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La cultura dei popoli: il mondo ai tempi del Covid 1910 min read

Last updated on 11 Aprile, 2020

Quella, che in questi giorni, il mondo sta fronteggiando è, pur con le dovute proporzioni, la peggior crisi sanitaria dai tempi della famigerata influenza spagnola che, fra il 1918 e il 1920, sterminò 50 milioni di persone. Ovviamente, senza urlare all’Apocalisse, l’arrivo del Covid-19 nelle vite di tutti noi, oltre a mandare in tilt economie, commerci e sistemi sanitari di tutti il globo, ha creato un’ondata di episodi di isteria e panico collettivo, il più delle volte del tutto ingiustificati.

Milioni di persone, mosse dal timore di finire tra gli oltre 260mila casi di contagio confermati in tutto il globo, saccheggiano ogni giorno gli scaffali di supermercati, farmacie e non solo per potersi barricare nelle proprie case adottando le precauzioni del caso, che spesso non sono nemmeno così “strettamente necessarie”.

267mila contagi e 11mila morti: queste sono le cifre alle quali, le 184 nazioni di tutto il mondo colpite dal coronavirus, cercano di porre un freno tramite l’attuazione di misure di contenimento che, con l’avanzare del contagio, stanno diventando sempre più strette. Limiti e regole che, spesso, sono stati imposti in maniera tardiva: quando, ormai, i freddi dati di vittime e contagi nella lontana Cina, si erano trasformati nella pandemia di Covid-19 che oggi tutti noi stiamo affrontando.

ITALIA

L’Italia ha ormai ampiamente superato il numero delle vittime della Cina, il paese da cui la stessa epidemia è partita. Da quando le notizie dei primi e limitati casi a Codogno e Vo’ Euganeo hanno lasciato il posto alla vera e propria emergenza sanitaria che sta colpendo la nostra nazione, sono state costanti le notizie di giornali e Tg che ritraevano migliaia e migliaia di persone invadere e depredare qualsiasi negozio disponibile, come durante un’apocalisse zombie.

Un saccheggio che, nei primi giorni, ha reso rari come le mosche d’inverno generi di prima necessità sia alimentari (pasta, lievito e farina) che medico-sanitari (disinfettanti e mascherine). Sono ormai note a tutti le interminabili file che ogni giorno si creano davanti a supermercati e farmacie di tutt’Italia.

Un sintomo che, nonostante le raccomandazioni del governo di evitare “corse agli acquisti”, ben rivela il timore degli italiani di finire tra gli oltre 19mila ricoveri ospedalieri, dei quali 3mila in terapia intensiva, che lottano tra la vita e la morte.

FRANCIA

Mentre il presidente Emmanuel Macron sguinzaglia una serie di decreti e misure sempre più restrittive, la Francia supera i 16mila contagi. Condizione che, oltra a convincere l’Assemblea nazionale a dichiarare lo stato d’emergenza sanitaria che consente di limitare le libertà individuali per due mesi e di stanziare aiuti alle imprese, ha fatto piombare l’intera nazione in un vero e proprio stato di disturbo dissociativo dell’identità.

Il quotidiano più celebre del paese, Le Figaro, ha infatti suddiviso la popolazione in sette gruppi che rispecchiano le differenti reazioni che i francesi stanno avendo: tra i più numerosi i paranoici, che davanti a un colpo di tosse o uno starnuto, magari causato da un po’ di polvere o da un’allergia si fanno subito prendere dal panico, gli igienisti che non escono di casa senza il gel igienizzante e hanno le mani arrossate perché si lavano più di quanto dovrebbero e i beffardi che invece affrontano l’emergenza con scetticismo, considerando il tutto una «follia mediatica» e il Covid-19 una semplice influenza stagionale.

Una variabile comportamentale che in alcuni casi riflette perfettamente quello che stiamo vivendo in Italia. Solo le risse per la Nutella tra le corsie dei supermarket sono un’esclusiva francese. Un’unicità che speriamo rimanga tale…

SPAGNA

Droni dotati di altoparlanti per pattugliare la capitale e intimare alle persone di restare a casa e costanti controlli da parte delle forze dell’ordine per fermare tutti coloro che contravvengono alle direttive di contenimento imposte dal governo: queste sono le misure adottate dalla Spagna, la seconda nazione europea con i numeri più allarmanti sull’emergenza pandemia.

