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Italia: le scuole riaprono per ultime, ma l’Europa va avanti4 min read

Ormai il Covid-19 ha portato il Ministero dell’Istruzione italiano a una delle sue più grandi crisi interne. Dopo la conferenza di venerdì 10 aprile insieme al premier Giuseppe Conte e al ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, la ministra Azzolina non ha chiarito ancora completamente la questione della riapertura delle scuole a settembre. Anzi, si è dimostrata il più cauta possibile, anche se l’invito è molto chiaro: “Gli scienziati si sono espressi pubblicamente e la ministra si atterrà come sempre” dicono Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di Sanità, e Giovanni Rezza dell’Istituto superiore di Sanità. A breve il governo dirà, in maniera definitiva, che cosa farà dell’Anno scolastico 2019-2020.

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A sx, il premier Giuseppe Conte, a dx, la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina

Rimane la data limite del 18 maggio: se entro allora si potrà tornare in aula, allora l’anno scolastico finirà più o meno regolarmente, altrimenti sono state previste alcune misure soprattutto sulle valutazioni finali e sugli esami. L’esame di maturità consisterebbe solo in un esame orale, della durata di circa un’ora, in modalità online o in presenza, a piccoli gruppi convocati a scuola. Stesso discorso per gli studenti di terza media: se non si tornerà in sede, l’esame verrà sostituito con la valutazione finale da parte del consiglio di classe, che terrà conto anche di un elaborato dello studente “come definito dalla stessa ordinanza, con specifiche disposizioni per i candidati privatisti”.

Ecco proprio dai privatisti si iniziano a sentire delle voci contrariate: secondo il decreto approvato lunedì 6 dal consiglio dei ministri, i maturandi privatisti sono gli unici che dovranno sostenere per forza le prove di persona, nella sessione straordinaria di recupero della maturità alla fine dell’estate. Per questo alcuni privatisti hanno organizzato una petizione in cui chiedono di essere equiparati ai colleghi del secondo ciclo «e di non subire palesi discriminazioni. La vicenda è ancora in corso d’opera e in seguito ci si aspetta un discorso dedicato esclusivamente alla loro categoria.

Intanto, se da una parte la ministra spera ancora di rientrare a scuola dopo il 18 maggio, dall’altra molto negativo sulla possibilità del ritorno a scuola a fine estate è il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, che chiede finanziamenti speciali e il recupero del motore scolastico: “Quando ci sarà sicurezza per tutti, si rientrerà tutti. Non è possibile restare a scuola, il luogo per eccellenza dell’assembramento, a distanza di sicurezza e non c’è modo di garantire il distanziamento all’ingresso, all’uscita, in mensa. Noi non siamo cinesi e non abbiamo studenti cinesi capaci di una disciplina ferrea. I corridoi, i bagni, la ricreazione sono momenti di potenziale contagio. Non vedo i ragazzi in mascherina a lezione come se fossero in un reparto di Infettivologia. E poi, chi le paga le mascherine?”. Interrogativi che andranno affrontati al più presto, per evitare insurrezioni di docenti e studenti.

E in Europa che succede?

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Emmanuel Macron, Presidente francese

L’Italia cerca di galleggiare nella tempesta del Coronavirus, mentre all’interno dell’Unione Europea si fanno vere e proprie prove di ritorno alla normalità. Gradualmente, alcuni Paesi provano a mettere in piedi un piano di riapertura, partendo da attività produttive, servizi e scuole.La Francia è stata la prima a lanciare questa proposta, attraverso il discorso concitato del Presidente Macron: “A partire dall’11 maggio riapriremo progressivamente gli asili, le scuole, i collegi e i licei. È per me una priorità perché l’attuale situazione aumenta le ineguaglianze. Troppi bambini, soprattutto nei quartieri popolari e in campagna, sono privati della scuola senza avere accesso al digitale e non possono essere aiutati allo stesso modo dai genitori”. Con questa percezione si può ritenere Macron un visionario? In realtà non è l’unico ad avere intrapreso questa strada. Danimarca e Norvegia, che restano lontane dai 10mila contagi (rispettivamente 6.174 e 6.525) hanno già annunciato che la prossima settimana prevedono di riprendere la didattica nelle scuole primarie. La Germania prenderà la sua decisione proprio oggi, mercoledì 15 aprile, ma già si punta a un rientro a scaglioni, per primi i ragazzi più grandi e poi i bambini.

Anche la Spagna, annoverata tra le zone più colpite, non si vuole fermare e sta mettendo a punto il suo piano: anche in questo caso si prevede una ripartenza delle scuola differenziata, in base alla situazione nelle varie regioni, a partire da maggio.

Ogni Paese sta cercando di far ripartire la propria economia scolastica e tanti insegnanti stanno sperimentando una didattica diversa che con il digitale si può fare. Ma questa pandemia ricorda una cosa fondamentale: la rete apre tante possibilità, utili per potenziare l’apprendimento e gli ambienti di apprendimento, ma come valore aggiunto, non come surroga della presenza.

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