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OMS tra fondi mancanti e sogni da realizzare2 min read

OMS e i fondi mancanti:

L’OMS spesso negli anni si è trovata a dover fare i conti con una carenza di fondi non indifferente, un problema che ha reso impossibile realizzare tutte le mission che venivano programmate anno dopo anno. Un controsenso se si pensa che nel 2015  durante la 68esima Assemblea mondiale della Sanità il nuovo piano d’azione dell’Organizzazione prevedeva un rinnovamento anche in termini economici. Un nuovo inizio, che guardava con determinazione ad un futuro ecosostenibile e parallelamente sperava di avere la disponibilità economica necessaria per poterlo realizzare. Una ripresa dopo l’epidemia dell’Ebola da cui l’OMS era uscita malridotta (ve ne parliamo qui), un riscatto. Migliorare e attrezzarsi per non farsi mai più trovare impreparati, ma alla fine farlo con quel che si ha. Perché i fondi scarseggiano e gli stati faticano a concedere più. Margharet Chan nel 2015 chiedeva il 5% in più sui contributi obbligatori e si accontentava, non comunque senza fatica per ottenerlo, dell’8% in più sui contributi volontari. Il primo passo nel nuovo mondo dell’Oms era già parso troppo incerto, speranze disattese e troppe idee da voler realizzare.

L’OMS sogna troppo in grande?

Parrebbe di sì. Soprattutto se si pensa che nel piano strategico per migliorare la salute del mondo e di chi lo abita c’era anche una serie di azioni da attuare con l’arrivo della “prossima pandemia”. Che poi è stata prossima davvero. Perché l’OMS l’aveva già prevista, e nel 2019 si parlava dell’importanza di un giusto monitoraggio durante la stagione delle influenze. Nel 2019 si iniziava a poggiare basi che si sarebbero rivelate troppo deboli l’anno successivo.

Ma accanto anche tante altre azioni fondamentali, come garantire una copertura sanitaria a chi ancora fatica ad averla. E poi istruire ulteriormente la popolazione mondiale sull’importanza dell’attività fisica e delle buone abitudini a tavola, perché ancora troppe persone perdono la vita per colpa del fumo, dell’alcol e dell’inquinamento atmosferico. E ormai sembra così scontato che quasi non se ne parla più. Ma l’OMS ragiona in quei termini e ribadisce anche la necessità di riforme in ambito industriale, perché l’aria che si respira è ormai senza ombra dubbio un pericolo concreto per la salute. E quindi accanto alla sfida più difficile, quella che stiamo vivendo in questi mesi, si continua a pensare al futuro e alla miriade di situazioni da risolvere. Questa volta in tempo, si spera.

 

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