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Ecco i macro settori che hanno guadagnato dall’emergenza Coronavirus4 min read

Last updated on 20 Aprile, 2020

Nell’ultima settimana sono stati pochi i settori risparmiati dal massacro nelle borse. Le vendite sui mercati finanziari hanno riguardato qualunque settore, ma ci sono alcune società e alcuni settori dell’economia che, sia pur in un contesto drammatico, potrebbero uscirne bene, se non addirittura rivitalizzati.

 

Il settore del Food deliverySettori

Le misure di prevenzione prima e quelle restrittive poi hanno avuto come prima conseguenza tangibile che moltissime persone passino la maggior parte del proprio tempo a casa. Questo dato così semplice ed evidente ha alimentato un aumento della domanda di servizi di consegna e di servizi digitali, con Deliveroo e Netflix tra le prime compagnie ad aver visto un incremento della domanda.

Un sondaggio del fornitore di servizi di pagamento Barclaycard ha registrato una crescita del 12,4% tra i servizi di intrattenimento in abbonamento come Netflix e Now TV, mentre il food delivery ha segnatouna crescita delle vendite di 8,7%.

Un dato ancora più concreto in Italia, dove dopo le 18 l’unico sistema per i ristoranti per continuare a restare aperti è quello di optare per il take away.

 Streaming

Settori

Sebbene secondo alcuni analisti questa temporanea crescita di Netflix potrebbe rivelarsi un boomerang per la società, che nel lungo periodo rischia di non veder tramutare i nuovi iscritti in abbonamenti a pagamento, il servizio di streaming potrebbe superare le aspettative nel secondo trimestre, a causa dell’impatto dell’epidemia di Coronavirus COVID-19.

In generale il trend dello streaming video è un grande business e diventa sempre più grande. Le entrate del settore dovrebbero ammontare a 25,9 miliardi di dollari quest’anno, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 4,1%, secondo Statista.

L’analista Michael Olson di Piper Sandler ha pubblicato i risultati preliminari del suo “Netflix Navigator” trimestrale e ha riscontrato una tendenza crescente nei primi due mesi del trimestre, dimostrando che Wall Street potrebbe sottovalutare seriamente il numero di consumatori che si iscrivono a Netflix.

 Prodotti per l’igiene e dispositivi sanitari

Settori

Certo, basta dare uno sguardo ai meme sui social perché il dato sia lampante: le persone sono preoccupate per il virus e di conseguenza anche per germi e batteri, o più in generale per l’igiene. Si rivolgono quindi a prodotti disinfettanti come Amuchina, Napisan, o Purell, Lysol, Clorox,per andare oltreoceano.

Così, nel mezzo della crescente minaccia da Coronavirus, tutti sono concentrati verso questo nuovo e invisibile nemico, da combattere con ogni arma: disinfettanti, mascherine, guanti. Negli Stati Uniti, Purell ha assistito a un picco della domanda senza precedenti.

Gli enti per il controllo della pubblicità in tutto il mondo hanno dovuto ricordare ad alcuni marchi, inquadrati come veri e propri dispositivi medici, che non è possibile promuovere questi prodotti come un qualunque detersivo per l’igiene, e dall’altro lato piattaforme come Amazon, eBay o Facebook hanno dovuto mettere al bando gli annunci allarmistici dei venditori di mascherine, i cui costi saliti alle stelle hanno richiesto anche un intervento dell’antitrust.

eLearning

Ne abbiamo parlato diffusamente e a più riprese anche qui su Ninja: con le scuole e Università chiuse, anche queste istituzioni hanno dovuto fare i conti in modo emergenziale con l’istruzione a distanza.

Servizi per l’eLearning, piattaforme per la creazione di classi virtuali e la condivisioni di materiali, ma anche corsi già disponibili online, come quelli di Ninja Academy, sono diventati l’alleato indispensabile per continuare a studiare e, diciamo la verità, per colmare in parte il vuoto delle giornate in casa.

Vi ricordate del calo di vendite della Birra Corona? 

La birra Corona, storico marchio di proprietà del gigante delle birre Anheuser-Busch InBev, secondo alcune fonti aveva lamentato un drastico calo delle vendite, soprattutto sul mercato cinese, a causa della assonanza del proprio brand con il virus che ha messo in ginocchio il mondo. “Per i primi due mesi del 2020 stimiamo che la diffusione del virus ha causato perdite dei ricavi per circa 285 milioni di dollari”, aveva comunicato la multinazionale, come riportato anche da La Repubblica. Numeri riportati anche dalla Cnn, secondo cui i consumatori americani sarebbero in fuga dalla bevanda a causa dell’infelice omonimia.

Tuttavia, secondo i sito di verifica delle notizie FactCheck.org, Constellation Brands, il produttore di Corona, avrebbe affermato che le sue vendite negli Stati Uniti sono aumentate nella prima parte dell’anno e la società non ha molta esposizione ai mercati internazionali, come la Cina, che hanno subito un impatto maggiore dalla malattia. Le vendite di Corona Extra sono cresciute del 5% negli Stati Uniti nell’ultimo periodo di quattro settimane, conclusosi il 16 febbraio.

La disinformazione sulla birra sarebbe stata alimentata proprio dal sondaggio secondo cui alcuni bevitori di birra avevano smesso di acquistare birra Corona a causa del COVID-19. La società che aveva condotto la survey ha poi reso noto che il 38% degli intervistati “non avrebbe acquistato Corona in nessun caso”.

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