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Coronavirus: turismo in crisi, quasi 2 milioni di italiani cancellano i loro viaggi1 min read

Last updated on 11 Aprile, 2020

Il coronavirus spaventa 1.830.000 italiani. Secondo un’indagine di mUp Research e Norstat, commissionata da Facile.it, gli italiani hanno annullato i viaggi programmati nei prossimi tre mesi, anche nel nostro Paese. Il 62,9% del campione di riferimento infatti avrebbe dovuto viaggiare all’interno dei confini nazionali, il 19,7% verso un paese asiatico, il 2,2% in Africa e il 15,1% in Europa.

2.530.000 italiani invece hanno deciso di cambiare destinazione. Il 14,4% aveva programmato un viaggio in Asia, il 5,1% nel continente africano e l’11,6% con destinazione europea. A modificare i piani di viaggio sono stati soprattutto i viaggiatori under 35.

Secondo quanto riferito da Assoviaggi Confesercenti, il coronavirus starebbe minacciando il settore turistico. Infatti quattro agenzie su dieci hanno ricevuto la richiesta di cambio destinazione e una su due la richiesta di cancellazione e rimborso. Da quando è scattato l’allarme, 50.000 viaggiatori hanno deciso di rinunciare al viaggio.
Le agenzie hanno registrato il 52% di cancellazioni verso il continente asiatico (20,3% per la Cina, 32% per il resto dell’Asia), il 22% verso l’Europa e il 26% verso America, Africa e altre destinazioni.
Il 48% ha previsto un rimborso inferiore ai 1.000 euro, il 37% tra i 1.000 e 5.000, mentre il 15% oltre i 5.000 euro. Ma non solo cancellazioni. Il 44% delle agenzie ha dovuto assistere i clienti modificando la destinazione di viaggio.

Una situazione che preoccupa e che richiede al governo provvedimenti mirati. L’87% delle agenzie hanno registrato un rallentamento nelle prenotazioni rispetto al 2019 e quasi il 72% ha ricevuto disdette sui preventivi già elaborati.

«Il ministro Franceschini – ha detto Gianni Rebecchi, presidente di Assoviaggi Confesercenti – ci ha confermato che porterà le nostre istanze al Consiglio dei ministri e che resterà aperto il tavolo di crisi per il turismo in modo che in caso di problemi si sia pronti a reagire».

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