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Scuole paritarie, un destino diviso tra proteste e incertezze3 min read

Il mondo delle scuole paritarie è da tempo in rivolta. Se si fa un passo indietro per capire cosa è successo,  si potrà vedere che a far discutere è l’art. 222 della bozza del decreto Rilancio, quello su “Misure per sicurezza e protezione nelle istituzioni scolastiche statali e per lo svolgimento in condizioni di sicurezza dell’anno scolastico 2020/2021”: dalla bozza del testo pare che i 331 milioni di euro con cui viene incrementato il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche nell’anno 2020 siano destinati soltanto alle scuole statali. In questo modo, circa il 30% delle scuole paritarie rischia di non poter riaprire il prossimo settembre. Non riuscirebbero a pagare gli stipendi dei dipendenti, in quanto le famiglie non pagheranno le rette e lo Stato finora non ha assicurato l’assegno di disoccupazione. Una dimenticanza del Governo che sembrava trascinare con se’ 12.500 istituti, dove studiano circa 866 mila ragazzi e lavorano 150 mila tra docenti e personale scolastico. Ma qualcosa sembra essersi smosso

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Nell’ultima versione del decreto Rilancio, all’articolo 233 è stato inserito un nuovo stanziamento di 70 milioni, «a titolo di sostegno economico in relazione alla riduzione o al mancato versamento delle rette o delle compartecipazioni comunque denominate, da parte dei fruitori fino ai sedici anni di età, determinato dalla sospensione dei servizi in presenza a seguito delle misure adottate per contrastare la diffusione del Covid-19». Complessivamente, dunque, per le scuole paritarie, dall’infanzia alla secondaria di secondo grado, sono previsti stanziamenti per 150 milioni di euro, del miliardo e mezzo messi a disposizione dell’intero sistema scolastico nazionale. Intanto si pensa anche a come sarà fatta la maturità sempre all’interno degli istituti non statali. Ecco che a questi andrà anche una parte dei 39,23 milioni di euro stanziati per garantire il «corretto svolgimento» degli esami di Stato, in modo che ci sia la pulizia degli ambienti e i dispositivi di protezione individuale da parte degli studenti e del personale scolastico durante le attività in presenza, tenendo conto del numero di studenti e di unità di personale coinvolti. Ritornando però al testo dell’articolo 233, c’è ancora un nodo da sciogliere: la questione del sostegno scolastico solo fino ai 16 anni, ovvero all’obbligo scolastico. Questa dicitura fa storcere il naso a molte forze politiche a favore delle scuole paritarie, perché lo Stato paga la scuola statale fino al quinto anno e non solo fino ai sedici anni. Una disparità che potrebbe causare ostacoli ideologici che ancora circolano.

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Alla fine sugli stanziamenti per le paritarie le reazioni sono molteplici, tra chi inneggia a una vittoria e chi ha ancora tanto da dire sulle misure prese, a partire dall’ex-ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, la quale definisce la somma degli investimenti una «risposta concreta e importante», «senz’altro non ancora sufficiente a scongiurare la chiusura di una parte di questi istituti che invece dobbiamo assolutamente mettere nelle condizioni di riaprire a settembre». Qualche lamentela arriva anche da Gabriele Toccafondi e Daniela Sbrollini, capigruppo di Italia Viva in Commissione Cultura alla Camera e al Senato, che sottolineano «le risorse in più sono arrivate nonostante un silenzio assordante del ministro dell’Istruzione a cui le paritarie si erano appellate». Pesanti le accuse della Lega che parla di «vergognosa elemosina», visto che «la maggioranza è riuscita nell’impresa di destinare l’elemosina di 8.368 euro a scuola, poco più di 40 euro ad alunno», si legge in una nota dei deputati del Carroccio della Commissione Istruzione.

In un sistema messo in ginocchio dagli effetti devastanti del Covid-19, ormai si può sindacare su qualsiasi cosa, anche sul diritto allo studio e dove lo si vuole portare avanti. Ma la vera domanda non dovrebbe essere sui modi migliori del come finanziarie le paritarie, ma piuttosto sul perché non sia legittimo farlo. Il nostro sistema di istruzione basato sulla Costituzione ha “carattere pluralista e misto”. Da questi punti fermi occorre partire ora per esaminare la questione delle scuole paritarie nella conversione del decreto crescita.

 

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