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La Pubblica Amministrazione paga in ritardo i privati. Arriva la condanna dalla Corte UE2 min read

La Corte di Giustizia Europea ha deciso: l’Italia è colpevole d’avere una Pubblica Amministrazione estremamente lenta. Tuttavia, non si sta parlando di una lentezza qualunque, e non c’è alcuna multa da pagare all’Europa o ad altre entità sovranazionali. L’indennizzo, infatti, l’Italia lo deve alle imprese e alle associazioni che operano per conto delle amministrazioni locali, che troppo spesso pagano con enorme ritardo i propri partner  privati.

 

Ritardi inaccettabili

Infatti, il problema è proprio questo: la lentezza nell’erogare pagamenti. Un po’per disguidi burocratici, un po’per scarsità di finanze, il tempo medio di pagamento dei privati da parte degli enti statali risulta infatti essere di 54 giorni, con il 35.7% dei pagamenti erogati in ritardo, almeno stando alle rivelazioni del 2018 del Ministero del Tesoro. E se già si tratta di un ritardo medio davvero inaccettabile, almeno rispetto ai 30 giorni di tempo massimo previsti dalla Direttiva UE sugli appalti pubblici, alcune organizzazioni denunciano ritardi anche più cospicui. L’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), ad esempio, nel proprio comunicato stampa ufficiale, parla di ritardi di fino a quattro mesi e mezzo nei pagamenti che le pubbliche amministrazioni erogano alle imprese edili, e addirittura di un insoluto che ammonterebbe ancora a 6 miliardi di euro.

 

L’inevitabile sentenza

In virtù di queste sistematiche violazioni, molti enti privati si sono rivolti alla Commissione Europea, denunciando tali irregolarità, ed è stata quest’ultima a portare il caso all’attenzione della Corte, trascinando l’Italia a processo. Lo Stato, a quel punto, ha tentato di difendersi dall’accusa, sostenendo in sostanza che la direttiva comunitaria non prevedesse puntualità da parte delle amministrazioni pubbliche, ma solo degli Stati membri. Una difesa simile, chiaramente, non aveva chance di reggere, e l’inevitabile condanna da parte della Corte è arrivata.

 

Un debito da saldare

Ora la commissione dovrà verificare se l’Italia rispetterà la sentenza. Se i ritardi persisteranno, è possibile che la Corte la condanni al pagamento di una multa. Ovviamente, quello che si augurano i cittadini italiani, creditori delle pubbliche amministrazioni in primis, è che il Belpaese preferisca spendere dei soldi a favore dei propri abitanti, piuttosto che affrontare una salata sanzione imposta da Bruxelles.

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