Press "Enter" to skip to content

#Poivorrei tornare all’Università, l’urlo degli studenti4 min read

Last updated on 10 Maggio, 2020

Essere studenti al tempo del Coronavirus non è semplice. Ancora di più quando sei un universitario, una di quelle categorie sociali che vengono date per scontate e che il presidente Conte cita poco nei suoi discorsi. Non andiamo alla scuola dell’obbligo, è stata una nostra scelta sederci nuovamente in aula all’università e fare esami per realizzare i nostri sogni. Ma anche per noi tutto ha un prezzo.

Università, ripartiamo dall’inizio

Università

Fin da subito gli atenei si sono chiesti che fare e le scelte erano veramente poche: sospendere tutto o andare avanti. Alla fine si è scelto di continuare, di non abbandonare per mesi gli studenti, quando il Governo sembrava quasi dimenticarsi di loro. E come? Riorganizzandosi, in tempi record, e proponendo per la prima volta esami online, da casa, sia scritti che orali. La sfida era duplice: da una parte dare una risposta tempestiva agli studenti, dall’altra garantire la serietà e la correttezza degli esami affinché non si trasformassero in una farsa. Tutti noi abbiamo provato le più disparate app: Skype, Zoom, Microsoft Teams, Collaborate e così via, ma la sostanza non cambia: tutti gli studenti universitari italiani dovevano (e devono ancora) stare davanti a un pc, una webcam e una connessione internet stabile per svolgere un esame universitario da casa o semplicemente seguire le lezioni, con regole tassative di presenza dalle 9 alle 19. E non importa se avrai gli occhi rossi per lo schermo, sentirai brusii, echi o avrai il Wi-fi ballerino. Per il Governo tu sei in classe ed è tutto normale, puoi andare avanti così. Ma non è stato facile, caro Governo, rinunciare alla cosa più banale, ma anche quella più essenziale per lo studio: la presenza. Ci hanno  sempre bacchettato per essere una generazione tutta digitale, sempre attaccati al telefonino o al pc, per essere smart e amare tanto i nostri social e ci siamo sorbiti filippiche sull’importanza della realtà sul virtuale. E vi abbiamo creduti, ma adesso sembra che nessuno creda più a noi, quando gridiamo di volere delle risposte su quando potremo rivedere le facce dei nostri colleghi e professori.

Uno sguardo alla Fase 2

Università

Il 21 aprile i componenti del Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari hanno deciso di scrivere una lettera a cuore aperto al ministro dell’Università e della Ricerca, Gaetano Manfredi, perché c’è bisogno di risposte: “Il nostro Paese sta affrontando un’emergenza mai vista fino ad oggi dai tempi del secondo dopoguerra: tutti i settori ne stanno risentendo, da quello sanitario a quello economico, fino a quello dell’istruzione.

E’ innegabile la Sua assenza, Ministro Manfredi, in pubbliche dichiarazioni volte a rassicurare la comunità accademica (studenti, docenti e personale tecnico amministrativo) e del Suo Ministero nell’adottare misure concrete e omogenee alla luce di questa emergenza. Fino ad oggi ogni Ateneo ha deciso, nel rispetto dell’autonomia affidatagli, proprie modalità per gli esami di profitto che hanno prodotto una disomogeneità nelle misure adottate da Nord a Sud con risultati diversi sulla popolazione studentesca. Chiediamo una chiara presa di posizione su quello che è lo stato di avanzamento e le proposte circa la digitalizzazione e la dematerializzazione per le nostre università. Attualmente, numerosi sono gli studenti che non hanno a disposizione un computer o un tablet con una connessione internet efficiente per seguire le lezioni a distanza e/o svolgere esami di profitto. Ulteriori difficoltà si presentano per la proficua preparazione degli esami di profitto in quanto, molti studenti sono sprovvisti dei libri di testo“.

Nonostante tutto, sembra che qualcosa si stia muovendo: dal 4 maggio potranno essere svolte sessioni d’esame e sessioni di laurea in presenza “a condizione che si riduca al massimo il rischio di prossimità e di aggregazione”, secondo le norme indicate dal Dpcm del 26 aprile 2020 e si potrà tornare nei laboratori e nelle biblioteche. Questo consentirà ai ragazzi di poter fare le proprie attività di testi e di laboratorio obbligatori e progressivamente per luglio avremo anche discussioni di tesi in aula, esami in presenza e, come afferma Manfredi: “Questo significa tornare progressivamente alla normalità”.

Caro Governo, noi resistiamo e vogliamo credere che cercherai di restituirci la nostre abitudini, che potremo tornare a camminare per i corridoi delle nostre università, che potremo prendere la pausa caffè con i nostri compagni e che potremo ancora laurearci con il Presidente di commissione che ci stringe la mano e con i nostri ‘congiunti’ che ci festeggiano nei chiostri degli atenei. Ma prima di questo traguardo, non devi dimenticarti che il Ministero deve impegnarsi con altre misure economiche importanti, volte a estendere le tutele già previste per i gradi inferiori di istruzione, come una deroga al diritto d’autore che lascerebbe spazio ad una totale digitalizzazione dei libri di testo altrimenti impossibile oltre il 15%, come l’abbassamento delle rete universitarie perché le nostre famiglie sono in cassa integrazione e non sappiamo come chiedergli di mantenerci ancora all’università, come una programmazione precisa ad evitare numerose richieste di rinunce agli studi e come un’attenzione specifica per gli studenti fuorisede che non riescono a mantenersi da soli tra affitti e bollette, ma vogliono comunque aspettare che qualcuno li ascolti. Caro Governo, siamo qui.

 

 

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!