Un risultato dovuto, anche in questo caso, alla trascuratezza con la quale il premier Pedro Sánchez, con la moglie e il ministro delle pari opportunità Bibiana Aído, hanno affrontato l’arrivo del virus nei territori spagnoli. Il maggiore focolaio presente nel territorio spagnolo è proprio Madrid: si calcola che nella capitale muoia una persona ogni 16 minuti e che cremazioni proseguano 24 ore su 24.

A ben poco son servite la reintroduzione dei controlli alla frontiera (solo cittadini spagnoli e stranieri residenti possono tornare nel paese) e la chiusura di bar, negozi e ristoranti attuate dal 16 marzo. Nella giornata di ieri, 22 marzo, la Spagna ha registrato 394 nuovi decessi per il coronavirus con un aumento del 30% in 24 ore: cifre che, se si considera che attualmente la crescita dei contagi in Italia è attorno al 13%, rendono l’idea di quanto la situazione spagnola si stia repentinamente aggravando.

GERMANIA

Anche in Germania, come in molti altri paesi dell’unione Europea, c’è stato un lungo silenzio istituzionale riguardo al fenomeno Covid-19. Una strana quiete durata fino all’11 marzo quando, la cancelliera Angela Merkel dichiarando che, “la sfida più grande per il popolo tedesco dalla seconda guerra mondiale”, contagerà il 60-70% dell’intera nazione.

Un annuncio a dir poco drammatico, a cui segue la chiusura di scuole, bar, negozi e alcune fabbriche come Volkswagen. A partire dall’annuncio del premier ogni land fa di testa propria adottando leggi diverse da regione a regione.

Un paese, che di certo non si muove verso un’unica direzione, che, come già successo in Italia e in Francia, si riversa nei supermercati di tutta la nazione, razziandone gli scaffali e litigando, in coda alla cassa, persino per la carta igienica.

Per far fronte a tale situazione Angela Merkel ha deciso di chiamare a raccolta tutti e sedici i governatori regionali per la messa in opera di un piano nazionale il più possibile unitario e dunque incisivo capace di contrastare l’emergenza sanitaria in atto.

La Germania, tuttavia, pur essendo il paese con più contagi dopo Cina, Italia, Iran e Spagna, registra pochissime vittime: motivo per il quale gli epidemiologi tedeschi litigano sulla necessità di adottare misure drastiche come quelle messe in opera da Cina e Italia.

GRAN BRETAGNA

Tutto è partito dall’idea, davvero “geniale”, promulgata dal premier Boris Johnosn, di non fermare la diffusione del Covid-19 in tutto il territorio U.K., facendo infettare il più possibile la popolazione per immunizzarla dal contagio. In questo modo si sarebbe fermato nulla e non ci sarebbe stato alcun danno all’economia.

Una strategia, secondo lo stesso Johnson, dolorosa ma necessaria, nonostante la ovvia perdita “di molte persone care”. Decisione che, tuttavia, ha subito un netto dietrofront, soprattutto dopo le previsioni di un’equipe di medici dell’Imperial College e in particolare dell’epidemiologo Neil Ferguson che, procedendo in questo modo, 250mila britannici sarebbero morti entro l’anno.

Un cambio di rotta avvenuto il 20 marzo scorso, con Johnson costretto, suo malgrado, a chiudere bar, ristoranti e pub: una scelta quasi più dolorosa che far morire migliaia di persone in terapia intensiva per lasciare aperte queste attività. «Dobbiamo sospendere l’antico diritto dei britannici nati persone libere di andare al pub. Uno strazio immenso»: queste le parole del premier.Oltre a “questo strazio” il primo ministro ha chiuso anche cinema, teatri, palestre. Una serie di misure arrivate in maniera estremamente tardiva.

Un’incoscienza politica che ben si riflette nel laissez-faire da parte delle istituzioni, del doppio concerto (14 e 15 marzo) degli Stereophonics nella loro città natale, Cardiff. Per ben due volte, infatti, la band gallese si è esibita davanti a 12mila persone (se si contano le due serate il numero sale a 24mila) stipate come sardine tra le mura della Cardiff International Arena.

PAESI BASSI

Nonostante le ordinanze imposti dal governo, nelle quali si vietano raduni di oltre 100 persone e l’apertura di scuole, cinema, teatri e ristoranti si registrano, all’interno del territorio olandese, 136 morti e 3600 contagi da coronavirus.

