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Proteste contro il lockdown negli Stati Uniti: la povertà uccide4 min read

Last updated on 23 Aprile, 2020

In diversi Stati americani una minoranza di persone sta uscendo di casa, armata di bandiera a stelle e strisce, per protestare del fatto che non può uscire di casa. Il ragionamento non sembra essere molto lineare, eppure è appoggiato persino dal Presidente Donald Trump, che a suon di tweet dà il suo sostegno ai manifestanti. «Anche la povertà uccide» gridano gli striscioni per giustificare i raduni in opposizione al lockdown. Forse però uccide perché rende ciechi? 

Il Coronavirus negli Stati Uniti

L’America, come l’intero mondo, non se la sta passando bene con questo Coronavirus. A partire dalla città di New York, il Covid- 19 si è diffuso per buona parte degli Stati Uniti, uccidendo milioni di persone. Purtroppo però sembrerebbe che la diffusione sia ancora più grave di quello che sembra: il New York Times rivela la possibilità che il virus serpeggiasse nelle città americane già a Febbraio, facendo esplodere casi sintomatici e, i più pericolosi, casi asintomatici. Ad ogni modo, oggi gli Americani devono pagare il caro prezzo del virus ed è per questo che, intelligentemente e coscienziosamente, i cittadini si sono rinchiusi nelle proprie case, in attesa che la curva dei contagi si abbassi e che gli ospedali siano così in grado di gestire al meglio l’emergenza. 

Beh, non proprio tutti in realtà. 

Le proteste contro il lockdown

Fonte: Sky Tg24. Nella foto, un manifestante in New Hampshire.

In alcuni Stati americani sono nate manifestazioni spontanee e cortei per protestare contro il lockdown deciso dalle autorità, per contrastare, appunto, il Coronavirus. Così, fieramente, senza mascherina e senza rispettare la distanza di sicurezza, diverse persone si sono radunate ad Annapolis, nel Maryland, in città come Colombus, Ohio e San Diego, urlando «Libertà!» e sventolando striscioni che recitano: «Fear is the real virus».

È certo infatti che la pandemia sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale: confinamento significa non lavorare e per alcuni non mangiare. È quindi comprensibile che ci sia della tensione nell’aria e che la gente possa diventare feroce nel momento in cui non ha la certezza di portare il cibo in casa.

Fonte: Sky Tg24. Manifestanti chiedono la riapertura ad Annapolis, in Maryland. Lo Stato è a guida repubblicana.

Tuttavia, vedere medici e infermieri nelle loro uniformi piazzarsi al centro della strada impedendo il passaggio dei contestatori esige una giustificazione. Ed ecco che una manifestante, ci ha dato, inconsapevolmente, la risposta. In maglietta patriottica, la donna ha infatti urlato a uno dei sanitari: «Se volete il comunismo, andate in Cina», svelando così la contraddittorietà del pensiero dietro queste proteste. 

Collegare il comunismo al virus  che sta uccidendo migliaia di persone non sembrerebbe propriamente corretto, almeno per quelli che si affidano ancora alla scienza.

Infowars, informare con la paura

È evidente che siamo di fronte all’ennesima strumentalizzazione e manipolazione di cui il teorico sembra essere l’estremista di destra Alex Jones. Fondatore del sito di Infowars, per decenni, Mr Jones ha costruito il suo impero mediatico sfruttando la paura, la paranoia e la rabbia ( reale e comprensibile), come spiega il giornalista Charlie Warzel in un articolo del New York Times

La strategia di Infowars è semplice: instillare una profonda sfiducia in tutte le autorità, promuovendo al contempo una realtà alternativa seducente e cospiratoria. 

Fonte: Sky Tg24. “Rivoglio il mio lavoro”, si legge nel cartello di un manifestante in New Hampshire

Le proteste che dilagano nelle città sono quindi il risultato di una contorta strategia per poter canalizzare la preoccupazione delle decine di milioni di americani che stanno perdendo il lavoro. La carica emotiva viene così gettata non contro il governo federale di Washington, ma contro le misure adottate a livello locale. 

Chi c’è dietro le proteste?

Fonte: New York Times. A protest against Michigan’s stay-at-home order outside the State Capitol last week.Credit…Seth Herald/Reuters

A tendere i fili di questo triste spettacolo, c’è proprio il presidente Donald Trump, che spalleggia il ritorno alla normalità in tempi brevi. Gli interventi sui social del presidente mettono così in imbarazzo non solo i governatori degli Stati democratici, ma anche quelli repubblicani. 

Da una parte, Justin Greiss, attivista di Young Americans for Liberty, ha dichiarato: 

«È tempo di riaprire il Texas, è tempo di far lavorare le persone, è tempo per loro di lasciare che l’interazione volontaria e il buon senso dominino la giornata, non la forza del governo»

dall’altra, lo stesso governatore del Texas Gregg Abbot ha lasciato invariato il suo invito a rimanere a casa.

Fonte: New York Times. President Trump used Twitter on Friday to call on states to “LIBERATE” their citizens from social distancing guidelines.Credit…Doug Mills/The New York Times

Il problema centrale per gli amministratori locali di ogni colore è il fatto che la Casa Bianca non avrebbe fatto abbastanza in queste settimane per assicurare un sistema sufficientemente ampio ed affidabile di test per poter pensare ad una fase due. Ed è così che il Presidente si ritrova a rovesciare colpe e responsabilità ai governatori. 

Per fortuna, le proteste hanno coinvolto solo una minoranza della popolazione americana, il resto è a casa, come si deve. 

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