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Bergamo, zona rossa mancata? La Procura apre un fascicolo di indagine5 min read

«È colpa tua», «No, è colpa tua», «Facciamo così: è colpa di entrambi». Botta e risposta fra il presidente del consiglio Conte e il governatore della Lombardia Attilio Fontana sulla spinosa questione della bergamasca. Si poteva fare qualcosa di più per evitare la triste processione di carri militari davanti al cimitero lombardo? Cosa è andato storto? Ma soprattuto: di chi è la responsabilità? La Procura di Bergamo indaga per fare chiarezza sulla gestione dei primi casi di Coronavirus da parte dell’ospedale di Alzano e la mancata istituzione della zona rossa. Fonti giudiziarie confermano all’AGI quanto anticipato dal “Corriere della sera”.

Fonte: L’Eco di Bergamo. Coronavirus a Bergamo

Premesse: la situazione a Bergamo

Codogno: tutti ci ricorderemo questo paese come il primo a essere stato recintato a causa dell’emergenza Coronavirus. Al tempo sembrava già tutto surreale: le persone erano isolate lì, non potevano uscire a fare la spesa. Tutto questo, dopo che era stato accertato un caso positivo al Covid 19. In quegli stessi giorni però, stava succedendo qualcosa anche a Bergamo, ma lì, di zona rossa e autoisolamento, neanche l’ombra. Al massimo, un fuggi fuggi generale verso le seconde case. Eppure, anche lì c’era un buon motivo per allarmarsi, anzi due. Due pazienti dell’ospedale di Alzano Lombardo erano infatti risultati positivi al test per Coronavirus. Da quel giorno è passato più di un mese e un’intera generazione di nonni, e non solo, se ne è andata, lasciando un grande vuoto nei paesi della città lombarda. 

Fonte: Agi. Conte afferma di aver agito «in scienza e coscienza»

Certo, non è il momento di alzare polemiche, per ora. Il governo ritiene di «aver agito in scienza e coscienza» e se ne assume tutta la responsabilità. Lo stesso Conte afferma: «Ci sarà poi il tempo per giudicare e io non mi sottrarrò.». Questo va riconosciuto, considerando che tutti, governo per primo, si sono trovati in questo uragano di difficile gestione. 

L’indagine della Procura

Tuttavia, il cuore bergamasco di tutti i famigliari delle vittime del Covid 19 vuole giustizia. Ed è per questo che la Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo di indagine per «epidemia colposa», per la mancata istituzione della zona rossa e per la gestione dell’ospedale di Alzano Lombardo dopo la scoperta dei primi casi di contagio. Al momento però, l’accusa è contro ignoti.

I carabinieri del Nucleo antisofisticazione e sanità di Brescia, competenti anche sul territorio bergamasco, hanno acquisito una serie di documenti all’ospedale Pesenti – Fenaroli di Alzano. Tra le carte, sono apparse le cartelle cliniche dei primi pazienti Covid. I primi, appunto, delle migliaia di vittime. 

La Procura di Bergamo apre un fascicolo

 Facciamo un flashback per provare a vederci chiaro sulla vicenda. 

Flashback a Febbraio: Alzano Lombardo

Tutto è cominciato il 13 febbraio quando sono giunti presso il pronto soccorso dell’ospedale di Alzano alcuni pazienti con una strana polmonite. Erano tutti anziani con patologie pregresse, provenienti per la maggior parte dal vicino comune di Nembro. Insomma, con la Cina e i suoi pipistrelli non avevano nulla a che fare, motivo per cui non sono stati sottoposti ad alcun tampone. 

Soltanto dopo, il 22 febbraio, si è acquisita la consapevolezza che « tale criterio epidemiologico non era più da ritenersi totalmente attendibile» . Così, quella stessa notte, vengono fatte decine e decine di tamponi e vengono prese tutte le misure precauzionali del caso. Giorni tumultuosi quelli, in cui sempre di più emergeva con chiarezza che un nuovo focolaio stesse esplodendo proprio lì, in Villa di Serio, al confine fra Alzano e Nembro. Eppure ancora non era stato fatto nulla.

Il 23 febbraio arrivano i risultati dei tamponi: scatta l’allarme. Pazienti come Franco Orlandi, 83 anni, di Nembro, ricevono il risultato del test troppo tardi, qualche giorno prima di morire. Data l’emergenza, si decide di chiudere ed evacuare il pronto soccorso di Alzano.

Resterà chiuso per sole due ore. 

«Veniva infine collegialmente deciso, con gli Uffici regionali, di garantire l’operatività del pronto soccorso alla luce della riflessione che l’epidemia si sarebbe manifestata in misura tale da non poter consentire di rinunciare a tale punto assistenziale». La risposta dell’azienda ospedaliera. 

E in effetti è andata proprio così. 

 

Fonte: Ansa. Coronavirus, colonna di mezzi militari a Bergamo con feretri.

Il 26 febbraio sono già 20 i contagiati, che diventano 72 il giorno dopo, 103 quello dopo ancora. Il resto, purtroppo, già lo sappiamo. Al 3 aprile, sono risultati positivi 1895 pazienti e 479 operatori. Più di 4500 i morti.  

Dietro quei numeri però ci sono delle persone. 

Val Seriana, il conto delle vittime non torna. Il sindaco di Albino:…

Oggi: di chi è la responsabilità?

Ed è così che si arriva ad oggi, con migliaia di vittime e poca chiarezza. Si discute delle mancate chiusure dei comuni di Alzano e Nembro, quando la situazione era agli inizi, forse contenibile. Oggi siamo di fronte al rimpallo di responsabilità. «Se la Lombardia avesse voluto, avrebbe potuto fare di Alzano e Nembro zona rossa» poiché le Regioni hanno il potere di adottare ordinanze contenibili e urgenti, sostiene il Premier. Dall’altro canto, sembrerebbe che la Regione in questione avesse già fatto richiesta di istituire la zona rossa nella bergamasca il 3 marzo. Il governo poi, con il decreto dell’8 marzo ha fatto diventare rossa tutta la Lombardia, senza dunque possibilità di intervenire dal punto di vista giuridico. L’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, difende le scelte prese, affermando di aver condiviso «passo dopo passo con il governo qualunque tipo di decisione assunta.» 

Fonte: Il Fatto Quotidiano.
Responsabilità
Fonte: Avvenire.
I medici di Bergamo

 

 

 

 

 

 

In ogni caso, l’inchiesta sarà lunga, ma Bergamo e  i suoi abitanti pretendono che si dia una spiegazione a tutto questo. 

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