Tali misure restrittive che, assieme ai messaggi che le autorità hanno inviato sui cellulari di tutti cittadini esortandoli a rimanere a casa il più possibile – “Proteggete voi stessi. Insieme possiamo battere il coronavirus” – sono state bellamente ignorate dalla popolazione: durante la giornata di ieri, complice anche il bel tempo, parchi e spiagge di tutto il paese erano infatti estremamente affollati. Immagini che hanno spinto il comune di Amsterdam a chiudere i parchi e vietare l’accesso alle spiagge.

Il governo olandese ha anche deciso di chiudere per tre settimane i coffee shop di tutta la nazione. E, in queste ultime ore, stanno facendo il giro del mondo le immagini delle interminabili code di clienti fuori dai negozi di cannabis per assicurarsi una scorta prima del lockdown.

STAI UNITI

Con 25mila casi l’America è il terzo paese al mondo, dietro Italia e Cina, per numero di contagi da Covid-19. Se, nei primi giorni, la strategia del presidente Donald Trump era minimizzare, ignorare l’emergenza ora, con l’aumento spropositato di contagi e il conseguente crolli della borsa di Wall Street, la mancanza di un piano nazionale per fronteggiare l’epidemia è lampante.

La confusione, all’interno del paese è enorme, con tutti e 50 gli stati della federazione che fanno di testa propria, adottando misure e restrizioni valide solo entro i propri confini. L’unico vademecum rilasciato dalle autorità sanitarie statunitensi raccomanda di evitare posti affollati, lavorare da casa e auto-isolarsi per rallentare la diffusione del contagio.

Un disordine che rispecchia l’assurdità della corsa di milioni di cittadini americani verso i posti che amano di più: i negozi di armi. Da New York a Los Angeles da Houston a Filadelfia le armerie hanno fatto più business che mai, registrando un vertiginoso, quanto insensato, aumento delle vendite.

COREA DEL SUD

Il secondo paese asiatico, dopo la Cina, maggiormente colpito dal coronavirus è stato quello che ha saputo maggiormente nella maniera più efficace una crisi sanitaria senza precedenti. Con quasi 9000 casi accertati e solo 111 vittime l’undicesima potenza economica del mondo, è stata più volte citato come esempio virtuoso di lotta al virus, sia in Italia che all’estero.

L’esecuzione a tappeto di oltre 300mila tamponi e l’uso congiunto di strutture drive-thru che permettono di effettuare i test direttamente nella macchina delle persone e delle famose “cabine telefoniche” sono stati la chiave che hanno permesso alla nazione asiatica di contenere in maniera estremamente efficace il numero delle vittime.

COREA DEL NORD

Dall’altra delle due Coree le uniche notizie che giungono sono relative alla “completa assenza di contagi all’interno dei territori nazionali”. Possibile? Non ci è dato saperlo. Purtroppo, le uniche immagini che giungono dal paese son quelle del sorrisone di Kim Jong-un… Fate voi!

IRAN

Con oltre 23mila contagi e 1812 vittime l’Iran è, per numero di decessi, la quarta nazione più colpita del mondo più colpita dal coronavirus, dietro Italia, Cina e Spagna. Nonostante i depistaggi compiuti dalle autorità iraniane, che hanno minimizzato la diffusione del virus segnalando erroneamente il bilancio delle vittime e non attuando misure preventive, come la chiusura di siti sacri, alcune immagini satellitari hanno rivelato la drammatica situazione reale, rapidamente peggiorata dopo la risposta lenta del governo.

Il Washington Post ha dichiarato sulle sue pagine, con tanto di foto dal satellite, che nei dintorni di Qom, città di quasi 1 milione di abitanti a 140 chilometri dalla capitale Teheran, uno spazio lungo oltre 90 metri ed equivalente a due campi di calcio che fino ad ottobre appariva vuoto sarebbe stato riempito con oltre 250 cadaveri. Misure che ben riflettono la situazione di crisi nella quale il paese intero versa, ulteriormente aggravata dalle pesanti sanzioni richieste degli Stati Uniti contro la Repubblica Islamica in seguito al ritiro dall’accordo nucleare (Jcpoa).

https://www.youtube.com/watch?v=fjuWyXzKBIw

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