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Covid-19: la plasmaterapia può essere la soluzione?4 min read

Last updated on 12 Maggio, 2020

Come guarire dal Coronavirus? Questa è la domanda dell’anno. Le sperimentazioni in atto sono parecchie: c’è chi spinge per il Favipiravir, chi per il Lopinavir-Ritonavir o per il Remdesivir…la lista è lunga e le certezze mancano. La medicina è una scienza empirica e il Covid, essendo sulla Terra da pochi mesi, non concede risposte definitive. Da qualche tempo i riflettori sono puntati sulla plasmaterapia. Può essere la via giusta da percorrere? Scopriamolo insieme.

Facciamo un passo indietro: le differenze fra plasma e sangue

Per prima cosa bisogna distinguere il sangue dal plasma. Il sangue è composto da plasma (la sua parte liquida), globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Tra le sue molteplici funzioni troviamo:

  • Trasporto di sostanze all’interno del corpo
  • Difesa da agenti estranei (ad esempio: batteri o virus)
  • Riparazione di danni e ferite attraverso la coagulazione

Il plasma, dal tipico colore giallo paglierino, è composto principalmente da acqua in cui sono disciolti sali e proteine plasmatiche (tra cui le immunoglobuline). Tra i compiti principali del plasma:

  • Scambiare minerali essenziali
  • Mantenere il pH del nostro corpo

La plasmaterapia: una nuova frontiera?

Con il termine ‘plasma iperimmune’ s’intende un tipo di plasma con alto titolo di immunoglobuline e anticorpi ben sviluppati pronti a fronteggiare la malattia. Il plasma può diventare iperimmune per due ragioni differenti:

  • L’individuo ammalato ha sviluppato un alto livello di immunoglobuline.
  • Il soggetto, dopo essersi vaccinato, ha sviluppato gli anticorpi necessari per combattere il virus.

In soldoni: che cos’è la plasmaterapia? Si tratta del passaggio passivo dell’immunità da una persona guarita a una persona malata. Già in uso in epoca preantibiotica, non è una new entry in campo medico, ma bisogna accertarsi che funzioni anche per il Covid-19.

Il Dottor Massimo Franchini, ematologo e primario del centro trasfusioni dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova, considera questa terapia fondamentale:

Nelle altre due epidemie da Coronavirus, ovvero la Sars del 2002 e la Mers del 2012, è stata operata con successo; infine l’OMS ne ammette l’utilizzo nel caso di malattie gravi per cui non ci sia un trattamento farmacologico efficacie’.

Nei pazienti Covid vi è un esatto momento per ricorrere a questa cura: quando la malattia è insorta da meno di 10 giorni, sono presenti già sintomi gravi, ma non si è ancora stati intubati.

I primi trial con la plasmaterapia

I primi trattamenti con plasma iperimmune incominciano all’ASST di Mantova e coinvolgono venti pazienti. I risultati permettono di essere cautamente ottimisti, come spiega Franchini, i miglioramenti nei parametri vitali sopraggiungono ‘in poche ore o pochi giorni’.

Impossibile non citare il caso di Pamela Vincenzi. 28 anni, incinta, in gravi condizioni causate dal Covid-19. Arrivata all’Ospedale di Mantova, è stata trattata con due sacche di plasma iperimmune. Il risultato? Completa guarigione. La giovane, rientrata nella propria abitazione il 21 aprile, dichiara: ‘Il plasma mi ha fatta rinascere’.

Italia e non solo: chi prenderà parte alla sperimentazione?

In Italia le ASST lombarde hanno firmato il protocollo ‘San Matteo’ con l’obiettivo di raccogliere il plasma necessario. In pole position troviamo, giustappunto, l’Ospedale San Matteo di Pavia. Il San Gallicano e il Regina Elena di Roma sono molto interessati al progetto.

Il resto del mondo non resta a guardare. La FDA (Food and Drug Administration) ha approvato la plasmaterapia per i pazienti più gravi. L’okay di Andrew Cuomo, Governatore dello Stato di New York, ha fatto scattare una caccia al plasma nel territorio.

La Gran Bretagna non è esclusa. La National Institute for Health Research ha reso possibili i primi due trial clinici con a capo David Tappin della University of Glasgow.

Plasmaterapia: la parola alla scienza

Le sperimentazioni ormai sono incominciate. Cosa ne pensa la scienza? Cerchiamo di raccogliere qualche punto di vista a riguardo.

Luca Richeldi, Direttore della Pneumologia del Policlinico Gemelli di Roma:

La plasmaterapia è un approccio riconosciuto dalla medicina e potenzialmente efficacie. Non abbiamo, come per altre misure ancora, una risposta definitiva. È passato troppo poco tempo (…) per ora è una delle speranze aperte nel trattamento di questa malattia.

Alessandro Santin, Docente alla Yale University:

In mancanza di farmaci efficaci e con i vaccini lontani ancora 12-18 mesi, non ho alcun dubbio che questa sia l’arma più efficacie per fronteggiare l’epidemia di Covid-19.

Giuseppe De Donno, Direttore della Pneumologia dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova:

I risultati sono incoraggianti. Si sceglie questa terapia in caso di grave insufficienza respiratoria. Nella maggior parte dei casi si tratta di malati sottoposti a ventilazione meccanica non invasiva. Gli obiettivi: evitare il peggioramento delle condizioni e l’intubazione, interrompere precocemente la ventilazione non invasiva e raggiungere una stabilizzazione.

Salvatore Casari, Direttore delle Malattie Infettive dell’Ospedale Carlo Poma di Mantova:

In attesa di presidi analoghi e più tecnologici, come gli anticorpi monoclonali, il ricorso al plasma è una risorsa terapeutica molto interessante.

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