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Il celebre storico Barbero: “Abbattere le statue è un’idiozia”3 min read

Last updated on 18 Giugno, 2020


L’omicidio dell’afroamericano George Floyd, commesso da agenti di polizia statunitensi e filmato in diretta, ha innescato un’onda di proteste contro il razzismo che ha ben presto travalicato i confini americani.
Le manifestazioni hanno visto grande partecipazione e si sono svolte con caratteri assai diversi: in alcuni casi si è trattato di marce pacifiche, in altri sono sfociate in veri e propri atti vandalici contro edifici e statue.

Sono entrati nel mirino dei manifestanti anche molti monumenti di personaggi accusati a vario titolo di essere stati razzisti. Negli USA sono state colpite le statue di Cristoforo Colombo, a Londra è stato imbrattato il monumento dedicato a Winston Churchill e in Italia quello di Indro Montanelli.

Qui non si vuole tanto approfondire le ragioni dietro ad ognuno di questi gesti, quanto cercare di capire se può avere un senso una “revisione” dei monumenti attualmente presenti nelle nostre città. Per capirlo abbiamo chiesto l’opinione dello storico Alessandro Barbero:

Io penso che la revisione delle glorie e dei grandi personaggi della nostra civiltà occidentale abbia delle ragioni e fino a un certo punto ci permetta una visione più ampia della storia: non c’è dubbio che la colonizzazione dell’America è stata una grande avventura per i coloni europei, e una grande tragedia per le popolazioni indigene, e così via. La revisione però deve fermarsi qui. Se si comincia a sostenere che la colonizzazione dell’America è stata solo una grande tragedia e non anche una grande avventura, si cade nell’errore opposto e si smette di nuovo di capire la storia nella sua complessità, per tornare a vederla in forma appiattita e moralistica. Quanto poi alla specifica forma assunta dal revisionismo politicamente corretto in questi ultimi tempi, con la caccia alle statue, la trovo sbagliata da cima a fondo e molto pericolosa. Intendiamoci, sarei d’accordo se si proponesse di abbattere le statue di Hitler: ma si dà il caso che le abbiano già abbattute. Da nessuna parte nel nostro occidente esistono statue di grandi criminali universalmente esecrati. Ci sono invece moltissime statue di personaggi storici importanti, che hanno lasciato un’impronta nella storia, che sono stati amati o ammirati da molti, e che possono ovviamente aver commesso anche grandi errori, e magari perfino crimini, o aver avuto aspetti spiacevoli. Mettersi a fare l’inventario delle statue e abbattere quelle che sono dedicate a personaggi storici non perfetti, e non in linea con i nostri valori odierni, è un’idiozia, ed è una forma di vergognoso e arrogante imperialismo culturale verso gli abitanti di quel luogo diverso che è il passato. È, inoltre, evidente che una volta cominciato è impossibile fermarsi. Rimosse le statue del generale Lee, bisognerà rimuovere anche quelle del presidente Lincoln, il liberatore degli schiavi, il quale allo scoppio della guerra civile dichiarò che per lui la questione della schiavitù era del tutto secondaria; che se per salvare l’Unione doveva abolire la schiavitù, l’avrebbe fatto; e se invece per salvare l’Unione doveva mantenere la schiavitù, l’avrebbe mantenuta. Noi italiani dovremmo buttare nel Tevere il Marco Aurelio del Campidoglio, imperatore di un impero schiavista, lui stesso padrone di schiavi… È evidente che mettere in mano alla politica decisioni di questo genere è un enorme errore che potrà fare solo danni.

3 Comments

  1. Giuliano Caruso Giuliano Caruso

    Le statue sono anche un simbolo, e se qualcuno si ritiene offeso, deve poterlo dire democraticamente, e altrettanto democraticamente occorre discuterne e decidere cosa fare.

    • Christian Caiumi Christian Caiumi

      Se si dovessero abbattere tutte le statue che offendono qualcuno, non ne rimarrebbe in piedi nemmeno una.

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