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Cambia il rendiconto all’interno del Movimento cinque stelle, addio scontrini?3 min read

C’era una volta la politica degli scontrini, diretta emanazione del grido «onestà, onestà» che risuonava nelle piazze di Beppe Grillo. Destava molte ironie, l’imposizione ai propri eletti di restituire al Movimento un importo fisso della diaria da parlamentare, maggiorato di quanto non speso nell’esercizio del mandato, voce quest’ultima che inevitabilmente diventava la più rilevante e veniva passata al vaglio da un Comitato rendicontazioni di ispirazione sovietica incaricato di verificare la natura di ogni cena, di ogni spesa. Era una misura che trasudava giustizialismo e populismo, ma rappresentava comunque un fiore all’occhiello per chi ci credeva. Peccato che seguendola alla lettera, sarebbe stato espulso l’intero Movimento, o quasi.

Scontrini
Grillo e Casaleggio

Dalle posizioni euro-critiche all’immigrazione, passando alla questione delle alleanza con altri partiti sono state diverse le giravolte pentastellate. Ora sembra che si sia giunti alla fine anche di un altro capitolo. Sarebbe, infatti, vicino l’addio agli scontrini, quello strumento usato per le rendicontazioni.

I parlamentari pentastellati avevano chiesto modifiche al regolamento adducendo le scuse più svariate. Attuale è previsto un importo minimo mensile di 2000 euro, più una quota di mille euro per gli eventi, 300 per le spese della celebre piattaforma Rousseau, quella dove a volte si vota per decidere quale posizione il Movimento deve prendere su determinate questioni, e la restituzione di “tutto ciò che non è speso, oltre l’indennità e la diaria forfettaria”. Questa voce, nel nuovo sistema, non compare: la quota eventi viene inglobata in un forfettario onnicomprensivo.

Scontrini
Vito Crimi, capo M5S                                                                                     La svolta era stata annunciata giovedì da Vito Crimi, capo politico reggente del M5s, con una mail nella quale ha dato il via libera a una nuova forma di regime per le restituzioni: un forfettario che prevede voci e oneri diversi ma che, in sostanza, potrebbe anche permette di non rendicontare nulla. Vi sarebbe solo una differenza: la voce per sostenere l’evento Italia 5 Stelle. In pratica, i parlamentari dovrebbero versare in un’unica soluzione annuale circa 3000 euro. Ma saranno gli stessi deputati e senatori a scegliere se adottare il nuovo sistema o mantenere quello attuale.

Se cambia lo strumento per le restituzioni, diverso è il discorso sui “furbetti” che non versano il denaro. La linea dura contro di loro è destinata ad andare avanti. Entro il prossimo 6 giugno i ritardatari sono tenuti a versare i corrispettivi di fine 2019 mentre entro il 30 giugno dovranno saldare le quote fino ad aprile.

Scontrini
Scontri, addio

Per chi si ostina a non restituire ci potrebbe essere l’espulsione, anche se ciò potrebbe assottigliare ulteriormente la pattuglia pentastellata alla Camera e Senato. I ritardati a rischio sarebbero una ventina, su 298 totali, ma solo cinque hanno oltre sei mesi di mensilità arretrate da restituire. A rischiare di più, paradossalmente, potrebbe essere il premier Conte. La maggioranza che sostiene il presidente del Consiglio, infatti, non è solida e al Senato conta su numeri risicati.

Ora non ci sarà più questo problema. A partire da oggi infatti, M5S entra nell’era della semi-trasparenza, che è un po’ come essere a favore dell’Europa e contro l’Europa. Gli onorevoli a 5 Stelle non dovranno più giustificare nulla. Se vogliono, potranno pagare un forfait annuale alla casa madre, più o meno come fanno i colleghi di altri partiti. Siccome l’ennesima ritirata da un principio fondativo di M5S non può essere riconosciuta dall’alto, ecco che la scelta ricade su di loro, sui peones, tramite il meccanismo dell’adesione volontaria. Gianroberto Casaleggio amava l’ultimo Gaber, quello di Io non mi sento italiano. I suoi eredi si stanno dimostrando invece molto italiani, e non nell’accezione migliore del termine.

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