Press "Enter" to skip to content

Le epidemie che più ci hanno fatto tremare i polsi (e il sistema immunitario) dal ’73 a oggi5 min read

Last updated on 11 Maggio, 2020

L’arrivo del Coronavirus in Italia ci ha spiazzati. Supermercati depredati, routine mandate all’aria, aree in quarantena, questo lo scenario attuale. I media hanno intrapreso una gara all’ultimo clickbait, i virologi più celebri si contraddicono a vicenda e gli italiani non sanno più che pesci pigliare. Ciò che sta avvenendo è uno scenario mai sperimentato, no? Relativamente. L’area occidentale non è nuova alla diffusione di virus ed epidemie, proviamo a disegnare insieme un quadro generale per capirne qualcosa in più.

La paura ai tempi del colera

Tra il 20 agosto e il 12 ottobre del 1973 Campania, Puglia e Sardegna assistono al diffondersi di un’infezione diarroica: il colera. La causa è il Vibrio cholerae, batterio rintracciabile nelle cozze, nei frutti di mare e in fiumi e zone costiere. Si diffonde inizialmente attorno al delta del Gange per poi scatenare sei pandemie a livello mondiale.

Il terrore si diffonde in Italia, lo spettro del colera del 1837, 1884 e 1910-1911 danza ancora nelle menti della popolazione. Le reazioni sono violente. Le autorità provvedono iperclorinando le acque dell’acquedotto municipale e mettendo a disposizioni vaccini.

Nel caso del colera è necessario garantire la reintegrazione di liquidi e sali persi a causa di vomito e diarrea; fondamentali sono gli antibiotici quali tetracicline o ciprofloxacina.

Casi di Colera in Italia nel 1973

L’epidemia del ’73 segna la scomparsa del colera nel territorio italiano, ma ben diversa è la situazione nella restante parte del mondo: secondo l’OMS sono 47 i paesi in cui la strada per debellarlo è ancora lunga. Tra le aree da segnalare: Africa subsahariana, Sud-Est asiatico, Yemen, Haiti e alcuni Stati del Centro America.

L’Encefalopatia spongiforme bovina AKA La mucca pazza

La BSE (o Encefalopatia spongiforme bovina) è una malattia che colpisce direttamente i bovini (attraverso l’assunzione di mangimi animali), ma è trasmissibile anche all’uomo. La variante umana è strettamente interconnessa alla MCJ (malattia di Creutzfeldt-Jakob), una malattia neurodegenerativa con risvolti fatali. Bisogna sottolineare che non si tratta di un virus, ma di una proteina modificata definita ‘prione’. Il contagio umano può avvenire solo assumendo carni bovine infette, quindi è necessario verificarne la provenienza. Nel novembre del 1989 si vieta il consumo alimentare di prodotti ad alto rischio: cervello, midollo spinale e milza.

Il focolaio di massima diffusione della BSE è la Gran Bretagna, dove nel luglio 1993 vengono scoperti 100mila casi. Nel 1995 si segnala la prima vittima umana: è un diciannovenne. Nel 1996 l’Unione Europea blocca le importazioni di carne britannica.

Si tratta di una malattia per cui non si ha cura o profilassi. L’osservanza diligente delle regolamentazioni diffuse dall’UE hanno portato, però, a una diminuzione dei casi.

Casi di BSE dal 2001 al 2010

Stesso ceppo del Covid-19 ma diverso virus: la SARS

La SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) può essere considerata la prima minaccia epidemica del XXI secolo. Si tratta di una malattia che coinvolge l’apparato respiratorio (legata alla famiglia dei Coronavirus). Si diffonde nel 2002 a partire dalla provincia cinese del Guangdong per poi raggiungere Hong Kong e Hanoi. Il primo caso viene segnalato a Foshan il 16 novembre 2002.

L’OMS dichiara pubblicamente lo stato di crisi mondiale consigliando di rinunciare ai viaggi nel territorio orientale. Una soluzione ovvia, una condizione che attualmente noi stessi stiamo sperimentando in prima persona, ma ai tempi fu una decisione scioccante e mai presa prima.

Il territorio italiano affronta quattro casi, tutti importati e non locali, si tratta di un numero lieve e gestibile in parallelo alla condizione attualmente causata dal Covid-19. Il destino più nefasto è toccato al Canada, colpito in pieno volto dall’uragano SARS.

Nel maggio del 2002 il numero di casi totali è 7761 con 623 decessi, di questi se ne contano 5209 (con 282 decessi) solo in Cina. L’OMS attua misure di controllo caratterizzate da diagnosi precoci, isolamento dei possibili pazienti e divieto di viaggi nelle aree maggiormente colpite (Cina, Tianjin, Mongolia interna, Taipei e Taiwan).

Nel giugno del 2002 si segnala una decrescita dei casi: 8403 con 775 morti in 29 paesi.

L’arrivo in Occidente del virus H1N1

Per il mondo della scienza è il virus H1N1, per tutti noi è l’influenza suina. Si tratta di una malattia respiratoria inizialmente rintracciabile nei maiali e dal 2009 presente anche nel genere umano. Il primo caso viene registrato il 2 aprile 2009 in Messico.

I paesi occidentali ne subiscono gli effetti? Certamente. Gli Stati Uniti sono i primi a cadere in ginocchio, raggiungendo il 23 ottobre 2009 un milione di contagiati e un migliaio di decessi. La situazione è delicata, il numero di colpiti cresce vertiginosamente e proprio per questo Obama decreta l’emergenza nazionale.

E l’Italia? Il picco massimo di trasmissione è segnalato nel mese di novembre: 250.000 casi di influenza A/H1N1, 18 decessi (3 in Emilia Romagna, 3 in Lombardia, 1 in Sicilia, 1 in Toscana, 1 in Umbria e 9 in Campania). Il 2 dicembre si accertano 674 ricoveri di cui 353 con assistenza respiratoria e nel maggio 2010 i morti salgono a 259.

Fondamentale è la corsa ai vaccini, la Commissione Europea approva due farmaci: Focetria® (Novartis) ed il Pandemrix® (GlaxoSmithKline).

Con tutti questi numeri e date dove vogliamo andare a parare? Il Covid-19 non è il primo stato di crisi che affrontiamo e sicuramente non sarà nemmeno l’ultimo. Difficile prevedere il futuro. Ciò che è mutato nel corso degli anni non è il fattore epidemico, probabilmente in aumento data l’ampia globalizzazione, ma il libero accesso alle fonti. Ora possiamo essere costantemente aggiornati. Una lama a doppio taglio. I cittadini prendono per vera qualsiasi flash news e i media gareggiano tra di loro con un solo obiettivo: dare la notizia più drammatica guadagnando in popolarità.

Pragmaticità e obiettività. Queste le parole da tenere a mente in questo momento difficile, così da mantenere i nervi saldi e, magari, evitare di svaligiare i supermercati in preda agli isterismi.

 

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

error: Content is protected !!