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Inquinamento da Coronavirus: come smaltire 300.000 tonnellate di rifiuti tra mascherine e guanti?5 min read


#Buttalibene. Con questo slogan il ministero dell’Ambiente ha lanciato lo spot sullo smaltimento corretto di mascherine e guanti che «sono diventati un problema per l’ambiente, in Italia e nel resto del mondo – ha sottolineato il ministro competente, Sergio CostaDa qui è nata la campagna istituzionale del ministero, affidata al carisma di Enrico Brignano, che con il suo potere di persuasione orienterà i comportamenti dei cittadini italiani nell’ottica di prestare attenzione all’ambiente». Una strategia di comunicazione, studiata insieme alla Guardia costiera, all’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), all’Istituto Superiore di Sanità (ISS), all’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e alla commissione Colao, che intende raggiungere quanto più pubblico possibile anche attraverso i social network ricordando che “Alla natura non serve”. «Oggi è il momento di agire per difendere il nostro pianeta dall’inquinamento – ha aggiunto il ministro – Non possiamo stare a guardare».

Secondo il recente report di WWF, che oggi compie i suoi 54 anni di attività in Italia, la plastica è presente non solo in mare, ma anche nelle rocce e negli agenti atmosferici. Proprio per questo motivo l’associazione sta lavorando affinché i governi stipulino un accordo globale per impedire che l’inquinamento da plastica condizioni per sempre il pianeta.

La dispersione dei dispositivi di protezione individuale avrebbe un effetto negativo sull’ambiente, così come ha dimostrato l’immagine simbolo dell’uccellino soffocato da una mascherina, pubblicata su Facebook da una donna canadese.

Ma che portata avrebbe l’inquinamento causato dal Coronavirus?

Il rapporto Ispra “I rifiuti costituiti da dpi usati” rivela che, in base ad alcune stime recentemente diffuse, il fabbisogno giornaliero di mascherine della Fase 2 sarebbe intorno ai 35/40 milioni di pezzi, con una produzione di circa 410 tonnellate al giorno. Un totale che si aggirerebbe tra le 60.000 e le 175.000 tonnellate di rifiuti fino a fine 2020. Se si ipotizzasse un utilizzo di due paia di guanti per ogni mascherina, occorrerebbero 70/80 milioni di guanti al giorno, con una produzione giornaliera compresa tra le 400 e le 1.100 tonnellate e una produzione fino a fine anno tra le 100.000 e la 270.000 tonnellate. Se così fosse la produzione complessiva di rifiuti costituiti da mascherine e guanti sarebbe tra le 160.000 e le 440.000 tonnellate fino alla fine del 2020, con un valore medio di circa 300.000 tonnellate.

Rapporto Ispra – I rifiuti costituiti da dpi usati

Dunque la campagna ministeriale per il corretto smaltimento cerca di porsi come strumento educativo concentrandosi su tre punti fondamentali: non buttare a terra le mascherine e i guanti monouso; gettarli nella raccolta indifferenziata, inserendoli prima in un ulteriore sacchetto se si è positivi o in quarantena, e servirsi il più possibile di dispositivi di protezione riutilizzabili, da lavare a 60 gradi.

Se il lockdown ci aveva fatto sperare in un mondo meno inquinato, la realtà purtroppo è un’altra. La Cina ha registrato un aumentato dell’inquinamento atmosferico e probabilmente lo stesso accadrà nell’Europa che sta ripartendo. Insieme ai comportamenti dei singoli cittadini, occorrerebbe quindi apportare cambiamenti più radicali, puntando su nuove fonti energetiche e un’economia sostenibile e circolare. Cercano di andare verso questa direzione l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America. Da una parte lo European Green Deal ha come obiettivo l’azzeramento dell’impatto climatico entro il 2050 attraverso la promozione dell’uso di risorse rinnovabili, il ripristino della biodiversità, il sostegno all’innovazione energetica e l’introduzione di trasporti più green. Dall’altra parte con il Green New Deal, proposto dalla parlamentare democratica Alexandria Ocasio-Cortez, gli Usa intendono assumere la leardership del cambiamento mondiale verso un’economia a zero emissioni di anidride carbonica e più verde.

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