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Secondo l’indagine Fipe, solo il 2% dei ristoratori ha avuto prestiti1 min read

Last updated on 10 Maggio, 2020

Su 100 ristoratori solo 2 ottengono il finanziamento. Lo rivela un’indagine condotta dalla Fipe, Federazione Italiana Pubblici Esercizi. I dati, impietosi, sono stati comunicati ieri in un’audizione alle Commissioni Finanza e Attività Produttive della Camera, dal direttore della Federazione, Roberto Calugi, nell’ambito della discussione sul Decreto Liquidità.

“Il 44% delle imprese lamenta difficoltà nella presentazione della domanda, il 53% ha dovuto produrre maggiore documentazione alla banca e il 98,6% delle imprese non ha ancora ricevuto l’erogazione. Significativo il fatto che di questo 98,6%, che non ha ancora ricevuto alcun finanziamento, la banca dica al 36,3% che lo riceverà fra almeno 4 settimane, mentre ad un altro 27,4% non prima di altre 3.”

ristoratori

L’indagine parla chiaramente, il sistema non funziona, ribadisce Calugi (Direttore generale FIPE):

“È evidente che puntare tutto sul credito garantito dallo Stato utilizzando il canale bancario, anch’esso sotto stress non abbia funzionato”. Non a caso il premier Conte pur di far erogare liquidità alle imprese, che hanno urgente bisogno, è dovuto intervenire rivolgensodi alle banche e chidendo loro un caritatevole “atto d’amore”.

La ristorazione è ferma da quasi due mesi e lo sarà ancora per tutto il mese di maggio. Lo slittamento delle riaperture danneggia ulteriormente la situazione. Le decisioni fin qui prese gravano su un comparto che nel 2019 ha registrato un giro di affari vicino ai 90 miliardi di euro, con oltre 300.000 imprese attive ed un milione e duecentomila addetti occupati.

RISTORATORI

La crisi non si sana da sola o con un “atto d’amore”. Servono soldi veri. Liquidità immediata o il treno in corsa della desertificazione economica non si bloccherà mai. Lo schianto sarà devastante. L’intera Italia pagherà con conseguenze devastanti sul sistema produttivo . Il decreto liquidità è un salva-banche. Le uniche ad essere tutelate sono, come al solito, le banche.

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