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Carlo Bonomi, per Confindustria un Presidente di rottura3 min read


Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria da un mese, non è sicuramente una persona che le manda a dire. Critico nei confronti del governo, durante gli Stati Generali ha presentato le sue proposte a Giuseppe Conte, a partire dalla restituzione di 3,4 miliardi di euro di accise sull’energia, ritenute illegittime da una sentenza della Cassazione. E poi il pagamento dei debiti dello Stato nei confronti delle imprese, o quantomeno la compensazione con i crediti. Un protagonismo che non era mai stato così esasperato da parte di un portavoce degli imprenditori italiani.

Nato il 2 agosto 1966 a Crema, ha scelto di candidarsi alla presidenza di Confindustria dall’altro di un altro incarico di notevole rilevanza: quello di Presidente di Assolombarda, ossia degli industriali di Milano, Lodi, Monza e Brianza. Il cuore produttivo del Paese. Da luglio 2019 è anche Presidente della Fondazione Assolombarda.
La sua attività di imprenditore si è concentrata sul settore biomedicale. Bonomi è stato infatti Presidente della Synopo e di tutte le aziende manifatturiere controllate dal marchio, come Sidam e BTC Medical Europe. Il suo primo incarico nelle organizzazioni rappresentative delle aziende è stata la vicepresidenza di Assolombarda, con delega a credito, finanza, organizzazione e sviluppo.

La svolta a livello nazionale per Bonomi arriva nel 2016, quando Vincenzo Boccia, allora Presidente di Confindustria, lo chiama a presiedere il gruppo tecnico per il fisco e l’assemblea lo elegge nel Consiglio Generale. Negli anni seguenti entra a far parte del Consiglio Generale di Aspen Institute e dei Cda di Ispi e Università Bocconi e diventa past president della onlus Cancro Primo Aiuto.
Da Presidente di Assolombarda, più volte aveva invitato il governo ad agire con decisione per favorire le imprese e il Made in Italy. Nel corso delle inedite elezioni telematiche a porte chiuse a maggio per la successione di Francesco Boccia, Carlo Bonomi è stato eletto Presidente di Confindustria con 123 voti contro Licia Mattioli, vicepresidente sotto il mandato di Boccia. Bonomi guiderà il sindacato degli industriali italiani fino al 2024.

Bonomi ha annunciato un piano profondamente diverso rispetto a quello del predecessore, innanzitutto per la minore vicinanza alla politica, e a settembre presenterà il piano di Confindustria per l’Italia 2030/2050. Una visione di lungo respiro, che conterrà tutti gli elementi essenziali della sua visione della politica industriale.
Innanzitutto, Carlo Bonomi rifiuta ogni eccessivo intervento statale ma è convinto della necessità di forti investimenti pubblici per digitalizzazione, formazione, trasporti e infrastrutture. Proprio per questo è spesso entrato in rotta di collisione con la politica del governo: “Con i soldi che negli ultimi anni abbiamo speso per Alitalia avremmo comprato 5 tra le migliori compagnie aeree europee”, ha detto dopo la decisione del governo Conte di prestare altri 3 miliardi di euro all’ex compagnia di bandiera.
Infine, Bonomi chiede allo Stato il massimo impegno per la riduzione del gigantesco debito pubblico, attualmente in aumento a 2467 miliardi di euro, per cui è previsto lo sforamento del tetto del 150% rispetto al Pil a fine 2020. L’Italia dovrebbe tornare in linea con gli standard internazionali anche in altri settori, come quello della sostenibilità.

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