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La potenza cinese riparte o rimane ferma?3 min read

Last updated on 20 Aprile, 2020

Mentre imperversa la polemica sull’affidabilità delle comunicazioni ufficiali cinesi sull’evolversi dei contagi nel paese, che Pechino dichiara finiti da giorni (secondo la Beijing Health Commission), il governo ce la sta mettendo tutta per mostrare che l’economia cinese è ripartita. I dati ufficiali indicano una riapertura diffusa delle attività produttive, del traffico stradale, del 98% delle società quotate (secondo la China Security Regulatory Commission), dell’89% dei lavori nei grandi progetti infrastrutturali (secondo la National Development and Reform Commission).

Ma in realtà niente è ancora tornato come prima. Un report del Washington Post analizza nel dettaglio il caso di Foxconn, che è la più grande azienda produttrice di elettronica di consumo al mondo. L’azienda è una partner essenziale di Apple (ma anche di molti altri produttori), ed è determinata a rispettare le scadenze autunnali per la produzione degli iPhone di nuova generazione, anche per cercare di invertire un trend che la vede in difficoltà. Così ha implementato misure senza precedenti per garantire la sicurezza dei lavoratori e impedire una seconda epidemia.

Cinese

Riportiamo sinteticamente, con l’importante premessa che le fonti sono dipendenti anonimi che hanno parlato con i giornalisti e che Foxconn non ha rilasciato conferme:

  • l’azienda produce fino a 2 milioni di mascherine protettive al giorno, per l’uso dei suoi dipendenti (che sono circa 1 milione).
  • I dipendenti sono riuniti in gruppi di 20 persone, che devono lavorare, dormire, mangiare e viaggiare insieme per contenere l’eventuale diffusione del virus a un gruppo ristretto.
  • La febbre viene misurata ai dipendenti con frequenza giornaliera.
  • Videocamere a infrarossi controllano in tempo reale la temperatura.
  • Divisori nelle mense per impedire che i dipendenti si guardino in faccia mentre mangiano.
  • Codici QR in tutti i posti a sedere di mense e altri luoghi pubblici per tenere traccia degli spostamenti di ognuno.  Dal canto suo, Foxconn si è limitata a dichiarare che sta seguendo tutti i consigli di igiene e prevenzione, inclusi tamponi e raggi X del torace quando lo si valuta necessario.

In ogni caso, sono informazioni preziose perché tra poco tocca a noi: è importante avere un esempio pregresso – naturalmente avendo la cura di rapportarlo alla nostra cultura e alle nostre usanze – da un lato per noi, per aiutarci a capire che la lotta al coronavirus è ancora ben lontana dall’essere finita; dall’altro per aziende e istituzioni, come spunto e ispirazione per adattare le proprie sedi produttive e disegnare delle linee guida coerenti per tutti.

 

la chiusura delle frontiere cinesi agli stranieri mette a rischio la ripresa dell’operatività delle imprese estere in Cina, nel breve ma anche nel medio periodo, e in parte anche la stessa produzione cinese cui la prima è collegata. Al più quello che può riaprire è il grande settore della produzione controllata dallo Stato, che però potrà iniziare a produrre anticipando i futuri ordini, ma ha bisogno anch’esso di una domanda in rapida crescita, cosa che adesso neppure si intravede.

Nell’insieme, sarà difficile per il paese tornare a pieno ritmo in tempi brevi, contrariamente a quanto immaginato all’inizio dell’anno quando ancora si sperava che la crisi restasse confinata alla Cina o a pochi altri paesi asiatici. La ripresa a V – cioè con uno o due trimestri di forte recessione, seguita da una ripresa – oggi appare improbabile. A un primo trimestre pesantemente negativo – -9% secondo Nomura – e un secondo a crescita zero nella migliore delle ipotesi, difficilmente potrà seguire una ripresa vigorosa, se la crisi nel resto del mondo si prospetta ancora lunga.

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