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Unione Europea, il notaio dello Zar Putin. Il mediterraneo alla Russia2 min read

Ripercorrendo gli ultimi momenti dell’incontro di Mosca tenutosi ieri pomeriggio, tra il capo libico al-Sarraj e il generale Haftar, la notizia che ha fatto più clamore è stata la mancata firma da parte di quest’ultimo su un accordo di ”cessate il fuoco”. Il Ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha spiegato che tale presa di posizione sarà sciolta definitivamente in questa mattinata. Se dovesse avvenire la firma, avrà vinto Putin e l’Unione Europea risulterebbe ancora una volta affossata, anche se in questo caso forse rischierebbe di perdere ogni valenza nel mediterraneo, lasciando campo aperto allo Zar del ventunesimo secolo. In questa vicenda è sembrato come l’Europa, come la stessa Italia, abbia fatto da spettatore, anzi meglio, da notaio tra le due forze libiche e la Russia.  Nel caso specifico del nostro paese è stata evidente una mancanza di presa di posizione forte sul tema risultando debole agli occhi del mondo nelle decisioni di casa nostra.  È troppo facile ironizzare sulle mosse disgiunte del premier Giuseppe Conte a Roma e di Luigi Di Maio (Ministro degli Esteri) a Tunisi, i quali, anche se parecchio impacciati nella loro prima esperienza negoziale e di diplomazia, non hanno commesso altri errori. Il grande problema potrebbe essere anche questo, quello di non aver fatto altro che invitare a colloquio prima il generale Haftar del capo riconosciuto dall’Unione Europea, al-Sarraj. L’Italia non è riuscita ad essere più rilevante perché è rimasta stranamente a guardare, come se ci fosse da parte della maggioranza quell’indifferenza che ogni cittadino ha nel momento in cui si alza dal letto la mattina. Eppure al governo è presente il Partito Democratico che nel corso degli anni ha costruito un forte rapporto con il capo di stato libico, si ricordi l’intervento di Paolo Gentiloni insieme all’ex ministro degli interni Marco Minniti (2017) per rendere più governabili le rotte dei fuggiaschi provenienti da Paesi a sud della Libia e per agevolare le relazioni petrolifere con la parte del Paese controllata dal capo del governo di Tripoli. Noi italiani siamo stati i primi ad aver riaperto un’ambasciata a Tripoli; aiutando in questo modo Sarraj a resistere all’aggressione di Haftar, sostenendolo nella ricerca di accordi con i clan tribali che nei fatti controllavano gli itinerari dei migranti.

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