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Balzo delle Borse americane dopo il report sull’occupazione di maggio5 min read

Last updated on 22 Luglio, 2020


Forse definirla benedizione parrebbe esagerato se non frettoloso, ma è questo l’effetto che il report sull’occupazione americana per il mese di maggio ha avuto sui maggiori listini americani e di riflesso su quelli europei. Una spinta, anzi un trampolino, inatteso, soprattutto se si pensa al contesto in cui questi dati sono stati pubblicati: si usciva da due mesi (marzo ed aprile) tra i più neri nella storia dei dell’economia e della finanza, il lockdown aveva costretto milioni di aziende in tutto il mondo a fermare le loro produzioni e gli ammortizzatori sociali tardavano ad arrivare. Eppure l’economia USA ha segnato 2,5 milioni di posti di lavoro. Numeri che non possono che essere boccata d’aria fresca per l’economia e per le Borse, che non si sono fatte sfuggire l’occasione. Ora il futuro appare meno tormentato, si spera solo non sia un’illusione.

L’impennata delle Borse americane (e non solo)

E quindi davvero gli indici americani hanno accolto di buon grado la notizia arrivata dal report sull’occupazione. Wall Street, infatti, vola dopo i dati sul lavoro americano nel mese di maggio, nonché grazie alla parole di compiacimento del Presidente Trump. Il Dow Jones guadagna il 3,59% a 27.224,90, il Nasdaq il 2,13% a 9.820,18 punti e l’indice S&P500 il 2,99% a 3.205,56 punti (qui le quotazioni in tempo reale dei listini azionari e l’andamento degli indici di Borsa in tempo reale).
La rapida ripresa è motivata non solo dal report presentato ieri, ma anche da una rinnovata fiducia degli investitori che ora puntano ad una nuova risalita dei mercati dopo i brutti mesi di lockdown ormai, apparentemente, lontani. Così quella che sembra prospettarsi come manna dal cielo relega in secondo piano le tensioni tra Washington e Pechino e la delicata situazione sociale che gli USA stanno attraversando dopo l’uccisione del 46enne afroamericano George Floyd per mano di un poliziotto. Infatti, il Dow Jones sale del 2,61%, l’S&P 500 il 2,00%, mentre il Nasdaq allunga di quasi un punto percentuale.
Bene anche il petrolio dopo l’accordo raggiunto tra i grandi Paesi produttori, appartenenti al cosiddetto Opec+, per l’estensione oltre il 30 giugno dei tagli produttivi. Il contratto Wti a luglio sale del 4,33% a 39,03 dollari al barile.

Contestualmente al balzo d’oltreoceano, anche i listini europei sfruttano il momento favorevole: sprint di Piazza Affari che ha chiuso attorno ai massimi di giornata. Il Ftse Mib ha registrato un rialzo del 2,8% a 20.187 punti, tra i massimi da 3 mesi. Nel frattempo chiude in calo a 168 punti base lo spread mentre il rendimento del decennale italiano si fossilizza all’1,41%.
Tra i singoli titoli risaltano i balzi di FCA (in rialzo attorno al 7%) sostenuta anche dalle attese per l’ormai, a quanto sembra, prossimo maxi-prestito da 6,3 mld di euro con garanzia pubblica all’80%. Bene anche Eni a oltre +5%. Si conferma la forza delle banche con quasi +5% per Unicredit e Intesa Sanpaolo, la migliore è Bper con +9%. Ma tra i migliori rendimenti del listino del Ftse Mib c’è anche Ferragamo che segna (rialzo di quasi il 10%).

Il report sull’occupazione americana nel mese di maggio

L’economia USA ha creato 2,5 milioni di posti a maggio, nonostante la crisi da coronavirus, dopo il crollo record di 20,5 milioni di addetti ad aprile: è questo quanto si apprende dal report sull’occupazione americana nel mese di maggio, pubblicato come consuetudine ogni primo venerdì del mese. Una sorpresa. Gli analisti si aspettavano una discesa di 8 milioni di occupati: un dato, perciò, in controtendenza rispetto alle previsioni e ancora più eclatante. Il mercato del lavoro Usa è migliorato considerevolmente nella seconda metà di maggio, con le riaperture delle attività commerciali dopo le chiusure di metà marzo. Il tasso di disoccupazione (calcolato su una diversa base statistica) frena al 13,3%, contro il 14,7% di aprile e un atteso aumento al 19,8%.

Un ruolo fondamentale è stato quello del settore privato, dove a maggio sono stati creati oltre 3 milioni di posti, contro la perdita di occupati di 19,5 milioni ad aprile e a fronte di un atteso calo di 7,5 milioni. Nel settore manifatturiero l’economia Usa a maggio ha creato 225 mila posti, a fronte dei -1,3 milioni di aprile. Il costo medio orario del lavoro sale dell’6,7% a maggio contro il +8% di aprile e a fronte di un atteso incremento dell’8,5%. Quello sul costo del lavoro è un dato anomalo poiché, avendo la crisi colpito soprattutto le categorie a basso costo, i salari medi negli Usa, durante l’emergenza, sono saliti notevolmente.  L’economia Usa ha perso 22,1 milioni di posti di lavoro tra marzo e aprile ma ha riguadagnato 2,5 milioni a maggio, come riportato dal Corriere della Sera. Il tasso di disoccupazione ad aprile era sceso del 14,7%, il livello più alto dal 1948 e a maggio è calato al 13,3%. Tuttavia, molte imprese nelle grandi città Usa erano state riaperte o avevano intenzione di riaprire a metà maggio, ma poi hanno richiuso dopo il 25 maggio, dopo essere state saccheggiate durante le proteste per la morte di George Floyd. E questo evento altrettanto inatteso, quanto abominevole, potrebbe giocare un brutto scherzo a quei numeri rigogliosi del report sull’occupazione. Infatti molte aziende medio piccole potrebbero decidere ora come ora di ritardare a sollevare le saracinesche.

La gioia di Trump

I tweet lanciati nelle ultime ore sulla pagina social del Presidente Trump per manifestare felicità a seguito del report sull’occupazione.

Anche il Presidente Donald Trump non ha mancato di esprimere tutto il suo gradimento per la notizia del report sull’occupazione americana, nonostante il particolare momento che il paese sta vivendo. Attraverso il social che ormai più lo rappresenta, Twitter, Trump ha cinguettato: «Questi numeri sono incredibili». Ed in effetti come dargli torto: neanche il più ottimista degli analisti avrebbe ipotizzato cifre di questo tipo. Meno condivisibile un altro tweet dei tanti, con cui certo il Presidente ha voluto rincarare la dose, ma accaparrandosi tutti i meriti della notizia: «Davvero gran report sul lavoro. Ottimo Presidente Trump (scherzando, ma vero)!» ha concluso Trump stesso. E che l’economia americana da quando il leader repubblicano si è insediato alla casa Bianca stia tutto sommato navigando in acque tranquille è un dato di fatto, come lo sono i 2.300 mld che la Fed ha immesso nel tessuto economico, ma da qui a dire che la ripresa dell’occupazione sia tutta attibuibile all’operato del Presidente ce ne passa. D’altronde l’orizzonte è già quello delle elezioni presidenziali del 3 novembre prossimo. 

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