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Violenza sulle donne e Covid ’19: la porta per uscirne è sempre aperta5 min read

L’altra faccia del Coronavirus: il silenzioso grido di aiuto delle donne vittime di violenza tra le mura domestiche e le risposte che si fanno sentire

Quarantena. Una parola, mille accezioni. I più ottimisti ci vedono tempo da dedicare a sé stessi e alla propria famiglia. Per molti significa perdita: del lavoro, degli affetti e della possibilità di coltivare i propri interessi. Per tutti, invece, vuol dire paura, senso di impotenza e stravolgimento della propria quotidianità. Ci sono, però, delle eccezioni. Infatti, per alcuni soggetti, la quarantena non cambia una condizione di vita che è ben radicata, ma ne riduce drasticamente le possibili vie di fuga: le donne vittime di violenza.

Per loro, spesso, casa non è rifugio – ma gabbia –, perché l’aggressore è loro coinquilino.

In condizioni normali, il lavoro o gli impegni – inventati o veritieri che siano – diventano un modo per evadere da una realtà che le opprime. L’obiettivo giornaliero è stare il maggior tempo possibile al di fuori della propria abitazione. Viene stravolto il concetto di luogo protetto: un bar, una chiesa e persino la panchina di un parco sono luoghi decisamente più sicuri del proprio tetto.

Due emergenze che viaggiano in parallelo? 

Le misure restrittive varate dal governo per il contenimento della pandemia da Covid-19 hanno contratto bruscamente le libertà individuali.

Oggi, #iorestoacasa è diventato sinonimo di senso civico, un atto di responsabilità dovuto a sé stessi e agli altri.

Tuttavia, la convivenza forzata ha portato all’acuirsi dei fenomeni di violenza domestica.

Basti pensare che sono passati a malapena tre mesi dall’inizio del 2020 e i femminicidi in Italia ammontano già a 18. Di questi, ben quattro si sono verificati nell’ultimo mese, come si evince dal rapporto pubblicato da femminicidioitalia.info. Una coincidenza? Al momento nessuno può dare una risposta a questa domanda anche perché, come ha affermato il procuratore aggiunto di Milano Maria Letizia Mannella “È ancora presto per avere dei dati certi, ma possiamo dire che le convivenze forzate con i compagni, mariti e con i figli, in questo periodo, scoraggiano le donne dal telefonare o recarsi personalmente dalle forze dell’ordine». Dai dati del Telefono Rosa emerge infatti che le telefonate, nelle prime due settimane di marzo, sono diminuite del 55,1 per cento rispetto all’anno scorso. È per questo motivo che le associazioni su scala nazionale, in questo momento più che mai, si sono attivate per ricordare alle donne più fragili che non sono sole.

“La porta per uscire dalla violenza è sempre aperta” e il numero antiviolenza 1522 è sempre attivo, come ricorda la campagna informativa sui social Liberapuoi lanciata dalla ministra alle Pari Opportunità e alla Famiglia Elena Bonetti.

La situazione in Italia

Il 2019 aveva già chiuso le sue porte con i dati allarmanti del report Questo non è amore – diffuso dalla Polizia di stato – che registrava una media di 88 vittime di violenza fisica o psicologica al giorno, ovvero una donna ogni 15 minuti. Il tempo di una pausa caffè. Di queste, 75 ci hanno rimesso la vita. Un dato che, a primo impatto, potrebbe sembrare irrilevante: l’Italia conta circa 60 milioni di abitanti, di cui poco più del 50 per cento di sesso femminile. 75 su circa 30 milioni. Irrilevante. Tuttavia, diventa meno irrisorio se si prendono in considerazioni diversi fattori. I dati sulle donne vittime di femminicidio, infatti, registrano un’età media che va dai 30 ai 40 anni. Questo vuol dire che il numero iniziale si riduce di circa un terzo. Dunque – con margini di difetto – prendiamo in considerazione 10 milioni di donne. Ancora tante – troppe – per rendere considerevole un semplice 75. Una chiave di lettura importante quando si parla di violenza di genere, però, è data anche dalla natura della relazione tra gli attori dell’omicidio. Dunque, risulta fondamentale considerare che, nel nostro paese, l’81,2 per cento dei femminicidi nel 2019 sia avvenuto all’interno del nucleo familiare. Sarebbe possibile fare tantissime altre scremature per far sembrare più significativo un numero così piccolo e – al contempo – così grande, come 75. Ma non servirebbe.

Dal rapporto “Questo non è amore” pubblicato nel 2019 dalla Polizia di Stato

Senz’alcuna ipocrisia, i dati e le statistiche sono utili per prendere consapevolezza della portata e delle dinamiche di un fenomeno nella società, ma diventano trascurabili se finalizzati alla giustificazione di un numero di vite umane spezzate. 75 è un numero gigantesco, dal momento in cui si dà un volto ad ognuna di loro. Elisa, mamma di due bambine di 3 e 6 anni; Luminita, moglie e mamma felice, morta per aver cercato di difendere Giuseppina dalla pistola del marito; Filomena, uccisa dall’ex compagno della figlia ventunenne per aver accolto in casa la sua “bambina” ormai cresciuta al termine della relazione con l’uomo che non la meritava. Come loro, tante altre.

È per evitare epiloghi come questi che, in una situazione straordinaria – nel senso stretto del termine di extra-ordinaria – quale quella in cui si trova il nostro Paese in questo momento, sono state attuate delle iniziative mirate dalle autorità e dalle associazioni competenti.

Le iniziative sul territorio nazionale 

I Centri Antiviolenza della rete D.i.Re, per esempio,  si sono organizzati per rispondere alle disposizioni emanate dal governo con l’istituzione della zona rossa a livello nazionale, in modo da non lasciare sole le donne che hanno subito violenza. Sul sito sono presenti, infatti, tutte le indicazioni necessarie per l’assistenza a livello regionale.

Ancora, la campagna #Nontilasciamosola, lanciata sui social dai Centri Antiviolenza del Sud che hanno potenziato le loro attività di ascolto e intervento. L’iniziativa è promossa dalla Fondazione Con il Sud insieme ai 9 progetti contro la violenza di genere sostenuti dal 2017 con il “Bando Donne”, rivolto alle organizzazioni del Terzo Settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. La campagna ricorda che l’uscita per fare la spesa, per andare in farmacia o per buttare la spazzatura può rappresentare l’occasione giusta per chiedere aiuto. Per le vittime spaventate di essere scoperte, ora i numeri sono raggiungibili anche via sms o WhatsApp.

Ascolto attivo, consulenza psicologica e aiuto concreto per fronteggiare un’emergenza che si intensifica parallelamente a quella da Coronavirus. Un appello a chi è chiamato a combattere il mostro che si trova al di fuori della propria porta di casa, ma si sente impossibilitata a sconfiggere quello che vi è dentro le mura. Non siete sole.

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