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Passo falso del Mibact sui rimborsi dei biglietti acquistati on-line3 min read

È polemica sui mancati rimborsi da parte del Ministero dei Beni Culturali dei biglietti pre-acquistati on-line sia da decine di migliaia di turisti che da centinaia di tour operator nazionali ed esteri. Dopo la lodevole iniziativa del Grand Visual Tour il ministero con a capo Dario Franceschini, compie un grosso passo falso nel fronteggiare il coronavirus. Con l’arrivo del Covid-19 in Italia, e l’attuazione delle misure restrittive attuate dal Governo tramite i vari Dpcm, infatti, migliaia sono state le prenotazioni cancellate a musei ed aree archeologiche per tutto il 2020.

Tuttavia, se in tutto il resto del mondo i musei si stanno attivando per il rimborso completo dei biglietti pre-acquistati, in Italia la faccenda è ben diversa. Su siti web e piattaforme di acquisto per luoghi ed eventi di interesse culturale (mostre, teatri, concerti, ecc.) non è infatti prevista la restituzione dei soldi già versati ma l’emissione di un voucher di pari importo da spendere una volta finite le restrizioni dovute agli ovvi pericoli di contagio. I consumatori hanno diritto a questo pseudo-rimborso presentando, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore del primo decreto ministeriale (17 marzo), un’apposita istanza di rimborso al venditore, allegando il relativo titolo di acquisto. L’emissione del titolo sostituivo di rimborso verrà rilasciato dall’esercente entro altri 30 giorni.

Inoltre, le possibilità e modalità con le quali è possibile ottenere la conversione di biglietti e prenotazioni annullate in voucher sostitutivi risultano talvolta di difficile individuazione se non addirittura occultate dagli stessi operatori culturali incaricati dei rimborsi, quasi a voler scoraggiare l’utente ad effettuare tale procedura. Un danno che, come in tutti gli altri stati del mondo, oltre ad aggravare ulteriormente la già difficile situazione delle casse italiane compromesse dalla crisi sanitaria e dal fermo forzato di industrie e attività commerciali, desta non poche preoccupazioni tra gli operatori di viaggio sia italiani che internazionali.

«Considerato questo atteggiamento un gravissimo danno sia all’immagine dell’Italia all’estero, sia alle agenzie di viaggio che, non ottenendo il rimborso, rischiano il fallimento, invitiamo il Governo Italiano e nello specifico il Mibact ad attivarsi quanto prima al fine di allinearsi a tutti gli altri paesi». Queste le parole con le quali Stefano Donghi, presidente della Federazione Italiana Tour Operator Promotori Arte e Cultura, si è rivolto alle istituzioni attraverso un vero e proprio post fiume su Facebook.

Varie sono infatti le perplessità sollevate dall’amministratore di Fitopac, determinato a denunciare la delicata situazione che interessa in particolar modo il Colosseo, uno dei monumenti più visitati al mondo, i cui biglietti, avendo scadenza giornaliera, non sono rimborsabili. I danni ai tour operator che operano nelle viste all’anfiteatro romano e non solo, sono infatti incalcolabili.

Oltre alla mancanza di liquidità e alle pesanti situazioni debitorie, gli sforzi compiuti da moltissime agenzie di viaggio per rimanere a galla sono messi in crisi dall’impossibilità di prevedere la fine dell’emergenza sanitaria a livello regionale, nazionale e mondiale. Una situazione che fa piovere incertezze sull’effettiva ripresa del settore turistico e non solo. Orizzonti di indeterminatezza a cui si aggiungono la mancanza di misure e regole cautelari da adottare per controllare i flussi turistici, una volta finita la fase più nera dell’emergenza.

Oltre agli incalcolabili danni che il coronavirus ha già causato al settore culturale italiano, l’immobilismo decisionale perpetrato dal governo italiano in merito a tale questione rischia di rovinare per sempre una delle nostre risorse più preziose: quella del turismo.

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