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Matteo², la commedia all’italiana è in Parlamento3 min read

Mentre là fuori, in migliaia di case e di camere ospedaliere, si consuma il silenzioso dramma di un Paese piegato dall’agghiacciante democraticità di un virus che non guarda in faccia a nessuno, c’è un posto ovattato e immunizzato dove la tragedia si converte in commedia, dove il silenzio surreale delle strade vuote lascia il posto all’assordante baraonda delle puerili polemiche. Dove gli assembramenti sono consentiti pur di fare numero e inscenare un campanilista clima da stadio, fra strilli e mugugni. Un posto sospeso tra il ridicolo e il pittoresco, ben lontano dalla spietata quotidianità di un Paese che soffre.

Nella giornata di giovedì in Parlamento si sono consumate scene tragicomiche già di per sé inaccettabili in tempi “normali”, figurarsi ora che il buon senso dovrebbe mitigare le azioni e le parole avventate e tracotanti di certi politicanti. Invece, ci troviamo ad assistere al teatrino di Salvini e della sua schiera di adepti che nella notte tra mercoledì e giovedì occupano ad oltranza gli scranni del Parlamento per “protesta” verso le decisioni del premier Conte. Con tanto di diretta Facebook e Instagram (perché se non fai una diretta in questo periodo non sei nessuno), e con tanto di destrorsa mascherina nera che ricorda periodi storici ben più luttuosi, il leader verde ha voluto giustificare la sua presenza e quella dei 74 deputati e senatori leghisti in Parlamento: “Per tre giorni abbiamo portato la voce del popolo italiano nel palazzo mentre i nostri colleghi sono a casa con le loro famiglie”. Salvini rivendica una Fase 2 più spinta, professa l’ostracismo a oltranza “finché non ci saranno risposte per i cittadini”.

Comincia la nostra notte in Senato, senza disturbare nessuno ma determinati a far sentire la Vostra voce e a far valere i Vostri diritti. #torniamoliberi

Pubblicato da Matteo Salvini su Mercoledì 29 aprile 2020

Come se non bastasse la folkloristica sceneggiata leghista, ci si mette pure l’altro Matteo a dare spettacolo e ad arringare l’aula con parole sconcertanti. Lancia un ultimatum a Conte, minaccia la rottura e l’abbandono della nave, Renzi, che ingenuamente scivola sulla classica buccia di banana e il tonfo fa più rumore del resto del suo discorso. “Noi (di Italia Viva, ndr) non siamo dalla parte del Coronavirus quando diciamo di riaprire – sottolinea impettito -: pensiamo di onorare quella gente di Bergamo e di Brescia che non c’è più e che ci avrebbe detto, se avesse potuto parlare, ‘Ripartite anche per noi’ ”. Con annesso applauso adulante dei colleghi di partito. E giù critiche, e giù polemiche sia da destra che da sinistra, sia dagli amici (che non si sa bene quali siano) che dai nemici. “I morti non si toccano, i morti vanno onorati, i morti vanno compianti”. Banalità che, evidentemente, ogni tanto è bene ricordare.

 

Le solite contese sterili della nostra classe politica. Le solite banderuole che hanno bisogno del vento della polemica per continuare a sventolare. Il rispetto andrebbe ad una nazione e ad un popolo che soffre silenziosamente il suo dramma quotidiano, al netto delle diatribe e delle baraonde partitiche. Ogni tanto un po’ di silenzio (e di buon senso) in più non guasterebbe.

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