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Unione Europea: il Covid-19 acuisce la crisi del progetto europeo4 min read

Last updated on 25 Maggio, 2020

La crisi economica del 2008, il rischio di default della Grecia, l’emergere dell’autoritarismo nei paesi del Gruppo di Visegrad, la crisi dei migranti, la Brexit, l’ascesa di partiti euroscettici. Queste sono le tappe di una serie di sfide che l’Unione Europea ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Il risultato finale è controverso perché se da un lato non è avvenuta una implosione dell’Unione (come si temeva all’indomani della Brexit), dall’altro le istituzioni comunitarie non sono riuscite a dare una risposta energica ai suoi problemi strutturali. Di conseguenza, si sono acuite le rivalità tra le varie zone dell’Europa.

L’emergenza Covid-19 è solo l’ultimo capitolo di una storia dell’integrazione europea di cui ancora non sappiamo quale sarà il futuro: rinnovo o collasso? Dopo due mesi di lockdown più o meno generale in tutto il continente, la pandemia ha fatto sentire i suoi effetti sia sulle preoccupazioni per il futuro sia sul destino dell’Unione.

Un documento dell’Eurobarometro, datato 12 maggio, descrive un quadro molto particolare sotto molteplici punti di vista.

Vita e economia nell’Unione Europea sotto il Covid-19

La prima parte dello studio evidenzia un’alta preoccupazione per l’impatto non sanitario della pandemia. Nello specifico le persone intervistate temono che l’attuale situazione potrebbe compromettere le singole economie nazionali e mettere a rischio i posti di lavoro. Una posizione condivisa in gran parte dei paesi europei, indipendentemente dalla forza delle rispettive economie, dove regna un certo pessimismo: in Germania, ad esempio, 2 tedeschi su 3 ritengono l’attuale situazione non buona o cattiva, mentre in Italia il 51% ritiene che un famigliare potrebbe perdere il lavoro a causa della crisi. Un caso particolare di adattamento alle difficoltà del momento è il Belgio dove il 94% dei lavoratori che hanno scoperto la modalità smartworking sarebbe inclini a continuarla anche dopo la fine dell’emergenza.

Lavoro: per quanti è a rischio?

Sul fronte del lavoro, la percezione della sua precarietà è alquanto variabile a seconda dei paesi e dell’età anagrafica. Tendenzialmente i giovani sono i più confidenti circa la sicurezza di un lavoro in futuro. Tuttavia a livello europeo solo il 43% condivide questo ottimismo, con punte di scetticismo soprattutto nell’Europa meridionale sia per quanto riguarda la propria generazione sia per le successive: è il caso di paesi quali Francia, Italia e Grecia. Un dato come questo trova un legame nella riduzione di ore di lavoro, che ha portato ad una perdita del posto temporanea per il 23% degli intervistati, permanente per il 5%. Le riduzioni più basse sono state registrate soltanto nei paesi nordici.

Fiducia nei governi nazionali

A livello generale, i cittadini dei paesi dell’Unione esprimono un giudizio in merito alle misure anti Covid messe in atto dai singoli governi nazionali. Da questo punto di vista, ci sono degli esempi interessanti per l’alto indice di gradimento:

  • In Austria il 77% appoggia le misure adottate dal cancelliere Sebastian Kurz. Pressoché uguale il consenso generale per il governo (74%)
  • A Malta i numeri sono impressionanti: il 73% degli intervistati esprime un giudizio “estremamente positivo”, il 2% “positivo”
  • In Germania il 68% dei tedeschi si dichiara “soddisfatto” o “molto soddisfatto” con l’operato di Angela Merkel

Più complesso è il giudizio sul governo spagnolo che mostra un indice di gradimento assai basso, come riportano i seguenti dati:

  • il 51,7% degli spagnoli vuole nuove elezioni perché sia un nuovo governo a portare fuori il paese dalla crisi
  • il 44,3% continua a sostenere il governo di Pedro Sánchez e Pablo Iglesias
  • il 50,4% è contrario all’estensione dello stato di emergenza voluto da Sanchez

Fiducia nell’Unione Europea

Unione Europea
Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, illustra la risposta economica dell’Unione all’emergenza Coronavirus

Per quanto riguarda l’Unione Europea, la fiducia nelle sue istituzioni ha subito un ulteriore colpo a causa dell’emergenza sanitaria, dividendo di fatto in due gli stati membri. I paesi che ripongono maggiore fiducia sono (in ordine crescente): Portogallo, Svezia, Lussemburgo, Lituania, Danimarca, Irlanda e Finlandia. I più delusi sono (in ordine crescente di sfiducia): Croazia, Italia, Bulgaria, Spagna, Francia, Repubblica Ceca e Grecia.

Questo rapporto mostra un dettaglio preoccupante per il futuro dell’Unione: gli stati maggiormente delusi dalla risposta delle istituzioni comunitarie sono quelli che in passato avevano manifestato un alto consenso in favore dell’integrazione europea. Con l’eccezione della Grecia, questo gruppo di paesi include anche quelli con il tasso di fiducia più contenuto nei confronti dei singoli governi nazionali.

Per quanto riguarda l’Italia, il governo riscuoterebbe la fiducia di circa il 36% degli intervistati. Sulla gestione della pandemia, l’operato del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è valutato positivo al 51% (negativo al 45%), ma solo il 36% approva la preparazione della fase due.

La pandemia ha quindi posto le basi per una crisi di credibilità politica sia a livello europeo sia a livello nazionale (pur con notevoli differenze da paese a paese). Ancora non è possibile sapere le conseguenze politiche e internazionali dell’emergenza sanitaria. Pochi giorni fa, il 9 maggio, ricorrevano i 70 anni dalla dichiarazione Schuman, il primo passo dell’integrazione europea. Era il sogno dei padri fondatori per il futuro. Confidiamo che questo sogno non si debba bruscamente interrompere.

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