euro (2019)

Il vero boom degli ultimi 20 anni è però di Recordati, titolo che è arrivato a crescere di quasi 26 volte rispetto al valore del 2000. L’ex Laboratorio Farmacologico Reggiano di Correggio (Reggio Emilia), fondato da Giovanni Recordati, divenne la prima grande azienda farmaceutica italiana tra le due guerre, con farmaci rivoluzionari come antispasmina colica e simpamina.
Vent’anni fa Recordati era già quotata in Borsa e aveva aperto le sue prime filiali in Spagna e Stati Uniti. In questo lasso di tempo il business aziendale ha toccato una quantità di Paesi incredibile: Francia, Spagna, Irlanda, Turchia, Tunisia, Polonia e Russia. E con la pandemia, il valore delle azioni ha continuato a crescere. Non perché Recordati stia elaborando un vaccino ma grazie al debutto di un nuovo farmaco, Isturisa, dedicato ai pazienti con malattia di Cushing.

LEGGI ANCHE: Allarme dazi Usa, possibili notevoli incrementi verso l’Italia

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!