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Galeotta fu la mascherina…e chi riuscì a trovarla!5 min read

Last updated on 11 Maggio, 2020

4 aprile 2020. Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia, firma una nuova ordinanza regionale prorogata fino al 13 aprile.  In che cosa consiste? A partire da domenica 5 aprile nel territorio lombardo si potrà circolare solo e soltanto coprendosi naso e bocca con una mascherina. Ah, la mascherina. Voluta da tutti, difficilmente ottenuta. La chimera del nostro 2020.

Breve ripasso: perché utilizzare la mascherina?

Il Covid-19 si trasmette attraverso le goccioline del respiro (in gergo scientifico: droplet) emesse durante tosse e starnuti. La mascherina gioca un ruolo fondamentale: grazie alla sua capacità di filtrare i batteri, protegge noi stessi e gli altri. Al momento, potremmo definirla un bene di prima necessità. Le recenti scoperte degli scienziati del MIT, guidati da Lydia Bourouiba, rafforzano questa definizione. Pare che, un colpo di tosse o uno starnuto riescano a spingere il virus a diversi metri (7-8 metri, per essere precisi).

La triplice scelta…e non solo

Piattaforme online. Supermercati. Farmacie. Questo è il triangolo delle Bermuda preso d’assalto dagli italiani intimoriti e alla ricerca delle tanto agognate mascherine. Rintracciarle è davvero un’impresa alla Indiana Jones.

Vagando sul web, le prime a saltare all’occhio sono le classiche monouso chirurgiche. Andranno bene? Fondamentali se si è positivi al Covid-19, pressoché inutili se si vuole evitare di essere contagiati. La loro funzione è semplice, trattenere le particelle di saliva emesse, per evitare che entrino in contatto con  altri soggetti. In breve: un buon strumento di protezione per gli altri, ma non per sé stessi. Saranno così facilmente reperibili proprio per questo?

Le mascherine FFP2 e FFP3, invece, proteggono l’individuo da agenti esterni. Le prime, filtrano ben il 92% delle particelle presenti nell’aria e sono adatte a chi è esposto a un rischio medio-basso, mentre le seconde il 98%, perfette per chi affronta ogni giorno un rischio ben superiore (ad esempio, il personale sanitario). Proprio in questi due casi si è verificata una duplice problematica: una difficile reperibilità e un vorticoso incremento dei prezzi.

Di fronte a questa mancanza, l’ordinanza del 4 aprile suggerisce l’utilizzo di ‘semplici foulard e sciarpe’ come sostituto alla mascherina. L’opinione pubblica si divide. Adriana Bonifacino, responsabile dell’Unità di Diagnosi e Terapia Senologia U.O.C. Sant’Andrea di Roma, dichiara in un post su Facebook:

Io consiglio nel caso non si abbia la mascherina, una bandana di cotone che una volta tolta possa essere lavata secondo i criteri di massima igiene (…) È la superficie esterna quella che ci difende dagli altri e la sciarpa poi la portiamo a casa e la poggiamo altrove, nella borsa, la riusiamo…tutti comportamenti errati. Certo, la migliore soluzione sarebbero le mascherine con filtro, che peraltro hanno una durata limitata di 8 ore. Ma c’è una carenza nazionale di questi supporti.

Una vita in dogana

Di fronte a questa carenza di dispositivi di sicurezza, sorge spontanea una domanda: che fine hanno fatto?

L’Emilia-Romagna e le Marche ordinano milioni di materiale proveniente dalla Turchia. Il 5 marzo Erdogan lo blocca alla dogana di Ankara. Stessa sorte per la Lombardia e la già sfortunata Emilia-Romagna. Un ordine di 600.000 pezzi viene bloccato alla dogana di Mumbai. Un altro carico destinato al territorio emiliano partito dal Brasile e diretto in Thailandia viene bloccato a Bangkog, grazie all’intervento della Farnesina riesce a ripartire per poi subire uno stop definitivo a Londra.

Si fanno largo nel territorio italiano intermediari che offrono un servizio di importazione del materiale sanitario richiesto. Anche le dogane made in Italy sequestrano. È il turno di Verona, Vicenza, Trieste, Roma e Napoli e molte altre ancora. Il Commissario per l’emergenza Arcuri favorisce un accentramento del materiale sequestrato con successiva redistribuzione. Stand-by.

Il tasto play viene premuto dall’azienda Fippi di Rho, prima azienda italiana autorizzata dall’Istituto Superiore di Sanità, pronta a produrre 900mila mascherine al giorno fino al termine dell’emergenza (31 dicembre 2020). Dal 5 aprile la Protezione Civile distribuirà un milione di mascherine nel territorio lombardo.

C’è chi dice no 

Le misure restrittive introdotte dalla nuova ordinanza del 4 aprile non sono condivise a 360 gradi. Franco Locatelli, Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, è tra i primi: “Sull’uso delle mascherine non ci sono evidenze fortissime. Sappiamo che sono utili per prevenire il contagio da chi è infetto, ma la misura fondamentale è il rispetto del distanziamento sociale”.

Dello stesso avviso è Angelo Borrelli: “Mascherina obbligatoria? Io non la uso perché rispetto le distanze. È importante indossarla se non si rispettano le distanze”.  Non si può dire che il Capo della Protezione Civile e il Presidente della Regione Lombardia siano due facce della stessa medaglia.

Le parole del Sindaco di Milano Giuseppe Sala appaiono un’ottima sintesi del pensiero comunemente diffuso:

Da oggi per uscire in strada dobbiamo indossare una mascherina o, al limite, un foulard o una sciarpa. Lasciatemi dire che è un po’ disorientante ricevere questa disposizione dalla Regione Lombardia e sentire Borrelli, il capo della Protezione Civile, persona che stimo, dire ‘io non la metterò e terrò le distanze’…però io voglio rimanere a ciò che è stato detto dall’inizio e cioè le ordinanze, le direttive vanno applicate e non discusse, perciò non posso che dirvi applichiamo questa ordinanza della Regione Lombardia.

L’assenza di coesione comunicativa è ormai il leitmotiv di questo 2020. L’uniformità sembra essere messa da parte. Come può un cittadino districarsi tra pareri autorevoli ma distanti? È fondamentale mantenere una linea di pensiero comune, così da orientarci e guidarci, farci capire in maniera chiara cosa fare e cosa non. La posta in gioco è alta.

 

 

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