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Fase 2: aperitivi e code ai McDonald’s. Ma non dovevamo essere migliori?3 min read

E pensare che qualcuno ci ha davvero creduto. In tanti l’hanno sventolato impettiti come vessillo protesto verso un futuro idealizzato; qualche sognatore (bontà sua) l’ha addirittura impresso su un lenzuolo e appeso al balcone preferendolo ai più classici “Tutto andrà bene” o “Ce la faremo”. Eppure, fin dalle prime apparizioni sulle agorà digitali e mediatiche, quel leit-motiv – così apparentemente innocuo ed ingenuo – è suonato tremendamente stonato e smielatamente retorico. “Poi saremo migliori” è frase utopica che dovrebbe essere pronunciata sottovoce, appena bisbigliata in punta di labbra, non ostentata come slogan rivoluzionario. “Poi saremo migliori” non ha sapore di certezza o di futuro alle porte (come il più modesto “Tutto andrà bene”); è una speranza sottesa, è una presuntuosa supposizione, ben lontana dalla realtà dei fatti – che tutto andrà bene (prima o poi) è inevitabile, che saremo migliori è un’aspirazione, un desiderio -. “Poi saremo migliori” implica operazioni complesse di riflessione e rifiuto di ciò che eravamo prima; richiede tempo di discernimento e occhi nuovi per affrontare il ritorno alla vita. Siamo davvero sicuri che ne saremo dotati?
La risposta mi pare molto semplice: evidentemente no. E non si tratta di essere cinici o disincantati, né di sottoscrivere a priori le parole profetiche di Francesco Guccini (che raramente interviene pubblicamente ma, quando lo fa, difficilmente dice sciocchezze): «E’ nella natura umana il dimenticarsi presto delle tragedie passate per riprendere la vita di sempre» ha sentenziato il cantautore. Il fatto che il mondo e i nostri stili di vita cambieranno dopo il Coronavirus non implica affatto che anche noi cambieremo, men che meno che cambieremo in meglio.

McDrive, flash mob, aperitivi e liquami: anche per la Fase 2 non cambiamo mai

Fase 2, lunghe code ai McDrive da Nord a Sud

Lunghe code ai McDrive in molte zone d'Italia. Uno dei primi effetti dell'allentamento delle misure restrittive con l'avvio della fase 2

Pubblicato da Local Team su Martedì 5 maggio 2020

 

Sono bastati quattro giorni della tanto agognata Fase 2 per far crollare gli esili castelli di sabbia di chi auspicava un cambio radicale del genere umano. In meno di un amen ci siamo ritrovati a commentare scene di ordinaria cafonaggine e inciviltà alle quali eravamo tanto abituati “prima” del Covid-19. A Milano, in zona Porta Venezia, una ventina di ragazzi ha inscenato una sorta di flash mob estemporaneo, ballando e cantando in mezzo alla strada e scatenando le solite reazioni polemiche del web (e poco importa se il fatto sia accaduto prima o dopo il 4 maggio). In diverse province italiane i McDrive sono stati letteralmente presi d’assalto nell’immediato post-lockdown: centinaia di automobilisti si sono diligentemente incolonnati alle porte del noto fast-food e hanno atteso per ore il loro turno e il loro cheeseburger. Dopo poche ore dalla riapertura parziale di lunedì le acque del fiume Sarno e del litorale campano sono tornate a vestirsi di una patina nero-liquame, figlia degli sversamenti delle aziende circostanti. Sono sempre di questi giorni le immagini dei Navigli milanesi in orario happy hour stracolmi di giovani e meno giovani che non possono più rinunciare a quel laico rituale radical chic dell’aperitivo.

 

Ci siamo raccontati che avremmo imparato la lezione, ci siamo riempiti la bocca di slogan patinati e leziosi mentre con le mani facevamo strani gesti di scongiuro pur di non essere toccati dal virus. Come un fioretto, ci siamo ripromessi di “essere migliori”, denunciando a gran voce le storture e le abiezioni del “prima”. La realtà è che non vedevamo l’ora di ricominciare esattamente come due mesi fa. Né meglio né peggio. Benvenuta Fase 2

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