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LABA: una quarantena dalla A alla Z3 min read

Last updated on 27 Maggio, 2020

Ansia. Rabbia. Frustrazione. Impazienza. Questo lockdown ha creato in noi un groviglio di stati d’animo difficile da dipanare. Il dipartimento di arti visive/pittura della LABA ha scelto di catturare le emozioni e i vocaboli che caratterizzano questo travagliato 2020. In che modo? Con uno strumento vecchio stampo adattato ai tempi moderni: un abbecedario su Instagram.  Da martedì 19 maggio gli studenti della Libera Accademia di Belle Arti di Brescia posteranno sulla pagina @abbecedaridiquarantena una parola chiave con la corrispondente interpretazione visiva. Umberto Chiodi (Professore di Pittura III e Biennio Specialistico), Gianni Moretti (Professore di Anatomia dell’Immagine) e Giulia Brioschi (studentessa di arti visive) ci aiutano a comprendere questo ambizioso progetto.

Umberto Chiodi, quarantena, china e pastelli su carta, 2020.

Domanda fondamentale per orientare i nostri lettori: da dove nasce la scelta di utilizzare un abbecedario come modalità di espressione?

Gianni Moretti: “Il progetto nasce da un’esigenza, dal bisogno di dare una forma concreta a ciò che sta accadendo e che coinvolge tutti in prima persona”

Umberto Chiodi: “L’abbecedario è anche la forma visiva più semplice in grado di contenere una nuova raccolta di parole e immagini che ormai appartengono alla nostra quotidianità, ci aiuta a comprendere la realtà in cui viviamo”

Giulia Brioschi: “Io penso che questo progetto realizzi lo scopo fondamentale dell’arte: intervenire direttamente all’interno del contesto socio-culturale in cui siamo calati. L’abbecedario è stato ideato durante la quarantena con l’obiettivo di provare a riordinare un momento caotico. Credo che questo sia stato un modo per provare a capire una situazione di cui non abbiamo controllo ed esperienza”

Abbiamo detto che @abbecedaridiquarantena è stato ideato in pieno lockdown. Coordinare i propri studenti da casa è complicato. Come riuscite a mantenere un ordine nella realizzazione di un progetto strutturato in modalità ‘smartworking’?

Gianni Moretti: “Ne parlavamo l’altro giorno. Temevo il peggio, devo essere sincero. Certi lavori vanno visti dal vero, vanno analizzati, bisogna comprenderne l’interazione con lo spazio. La modalità di sviluppo via social, però, ci ha portato a sfruttare la pratica dello smartworking a nostro vantaggio”

Giulia Brioschi: “Questa è un’idea innovativa sviluppata in un momento storicamente complesso. Fortunatamente siamo abituati a collaborare fin dal primo anno, ad ascoltare e comprendere gli altri, forse per questo è stato meno faticoso mantenere in vita il tutto nonostante le distanze”

Giulia Brioschi, Tartaruga, matite colorate su carta, 2020.

Gli abbecedari sono fruibili solo via Instagram. Si tratta di una scelta dettata dalle mode del momento o di un escamotage per raccogliere un bacino d’utenza più ampio?

Umberto Chiodi: “Penso si tratti soprattutto di semplicità: Instagram è uno strumento contemporaneo fondamentale per aprirsi al mondo ed estendere questo lavoro oltre l’ambito scolastico. Mi piacerebbe, in base alla partecipazione, renderlo anche una mostra in futuro. Perché no?”

Gianni Moretti: “Inoltre, durante la pandemia il cellulare è stato l’unico mezzo per rimanere in contatto con gli altri, per questo lo abbiamo preso in considerazione. Il progetto è di carattere inclusivo e questo social può essere un ponte in grado di connettere la LABA a chiunque voglia prendervene parte”

Da quel che ho potuto comprendere si tratta di un progetto aperto: chi può partecipare?

Gianni Moretti: “Si, è decisamente libero, tutti possono collaborare, proprio per questo sono ammesse tecniche differenti: ad esempio fotografia o collage. L’unico vero criterio di selezione è la coerenza in parallelo all’idea iniziale”

Umberto Chiodi: “Infatti potremmo dire che non vi sono limiti reali, la collaborazione è rivolta a chiunque senta la necessità di partecipare. I nostri followers troveranno su Instagram un indice: dovranno selezionare una parola e contribuire con una rappresentazione visiva di essa. I lavori degli studenti della LABA e degli esterni si mischiano. L’unione di mani e menti differenti arricchisce un’iconografia che non si basa più su un’immagine sola, ma che si estende in parallelo alla sensibilità che distingue ognuno di noi”

 

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