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Completare le opere incompiute per sostenere l’economia2 min read

Last updated on 10 Maggio, 2020

L’Osservatorio dei conti pubblici italiani (CPI) ha recentemente compiuto un’attenta analisi sulle opere pubbliche incompiute gestite da enti territoriali (regioni, province e comuni). In un momento di shock economico come questo, causato dalla pandemia da Covid-19, si sostiene che rilanciare gli investimenti è un modo per sostenere la domanda aggregata. Alcuni studi indicano che ogni settimana il paese perde mezzo punto di Pil (-0,5%), cioè 10 miliardi. Un disastro epocale. Le incompiute costituiscono una fetta considerevole di investimenti per rispondere all’emergenza. Le opere pubbliche di responsabilità locale necessiterebbero però di essere affiancate dalle grandi opere di proprietà dello stato, in modo da poter essere sfruttate al meglio, favorendo sviluppo e intermodalità.

L’Anagrafe

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) pubblica ogni anno l’Anagrafe regionale delle opere incompiute. I motivi per cui non sono completate sono i più svariati: assenza di collaudo, mancato rispetto di termini contrattuali, scarsa qualità dei lavori, contenziosi, volontà politica. L’Anagrafe, oltre a riportare uno o più di questi motivi per ogni opera redige anche un vero identikit dell’appalto: localizzazione, descrizione del progetto, soggetto appaltante, costi per concludere l’opera e percentuale di avanzamento lavori.

 

I dati

I risultati del registro sono impietosi: le opere pubbliche locali incompiute in Italia sono alla fine del 2018, 517. La maggior parte al Sud e soprattutto nelle Isole, cioè Sicilia e Sardegna. La spesa totale prevista inizialmente per le opere incompiute era di 1 miliardo e 607 milioni. Le risorse mancanti invece per completare le opere ammontano complessivamente a 745 milioni di euro: una cifra non elevatissima dopo tutto. Gli investimenti sarebbero distribuiti per il 41,8% alle isole, costituendo quindi la parte più cospicua. Al Sud sarebbero dirottate il 26,8% delle risorse, mentre al Nord il 23,2% e al Centro l’8,2%. Impossibile non notare un dato che non deve confondere, incrociando i grafici: le opere incompiute al Nord ogni 100000 abitanti sono meno di una, in modo comparabile al Centro. Ma le risorse destinate al Nord sono quasi il triplo. Com’è possibile? Semplice: la popolazione settentrionale è più numerosa di quella del Centro, e dunque le incompiute sono di più nei fatti. Ecco come si spiegano le percentuali.

Fonte: Osservatorio CPI
Fonte: Osservatorio CPI

Riportiamo qui il grafico che riassume complessivamente regione per regione, il numero delle incompiute, i costi fino ad ora assunti e gli oneri futuri. Spicca il dato della Sicilia, che ha un triste primato: 154 opere pubbliche incompiute. La Sardegna, che si attesta al secondo posto con 80 opere, ne ha praticamente la metà. Infine: qualche esempio di opere pubbliche incompiute clamorose? L’autostrada Siracusa – Gela in Sicilia di proprietà del CAS e l’autostrada Asti – Cuneo in Piemonte di proprietà Gavio (nella foto in alto).

Fonte: Osservatorio CPI

 

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