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Cura Italia sospende il FOIA: nel caos Covid muore in silenzio la trasparenza2 min read

C’era una volta un’informazione non completamente incentrata sul racconto della tragica epidemia che viviamo oggi. C’erano una volta comuni cittadini in grado di braccare le Amministrazioni Pubbliche, arrivando talvolta a scoprirne gli scheletri nell’armadio ben prima delle autorità preposte. C’era una volta il giornalismo, o almeno la possibilità di esercitarlo anche in questa declinazione. Ora, però, essere un “cane da guardia” non è più possibile, e pochi sembrano rendersene conto.

 

LA SOSPENSIONE DEL FOIA

Tra i numerosi provvedimenti previsti dal decreto Cura Italia, presentato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte come l’ultima speranza per salvare il Paese dal disastro ed entrato in vigore il 17 marzo 2020, è presente anche un comma che forse a molti è sfuggito: all’articolo 103 comma 1 è previsto che le PA sospendano le risposte a richieste di accesso documentate (legge 241/1990), di accesso civico e di accesso civico generalizzato fino al 31 maggio.

Questo, in altre parole, impedisce a giornalisti e liberi cittadini di mettere in pratica quanto prevede il Freedom of Information Act, conosciuto anche come FOIA. una normativa risalente al 2016 e parte del processo di crescita di trasparenza della Pubblica Amministrazione. Tale documento, di fatto,  rende la libertà di accedere alle informazioni in possesso delle pubbliche amministrazioni un diritto fondamentale del cittadino.

 

SENZA UN PERCHÉ

Non sarebbe il primo diritto fondamentale sospeso in nome dell’assoluta priorità della tutela della salute pubblica, in un momento così delicato della nostra storia. Una domanda, però, sorge spontanea: a che pro sospenderlo? Per quale ragione privare i cittadini di questo diritto proprio adesso? A livello istituzionale manca completamente una spiegazione, ma secondo Laura Carrer, responsabile FOIA dell’associazione Transparency International Italia, sono due gli elementi che hanno spinto il governo ad optare per la sospensione: il primo è la mancata digitalizzazione della PA, che impedisce ai dipendenti di svolgere buona parte delle mansioni ordinarie da casa. Una grave mancanza che ora va a incidere pesantemente sul servizio prestato ai cittadini. Il secondo, forse ancora più allarmante, è “la volontà di sospendere un diritto ritenuto di secondo piano”.

 

UNO SCENARIO CONFUSO

Il risultato è quello di “uno scenario troppo confuso, in un momento in cui servirebbe invece la massima trasparenza e chiarezza per tutti”, come ha già sottolineato Laura Carrer al Sole 24Ore. E così, in un momento di totale caos istituzionale e in cui un anomalo giro d’affari dovrà necessariamente passare tra le mani delle amministrazioni regionali, che ancora nel nostro Paese gestiscono la sanità pubblica, viene soppresso, nel più totale silenzio, un altro tassello fondamentale della nostra democrazia. Ci sarà mai la possibilità di tornare alla normalità? Tutto è reversibile, sì, ma ciò che accardà nei prossimi mesi rischia di rappresentare un torbidume su cui potrebbe essere impossibile fare luce. Se ci saranno irregolarità nel gestire i flussi di denaro per l’emergenza, mancheranno i “cani da guardia” in grado di scorpirlo. E così, nuovamente, nessuno controllerà il controllore.

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