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I Galleristi italiani chiedono l’aiuto del Mibact contro il coronavirus2 min read

Last updated on 8 Maggio, 2020

Negli scorsi giorni, l’Associazione Nazionale Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, unica rappresentante nazionale della categoria dei Galleristi, ha deciso di scrivere una lettera al Ministro per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini. Un appello, quello lanciato dal presidente Mauro Stefanini e dal Consiglio direttivo dell’Angamc, per sollecitare l’apertura di un immediato dialogo e di strategie concrete per far ripartire l’ennesimo settore duramente colpito dal coronavirus.

La chiusura prolungata degli spazi espositivi e la sospensione di eventi artistici e vernissage hanno causato ad un mercato che, oltre a contare circa 500 gallerie d’arte, organizza ogni anno 5.000 mostre private, offrendo 10.000 posti di lavoro ad artisti, curatori, restauratori e trasportatori specializzati. Una serie di investimenti che, creando un volume d’affari pari a centinaia di milioni di euro, attira nel nostro paese milioni di turisti, offrendo un contributo economico fondamentale per centinaia di albergatori, ristoratori e lavoratori del settore fieristico di tutt’Italia.

Nella lettera, Stefanini chiede al Mibact una serie di richieste lanciate ben prima della pandemia, quando il problema dell’eccessivo carico di tasse e burocrazia presenti nel nostro paese rappresentava già un grande ostacolo per l’economia e il commercio delle belle arti.

«Il mercato dell’arte – scrive il presidente dell’Angamc – è un mercato globale e competitivo in cui l’Italia, dall’enorme potenziale, non sfrutta al meglio le proprie possibilità limitando il proprio peso a una quota marginale. La cultura, e in particolare l’arte con il suo mercato, sono settori produttivi che attualmente non svolgono appieno il proprio ruolo economico poiché limitate da norme restrittive e anacronistiche rispetto agli stessi settori in mercati esteri dove queste hanno un ruolo trainante».

«La maggior parte delle gallerie d’arte – continua Stefanini – sono piccole imprese con lavoratori dipendenti e reti di artisti che fanno affidamento esclusivamente su ricavi generati dalle vendite delle gallerie stesse. L’inattività di questo periodo e la conseguente perdita di entrate renderanno sempre più difficile per queste gallerie supportare i loro dipendenti e i loro artisti. Se non sarà intrapresa alcuna azione queste attività non sopravvivranno e molti artisti rimarranno privi di supporto mettendo così a rischio il loro contributo culturale, sociale ed economico di cui le gallerie sono portatrici».

La posticipazione e l’annullamento delle principali manifestazioni fieristiche, sia nazionali che internazionali, oltre a creare una preoccupazione diffusa tra i vari operatori del settore, creerebbe, senza misure immediate ed efficaci, danni irreparabili al vivace settore delle gallerie d’arte. Ambienti dentro i quali si genera ogni anno circa il l 70% dell’intero fatturato prodotto dal mondo artistico contemporaneo. Danni, pari a milioni di euro, che si andrebbero ad aggiungere ai disastri che l’arrivo del Covid-19 ha già creato in praticamente ogni comparto economico mondiale.

 

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