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Decreto scuola: ancora troppe incertezze per gli studenti italiani3 min read

Last updated on 15 Aprile, 2020

Il destino degli studenti italiani è ancora appeso a un filo. A deciderne la sorte è in primis la comunità scientifica, poi la politica. Tuttavia, la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina ha affermato: «Noi saremo più prudenti della scienza». Le sue parole sottolineano, ancora una volta, la cautela con cui si deciderà la data del ritorno a scuola, mettendo sempre al primo posto la sicurezza degli studenti e della comunità scolastica. Nel Consiglio dei Ministri del 6 aprile 2020, la ministra ha confermato le indiscrezioni che giravano da giorni.

La data spartiacque sarebbe il 18 maggio e due sarebbero i possibili scenari: qualora non si tornasse a scuola entro quella data, l’esame di terza media sarebbe cancellato, mettendo la valutazione degli studenti nelle mani del Consiglio di classe; l’esame di maturità sarebbe invece sostenuto oralmente per via telematica. Se si dovesse tornare sui banchi, invece, sarà il MIUR a preparare la prima prova per i maturandi- prevista per il 17 giugno– e alla commissione interna il compito di preparare la seconda prova. Tutto è in bilico tra se e ma, al centro della bilancia la pandemia. L’unica certezza è che, d’ora in poi, la didattica a distanza sarà obbligatoria, ma non sempre è tutto così semplice.

I dati Istat mostrano un divario digitale ancora troppo ampio

Gli studenti italiani, infatti, non hanno tutti le stesse opportunità: secondo un’indagine Istat- condotta nel biennio 2018-2019- il 12,3% dei ragazzi in età scolastica (tra i 6 e i 17 anni) non possiede un computer o un tablet in casa. Ciò implica una discontinuità della didattica, nel periodo di emergenza attuale, che colpisce ben 850mila ragazzi. Ancora una volta, però, i dati delineano un’Italia divisa a metà: al Sud, quasi il 20% dei ragazzi è sprovvisto di un computer. Anche nelle famiglie in cui i mezzi tecnologici non sono un problema, i bisogni di ogni componente potrebbero sovrapporsi: il 57% dei ragazzi deve condividere il computer con i propri familiari che si trovano a lavorare in smart working. Bassissima la percentuale dei ragazzi che vivono in famiglie in cui è disponibile almeno un computer per componente: solo il 6,1%. Assolutamente da non sottovalutare sono le competenze digitali dei ragazzi: solo uno su tre afferma di avere buone capacità digitali, per un totale di 700mila ragazzi. I dati mostrano un disagio evidente che smentisce in parte lo slogan ricorrente “Nessuno studente deve rimanere indietro”.

Le risposte dal ministero dell’Istruzione 

Ammonterebbe a 85 milioni di euro il fondo per supportare la didattica a distanza, contenuto nel Decreto Legge del 17 marzo 2020, n.18 all’art. 120 comma 2. La somma si dividerebbe tra: 70 milioni per l’acquisto di dispositivi digitali per studenti meno abbienti; 10 milioni per favorire l’utilizzo di piattaforme di e-learning e infine 5 milioni per la formazione digitale dei docenti. La ministra Azzolina ha recentemente affermato: «Abbiamo già inviato i 70 milioni di euro stanziati per l’acquisto di tablet e computer. Entro il 6 aprile saranno tutti accreditati sui conti delle scuole- e sottolinea- le risorse sono destinate a chi ne ha più bisogno». La testata Tecnica della Scuola ha svolto un’inchiesta sulla distribuzione dei fondi tra le varie regioni dello stivale. Ai primi tre posti la Lombardia (12 milioni di euro, 14% del totale), la Campania (10,6 milioni di euro, 13% del totale) e la Sicilia (9,1 milioni di euro, 11% del totale). Agli ultimi posti, invece, Umbria (1,2 milioni di euro), Basilicata (1 milione di euro) e Molise (479mila euro). Per determinare la distribuzione equa, sono stati considerati il numero degli studenti per istituto e l’indicatore Ocse Escs, ovvero l’indice dello status socio-economico-culturale di ciascuno studente. Non solo liquidità, ma anche sostegno tecnico: è prevista l’assegnazione di un contingente di 1.000 assistenti informatici per le scuole che ne hanno bisogno.

Il ministero dell’Istruzione si impegna, dunque, nel fornire sostegno economico agli istituti e alle famiglie, ma tanti sono i punti ancora irrisolti. Il primo rimane il fatidico ritorno a scuola, strettamente collegato alla curva del contagio e all’evoluzione della pandemia: un’incognita ancora irrisolvibile nel breve tempo. Il secondo, più pratico, è legato alle modalità di distribuzione dei dispositivi digitali promessi alle famiglie meno agiate. Su quest’ultimo punto, ancora nessuna comunicazione ufficiale: gli italiani chiedono maggiore chiarezza.

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