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“Silvia Romano? Una neo-terrorista”. L’idiozia di Pagano e la pericolosa equazione: Islam=terrorismo2 min read

È opinione comune che non bisognerebbe mai mettersi a discutere con un idiota perché ti trascina inevitabilmente al suo livello e ti batte con l’esperienza (citazione erroneamente attribuita a Oscar Wilde). Noi, che la figura degli idioti non vogliamo farla, potremmo quindi evitare di parlarne; potremmo glissare sulla sparata di Alessandro Pagano derubricandola – a ragione – come l’uscita insensata e demenziale di un idiota e che, come tale, non nuoce a nessuno. Potremmo farlo. Ma sarebbe errore imperdonabile. Ritenere un membro della Camera dei Deputati un innocuo cazzaro, un cafone naif, un beota da strapazzo non sarebbe un insulto solo alla sua (di Pagano) intelligenza, ma anche a quella di tutti coloro che l’hanno votato e dunque insignito di carica istituzionale.

Con il classico tono arrogante e stentoreo – che ormai ci siamo abituati a sopportare nelle lunghe ore di bagarre parlamentari – e con marcato accento siciliano, il deputato leghista si profonde in un’arringa contro le misure governative che limitano la presenza di persone ad un funerale. Ma la boiata è dietro l’angolo e Pagano non ci pensa due volte a svoltarlo: sfodera un azzardato parallelo tra i funerali del poliziotto ucciso a Napoli e il rientro in patria di Silvia Romano: “Abbiamo assistito al funerale di un poliziotto a cui erano presenti solo quindici persone e nessuna carica dello Stato; quando, però, è tornata una neo-terrorista, perché questo è Al-Shabaab, sono andati ad accoglierla”. Nuntio vobis, gaudium magnum: habemus fesseria!

Secondo l’onorevole Pagano, la conversione di Silvia Romano all’Islam l’avrebbe trasformata in una terrorista: nello specifico in una terrorista appartenente al gruppo di Al-Shabaab, cioè coloro i quali l’hanno rapita. Chiaro, no? È un po’ come dire che“chi va con lo zoppo impara a zoppicare”. Se passi diciotto mesi con i terroristi e, per giunta, ti converti all’Islam non puoi che trasformarti in una potenziale attentatrice. Silvia lo è diventata per ovvia osmosi, secondo Pagano. E ringraziamo il cielo se non è scesa da quell’aereo gridando “Allah akbar!”.
“In fondo, è solo un parallelo mal riuscito, una sparata estemporanea, una battuta infelice frutto della foga del momento”, potrebbero minimizzare alcuni. Sbagliato: il buon Pagano lo stesso concetto l’aveva twittato una decina di ore prima sul suo profilo social.

 

Avremmo potuto lasciar correre, disinteressarcene (come si diceva sopra); relegarlo nello spazio che merita (cioè poco). Il problema è che Pagano parla ad un pubblico verso il quale ha séguito e all’interno del quale riscuote consensi. Parla ad una platea secondo la quale Islam significa terrorismo, velo equivale a donna schiavizzata, Corano è sinonimo di attentati. E queste deduzioni spicce, questi beceri luoghi comuni non sono francamente accettabili e tollerabili. Non è questione di buonismi o di complottismi, di dietrologie da quattro soldi o di orticanti contro-pensieri. È una questione di umanità che andrebbe preservata, soprattutto nelle parole e nel pensiero di chi – con le sue parole e il suo pensiero – ci rappresenta.

One Comment

  1. Christian Caiumi Christian Caiumi

    Gentile Davide, se lei si accoda a questa moda di propalare inesattezze continue, non se ne uscirà mai, e ogni confutazione di qualunque dichiarazione risulterà a sua volta eccepibile e debole.
    Quando lei dice che L’Onorevole Pagano aveva “twittato lo stesso concetto poche ore prima”, dice una cosa falsa, che non rende un servizio nè a Silvia Romano nè alla verità.
    Nella nota sui social da lei stesso pubblicata non si parla affatto di Silvia Romano come “neoterrorista” o altre cose simili. Perchè quindi lei argomenta dicendo che “Pagano conferma ciò che ha detto in aula”, quando palesemente non è così?
    Le parole di Pagano in aula sono sufficienti, e il suo tweet NON CONFERMA quelle parole, mettendo l’accento su altri aspetti.
    Quanto al fatto che l’Islam non vada associato automaticamente al terrorismo e che il Corano non sia sinonimo di attentati è cosa ovvia, tuttavia il modo in cui lei si esprime veicola una ulteriore e fuorviante semplificazione: l’islam è una religione per sua stessa nascita e sviluppo fortemente militante, molto più di quella cristiana, rispetto alla quale è meno dogmatica, ad esempio, oltre al fatto che le sure del Corano non rispettano il principio di non contraddizione, tipico delle filosofie europee e quindi possono essere interpretate a piacimento.
    E’ un fatto che nell’Islam la donna abbia un ruolo storicamente subordinato, questo è evidentemente innegabile, e nulla ha a che fare con i presunti “automatismi” di cui lei parla, ma deve essere tenuto in considerazione nel fare una seria discussione sulla religione islamica.
    Io purtroppo in Italia, in particolare da parte della Sinistra, vedo ancora il “diritto” intoccato di dire peste e corna della religione cattolica, cosa sulla quale sono in larga misura d’accordo, mentre vedo da parte degli stessi una levata di scudi ideologica e assurda rispetto ad ogni critica alla religione islamica, che mi vede parimenti d’accordo, trovando io entrambe le confessioni largamente criticabili.

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