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Coronavirus, i settori più colpiti a livello economico: oggi parliamo dell’NBA4 min read

Uno dei settori americani più conosciuti in tutto il mondo, oltre che apprezzato, è quello dell’NBA. Per la prima volta ci troviamo a parlare di sport in questo momento di emergenza, in quanto mai è successo che questi si fermasse. Pensate che neanche durante la seconda guerra mondiale fu previsto un blocco in America per il basket. Parliamo di NBA, poiché, come per tutti gli altri settori americani, anche questo sta subendo un grosso rallentamento e una grave perdita economica. Si pensi che il basket in America costituisce il 2% del pil, ovvero più di 10 miliardi di euro annui, divisi tra squadre, giocatori, staff, turismo, biglietterie, steward, sponsor, ristorazione, diritti televisivi e migliaia di altri posti di lavoro.

Qualsiasi riduzione delle cosiddette BRI (Basketball-Related Income, ovvero tutte le entrate finanziarie generate dalla NBA: biglietti, diritti di trasmissione — tv, web, etc. — sponsorizzazioni, merchandising) influenzerà in ogni caso il dato relativo a salary cap (il tetto salariale o tetto degli ingaggi: la somma massima di denaro che una società può spendere complessivamente, per ogni stagione, per gli ingaggi della propria rosa sportiva) e luxury tax ( tassa che le società dell’NBA devono pagare in caso di superamento dei 123 milioni di euro per i contratti stagionali)per la stagione 2020-21.

Il BRI include qualsiasi reddito generato dalle attività sportive incassato da NBA, NBA Properties, NBA Media Ventures e da altre società collegate alla casa madre. Al suo interno sono conteggiati anche i ricavi provenienti da attività commerciali nelle quali la Lega, una sua entità o una sua franchigia hanno una partecipazione azionaria superiore al 50%

Una prima stima ha quantificato in 1 miliardo di dollari di BRI le perdite derivanti dal fatto di dover disputare tutte le gare a porte chiuse fino al termine della regular season. Si parla di partite giocate senza pubblico. Il dato sarebbe inevitabilmente destinato a lievitare se le partite dovessero essere cancellate. Inoltre, il BRI non comprende i numeri legati alla ristorazione. Per tutti i lavoratori del settore la ricaduta potrebbe purtroppo essere molto pesante.

Le previsioni relative al dato del salary cap per la prossima stagione parlavano già di una riduzione da 116 a 115 milioni di dollari a causa della “crisi cinese” innescata dalle dichiarazioni via Twitter del general manager dei Rockets, Daryl Morey.

Tornando sul tema giocatori, già molti di essi stanno riscontrando una grave perdita economica. Per vederci chiaro sul mondo dell’NBA, abbiamo pensato di collaborare nelle ricerche sulle perdite economiche con un’altra pagina di informazione, prettamente sportiva: Beairball
Grazie alla redazione italiana che si occupa esclusivamente di Bakest, siamo risaliti ad un’intervista a CJ McCollum, vicepresidente della National Basketball Players Association, cioè l’Associazione Giocatori.
“Penso che molti giocatori soffriranno di questa situazione, specialmente i giocatori che ricevono il minimo salariale o che non sono stati in grado di gestire il budget correttamente.  Magari hanno prestato i soldi o finanziano la famiglia. O magari supportano molte persone e ora vi è lo stop del lavoro per noi e per molti in America”.

CJ McCollum ritiene, infatti, che almeno il 33% dei giocatori NBA viva “paycheck to paycheck” ossia usano la maggior parte o tutto il loro reddito mensile per coprire le spese mensili. Un’affermazione che, infatti, fa storcere un po’ il naso se si pensa che il minimo salariale di un giocatore NBA, al momento, è di 898.000 dollari l’anno – anche per i giocatori della D-League non si scende sotto 50.000 dollari – ma, a quanto pare, anche nella Lega sportiva più ricca del mondo c’è chi dovrà fare economia.

Abbiamo voluto chiedere un parere tecnico alla Redazione di Beairball in merito a queste dichiarazioni.
È reale il rischio a livello economico per i giocatori dell’NBA di avere delle grosse perdite in questo periodo e di non poter condurre una vita normale? 
Quella di CJ McCollum è infatti un’affermazione che fa storcere un po’ il naso se si pensa che il minimo salariale di un giocatore NBA, al momento, è di 898mila dollari l’anno, anche per i giocatori della D-Leauge, serie minore non si scende sotto i 50 mila dollari.

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