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Emergenza Coronavirus, differenze tra Europa e Mondo2 min read

Last updated on 14 Aprile, 2020

Coronavirus: un tema che accomuna tutti i membri dell’Unione Europea, ma non solo.

La pandemia è ormai diffusa in tutto il mondo, ma la percezione del rischio è stata nettamente diversa nei vari continenti e stati.
Spesso la paura è arrivata tardi e i provvedimenti solo quando la malattia si era effettivamente già diffusa.
Vediamo come le varie aree del globo hanno percepito e affrontato l’emergenza Covid-19.

Russia

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Le decisioni di Putin sono state lente e discordanti. Putin aveva parlato di una situazione “sotto controllo” quando i casi erano fermi a 256, o almeno così sembrava. Si è dovuto ricredere quando i contagi hanno iniziato a salire.
La situazione più grave è fin da subito a Mosca quando gli infetti erano ancora 817. Il 24 marzo il sindaco della città ha espresso il dubbio che i dati fossero sbagliati e che l’emergenza fosse in realtà molto più grande di quanto sembrasse, ordinando così la chiusura di negozi e ristoranti per una settimana. Putin ha successivamente aperto una “settimana di vacanza”, che durerà fino al 5 aprile, non è previsto l’obbligo di restare in casa e non riguarda uffici pubblici, trasporti e i settori bancario e medico.
Queste misure relativamente poco importanti fanno pensare che il governo ritenga il rischio di pandemia in Russia ancora basso.

America Latina

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10mila contagi e 184 morti. La situazione è critica specialmente in Brasile ed Ecuador. Ma questo non sembra interessare ne preoccupare i governi. Bolsonaro, presidente del Brasile, ha annunciato di voler riportare tutto alla normalità per garantire il corretto andamento dell’economia, il tutto senza consultare il ministro della salute.

Stati Uniti

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Molto diverse dalle disposizioni europee sono quelle di Trump, è il 29 marzo ma sembrerebbe che il presidente americano stia ancora “valutando” se chiudere gli stati di New York e New Jersey, i più colpiti dal virus. In totale i contagi sono 116mila, con quasi 2.000 morti.

In Italia i decreti dell’8 e del 9 marzo hanno introdotto misure veramente serie e restrittive. Lo stesso avviene nei principali paesi europei quali Francia, Spagna e Germania che a loro volta hanno messo in “stand by” l’andamento della vita quotidiana di tutti oltre che dell’economia nazionale.
I paesi extraeuropei al contrario non dimostrano una grande preoccupazione, adottando misure blande e poco restrittive solo quando i contagi stavano realmente aumentando nella loro area di riferimento, nonostante nel resto del mondo la situazione si stava già aggravando da tempo.

 

 

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