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Airbnb: stretta del ministro Franceschini sugli affitti brevi3 min read

Last updated on 11 Aprile, 2020

Le località italiane restano sempre le preferite e anche gli affitti di case per le vacanze. Il 76,2% dei 71 milioni e 883 mila viaggi degli italiani ha avuto come destinazione il Bel Paese, contro il 23,8% diretti all’estero. Per il 2019 l’Istat ha registrato 411 milioni e 155 mila pernottamenti per viaggi di una durata media di 5-6 notti.

Le sistemazioni preferite per i viaggi sono stati gli alloggi privati (52,4% dei viaggi e 59,3% dei pernottamenti), soprattutto per i soggiorni trascorsi in Italia (54,2% dei viaggi e 62,1% delle notti).
Questa tipologia di pernottamento è stata scelta soprattutto per le vacanze più lunghe: in testa le abitazioni di parenti e amici, che sono le più utilizzate (33,6%, 36,6% in termini di pernottamenti), seguite da alloggi in affitto (15,2%) e abitazioni di proprietà (6,0%).

Dati Ista tursimo

Interessante è il dato che rappresenta la modalità di prenotazione del soggiorno. Nel 2019 il 58,2% degli alloggi è stato prenotato via internet. Circa il 69% delle prenotazioni avviene attraverso intermediari, il restante 31% contatta direttamente la struttura, prenotando sul sito web dell’albergo o dell’abitazione privata.

Dati Istat prenotazione alloggi

Le piattaforme online per l’affitto di case vacanze, come Airbnb, Booking e HomeAway, sono dunque diventate un vero e proprio business. Secondo quanto riportato dal Corriere, solo Airbnb ha raggiunto un giro di affari superiore ai 2 miliardi di euro (la società vale da sola l’11% del fatturato dell’ospitalità italiana, con 459 mila appartamenti in affitto), ma pochissimo entra nelle tasche dello Stato. Per questo motivo, è di pochi giorni fa la proposta del ministro ai Beni Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, che mira a tassare chi affitta casa su Airbnb.

Il disegno di legge, oltre a prevedere incentivi per le piccole attività commerciali e la revisione della tassa di soggiorno, mira a equiparare fiscalmente il privato cittadino che affitta più di tre case a una vera e propria impresa. «Il fenomeno ha portato anche un tipo di turismo interessante, a cui l’Italia non può rinunciare, ma va regolato. Non è possibile che ci sia chi finge di avere Airbnb e invece è un’attività d’impresa mascherata», ha dichiarato il ministro Franceschini.

La proposta di legge prevede anche la possibilità per i Comuni di consentire l’affitto turistico solo con il rilascio di una licenza, regolando così il numero di permessi e la durata degli affitti brevi, al fine di gestire meglio il flusso turistico nei centri storici. «Dal 2017 c’è una norma che consente di circoscrivere zone di particolare pregio storico artistico, nelle quali si può determinare quali attività vanno e quali no. Per evitare, da una parte, che nelle zone a grande densità turistica, chiudano botteghe storiche artigiane che sono una parte dell’attrattività dell’Italia per il turismo. E dall’altra che aprano solo negozi fotocopia, di souvenir e magliette di calciatori», ha ricordato il ministro.

Sotto la soglia dei tre appartamenti, il privato cittadino che affitta continuerà a godere delle regole, introdotte nel 2017, con una tassazione con cedolare secca al 21%.
La norma, già vagliata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, sarà inserita nel collegato al Turismo e potrebbe diventare legge tra giugno e settembre.

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